La stagione di Paulo Dybala10 min di lettura

La parabola della Juventus 19/20 è coincisa, a larghi tratti, con quella di Paulo Dybala. Dopo averlo finalmente riportato ad una posizione di attaccante, Sarri è riuscito a tirare fuori il meglio dell’argentino. E la buona notizia è che può fare ancora meglio.


L’anno scorso, di questi tempi, la tifoseria juventina era divisa tra chi considerava Dybala un asset tecnico inestimabile e chi invece vedeva nel 10 argentino una pedina di scambio per portare quell’ossigeno necessario ad un bilancio poco sostenibile. L’anno scorso, di questi tempi, il sottoscritto passava in rassegna i quattro anni di Dybala alla Juventus, chiedendosi se la squadra potesse verosimilmente permettersi di rinunciare al suo contributo. A giudicare da quest’anno, la risposta a quella domanda è negativa.

Ad oggi, Paulo Dybala è il miglior goleador della Juventus da quando è tornata in Serie A: 95 gol conditi da 38 assist. In Serie A, Dybala ha segnato 68 gol (e regalato 32 assist) con la maglia bianconera. Il suo rapporto con il gol è stato oggetto di dibattiti, ma è difficile contestare che sia la cosa che gli riesce meglio. A 26 anni suonati però, ha aggiunto un’altra dimensione al suo gioco, quella di rifinitore. 

Serie A

L’analisi quantitativa delle prestazioni offensive dell’attaccante argentino ci offre lo spunto per passare in rassegna la sua stagione. Nel 2019/2020 Paulo Dybala ha messo a referto 11 gol e 6 assist in Serie A, 2 gol in Coppa Italia (e 1 assist), 1 in Supercoppa Italiana e (finora) 3 in Champions League (con 2 assist). Ed è proprio sulla Serie A, conclusa settimana scorsa e con statistiche complete a disposizione che riposa la prima parte di questo approfondimento. 

Dal grafico qui sopra, si evince abbastanza chiaramente che la stagione dell’argentino è stata in netta controtendenza rispetto al trend acquisito degli anni precedenti. Dybala non solo è tornato in doppia cifra in Serie A, ma è soprattutto tornato ad overperformare gli expected goals (8.90 gol attesi, da cui ha ricavato 11 reti). Oltretutto, con 0.41 xG ogni 90 minuti, la sua produzione di gol attesi è quasi raddoppiata rispetto all’anno scorso, quando registrava un misero 0.21 xGp90. Non si tratta dei picchi del 2015/2016, quando ne produceva 0.55 essendo uno degli uomini più avanzati e potendo contare sul supporto di altri fantasisti per risalire il campo, ma è un dato comunque rilevante e confortante.

Non solo. Dybala ha ripreso a tirare di più, e lo fa in maniera più pericolosa rispetto al recente passato. Dai grafici qui sotto si nota abbastanza facilmente come Dybala tiri più spesso (4.17 volte ogni 90 minuti di media) e prenda tiri più pericolosi rispetto al recente passato (da ogni tiro ci si aspetta circa 0.11 gol).

Come dicevamo, però, Dybala ha raggiunto la piena maturità anche in qualità di assistman. L’argentino ha sfornato 6 assist in Serie A, che non sono il suo record di 9 (ancora nella stagione 2015/2016) ma mutatis mutandis rappresentano la stessa netta inversione di tendenza, come mostra il grafico qui sotto. 

Nel caso degli Expected Assist, l’underperformance (o overperformace) non è attribuibile al giocatore che regala l’assist, bensì al giocatore chiamato poi a trasformarlo in rete. Questo indice somma infatti gli Expected Gol che seguono l’assist.

Dybala non solo ha incrementato notevolmente la mole di assist attesi (6.60) ma ha anche variato la tipologia di passaggio, contrariamente a quanto pensasse il sottoscritto. E sono ben felice di rilevare che Dybala ha sfornato assist da calcio piazzato (de Ligt contro la Fiorentina), trapassando la linea difensiva in verticale (Cristiano contro il Bayer Leverkusen), dall’esterno sinistro verso il centro dell’area (ancora Cristiano vs Bayer Leverkusen) e dialogando con i compagni nello stretto (che poi è la cosa che gli riesce meglio). Insomma, con un ventaglio di soluzioni che in pochi gli tributavano.

La buona notizia, dunque, è che Dybala ha invertito la tendenza al ribasso che ne aveva mortificate le prestazioni l’anno scorso. Tuttavia, sebbene autore di una grande stagione, non ha toccato i suoi picchi degli anni precedenti (almeno dal punto di vista quantitativo). Alla luce di queste statistiche, infatti, verrebbe da dire che la stagione di Dybala è stata sì in netta controtendenza rispetto al recente passato, ma non è stata la sua migliore di sempre con la maglia della Juventus, quantomeno per produzione offensiva. 

In realtà la percezione di una stagione eccellente riposa soprattutto sull’importanza dei suoi gol. Dybala ha segnato molti gol importanti: con l’Inter all’andata e ritorno, con il Milan, con l’Atalanta all’andata e nel derby di ritorno. Ma soprattutto, i suoi gol hanno sbloccato il risultato in ben dieci occasioni su undici. Lo ripeto: dieci dei suoi undici gol sono stati il primo dell’incontro. Questa circostanza ha certamente contribuito alla costruzione di un immaginario collettivo impressionante attorno alla sua stagione, che ha auto-alimentato la narrazione (assolutamente corretta) di leader tecnico in campo. 

Tutte le competizioni

Allargando l’orizzonte al di fuori del giardino della Serie A, l’importanza di Dybala nell’economia offensiva della Juventus cresce ancora di più. La stagione (incompleta, perché manca il ritorno con il Lione che forse giocherà e speriamo altre partite) dice che ha messo a referto 17 gol e 10 assist – con quest’ultimo che è il suo personal best in carriera, pareggiando la stagione 2014/2015 al Palermo.

Minuti, gol e assist in tutte le competizioni. Fonte: Paulo Dybala Stats, elaborazione del sottoscritto.

L’ultima colonna del grafico qui sopra mette in relazione il contributo ai gol della Juventus (quindi i suoi gol + gli assist forniti) con i minuti giocati. Più è basso il rapporto, più significativo il suo impatto. Quest’anno Dybala ha sfornato un gol o un assist ogni 108 minuti, un bottino eccellente e il suo secondo migliore da quando veste il bianconero.

Fulcro del gioco?

Se poi andiamo ad utilizzare strumenti diversi dalla produzinoe offensiva, notiamo come Dybala sia stato molto più influente sulla manovra della Juventus rispetto a quanto non facesse in passato. Nonostante abbia occupato e ricevuto il pallone in zone tendenzialmente più avanzate e più ridotte rispetto alla scorsa stagione, e nonostante Sarri lo veda come attaccante e non come trequartista, Dybala ha incrementato la sua influenza sul gioco della squadra pur prendendo palla più avanti. 

Fonte: Sofascore

Come si evince dalla tabella qui sotto, Dybala ha giocato molti più palloni corti rispetto al passato, e dato un contributo molto maggiore nel far progredire l’azione. Il dato di “progressione” descrive i metri che la squadra ha guadagnato grazie ai suoi passaggi, un dato parametrato sui 90 minuti. L’incremento rispetto agli anni scorsi è significativo.

Fonte: Paulo Dybala Stats, elaborazione del sottoscritto.

Il numero di passaggi effettuati ci dice che Dybala è molto più coinvolto nell’azione e questo aumento dei passaggi totali ben si iscrive nella tendenza generalizzata della Juventus di Sarri. I dati sulla distanza di questi passaggi, invece, ci dicono che Dybala ha appoggi più vicini e non è costretto a ricorrere a lanci lunghi per raggiungere i compagni. D’altra parte, quest’anno i cambi campo sono stati usati con il contagocce, e i rari lanci lunghi erano appannaggio della difesa.

Dybala pressa tantissimo

Il pressing quest’anno è stato un po’ la cartina tornasole dello stato di salute della Juventus. Quando la squadra è riuscita ad organizzare una pressione armoniosa ed organica, ha spesso sfoderato le migliori prestazioni. E, purtroppo, è vero anche il contrario. Dybala si è prodigato tutto l’anno in azioni di pressing (anche individuale) molto generose, situazioni nuove per l’argentino dato che la Juventus raramente era solita attaccare con costanza la costruzione avversaria. Ma d’altra parte, la difesa in avanti che chiedeva Sarri non può prescindere da una pressione colettiva organizzata.

Esistono misure del pressing individuale di ciascun giocatore, che prendono in esame ogni azione difensiva (contrasto, tackle, etc) portata dallo stesso verso un avversario in possesso palla. Questa misura ci dice che Dybala ha portato 14.0 azioni di pressing ogni 90 minuti. Ronaldo, tanto per fare un paragone con il suo partner d’attacco, ne porta 6.93. Meglio dell’argentino fa Rodrigo Bentancur, il migliore tra i bianconeri, con ben 19.9 azioni di pressing ogni 90 minuti. Attaccanti di élite nel pressing, tipo Luis Muriel, arrivano a 18.5 (ma, come sappiamo, in contesti meglio organizzati).

Le percentuali di successo di tali azioni di pressing sono simili tra i giocatori della Juventus, e vanno dal 21.4% di Ronaldo al 32.3% di De Ligt (ma per un difensore è più facile “far perdere” il pallone all’avversario) che ne porta solo 7.02 a partita.

Miglior giocatore dell’anno?

In pochi oserebbero avanzare dubbi sul fatto che la sua stagione sia stata un’inversione ad U rispetto alle secche dell’anno scorso. Questa breve analisi, unita alle sensazioni di leadership tecnica di cui parlavamo più in alto, danno la misura del perché la sua stagione sia stata reputata eccezionale nonostante un contributo in zona gol ottimo ma non estatico. E non è forse paradossale che il numero 10 sia stato più coinvolto nell’azione pur giocando più lontano dal baricentro della squadra e in ruolo di attaccante?

In realtà esistono altri fattori esogeni ugualmente importanti da prendere in considerazione per analizzare la sua stagione, ma che per la difficile quantificazione sono lasciati al di fuori di questo approfondimento. Ad esempio, la convivenza con un altro attaccante “atipico” come Cristiano, che già l’anno scorso aveva fagocitato la produzione offensiva della Juventus, ma anche i due mesi di positività alla COVID-19, un trauma che difficilmente non lascia strascichi; dall’altro lato della bilancia non possiamo fare a meno di notare come un contesto più associativo (con tutti i limiti di un’applicazione spesso deficitaria) sia probabilmente più in linea con le sue caratteristiche. Ma tutto questo rimane sullo sfondo di un’ottima stagione con picchi di eccezionalità, che tra le altre cose gli è anche valsa la meritata assegnazione del premio di MVP del campionato di Serie A 2019/2020.