Analisi tattica

Champions League, ritorno ottavi di finale: Tottenham-Juventus 1-2

di Kareem Bianchi


La Juventus esce vincitrice da Wembley grazie ad un’intuizione di Allegri e al talento dei suoi attaccanti argentini


Quando il Tottenham venne estratto come avversario della Juventus agli ottavi di Champions League, l’opinione pubblica diede subito per scontato la vittoria bianconera. Eppure, come dimostrato nelle due partite valide per il passaggio ai quarti, una squadra non deve essere mai sottovalutata, soprattutto in questa competizione. Il Tottenham, al netto di alcune carenze difensive, si è dimostrata una squadra più che valida, e, dopo l’exploit nella fase a gironi, sull’onda dell’entusiasmo, ha creato numerosi grattacapi alla compagine di Allegri. Paradossalmente, forse proprio l’eccessivo entusiasmo, alla fine, è stato ciò che ha portato gli inglesi all’eliminazione dalla massima competizione europea. Il coraggio, o la sprovvedutezza di Pochettino nel rimanere del tutto fedele ai suoi princìpi di gioco, senza adattare o cambiare la propria strategia in base ai momenti della partita è risultato decisivo nel permettere ad Allegri di prendere in mano le redini della gara, dopo aver subito l’egemonia del Tottenham per 150 minuti.

Dopo il deludente risultato dell’andata – per come si era messa la gara dopo soli dieci minuti di gioco – la Juventus aveva l’obbligo di fare la partita, di non cadere nelle trappole dei padroni di casa e di ritrovare quella compattezza e solidità difensiva che all’Allianz Stadium è apparsa latitante. Per questo, Allegri decide di schierare un undici che nell’immaginario avrebbe dovuto regalare maggiori sicurezze alla retroguardia; con Barzagli bloccato sulla fascia destra, Matuidi in posizione di esterno sinistro, la Juventus, in teoria, sarebbe dovuta essere maggiormente preparata a difendere le transizioni negative. Inoltre la possibilità di iniziare la manovra con tre centrali difensivi avrebbe dovuto fornire una circolazione bassa più sicura, al contrario di quanto visto all’andata. L’undici completo vede: Buffon in porta; Barzagli, Benatia, Chiellini, Alex Sandro a formare pacchetto arretrato; Costa, Khedira, Pjanić e Matuidi a centrocampo con Dybala e Higuaín in attacco.

Pochettino invece opta per il 4-2-3-1 d’ordinanza: Lloris a difesa dei pali; Trippier, Sánchez, Vertonghen, Davies in difesa; Dier e Dembélé a centrocampo; Eriksen, Alli e Son ad agire dietro Kane.

Le difficoltà della Juventus

In fase di non possesso, la Juventus, disposta in un 4-4-2 con Matuidi esterno sinistro, ha alzato il proprio baricentro rispetto alla gara d’andata, in modo da non favorire il gegenpressing del Tottenham schiacciandosi (piano peraltro non riuscito sotto diversi aspetti lasciando la Juve a difendere nella propria area di rigore) ed ha effettuato il consueto pressing orientato a uomo. Dybala accorciava su Vertonghen, Higuaín marcava Sánchez, mentre Khedira e Pjanić seguivano i movimenti incontro rispettivamente di Dier e Dembélé con Matuidi che si orientava su Trippier.

Nonostante il pressing, la Juve non è comunque riuscita a limitare la risalita del campo del Tottenham, che ha manipolato le uscite dei giocatori bianconeri e creato i presupposti per la superiorità posizionale alle spalle del centrocampo avversario. I movimenti ad abbassarsi di Dier e Dembélé  hanno attirato fuori posizione Khedira e Pjanić aprendo linee di passaggio verso Alli e Eriksen, smarcatisi dalla zona d’ombra con movimenti esterno-interni.

Matuidi sale in pressione su Dier aprendo una linea di passaggio verso Eriksen

Inoltre, la riluttanza ad accorciare della difesa bianconera ha peggiorato la compattezza verticale tra il centrocampo e la retroguardia, aumentando lo spazio di ricezione per i trequartisti degli Spurs. Una causa di questa remissività sono stati i movimenti in profondità di Kane, molto abile ad allungare i reparti e ad abbassare la linea difensiva.

Mentre all’andata Pochettino aveva deciso di schierare Lamela in posizione di esterno sinistro, decidendo quindi di impiegare più giocatori tra le linee lasciando la corsia esterna al solo Davies, nella gara di ritorno l’impiego di Son è risultato decisivo nella metà campo bianconera. Il Tottenham è riuscito ad isolare sovente l’ala sud coreana contro Barzagli, che, in un evidente mismatch di velocità, è stata la prima fonte di pericolo degli inglesi, attaccando la profondità con efficacia e forzando Benatia all’uscita sull’esterno, aprendo pericolosi spazi centrali per i trequartisti. Per di più, pochi ripiegamenti difensivi di Douglas Costa hanno aumentato la pericolosità degli attacchi degli Spurs, spesso in superiorità numerica sulla fascia sinistra con Davies e Son contro il solo Barzagli.

 

Fin dai primi possessi, la Juventus ha subito mostrato l’intenzione di ricercare una trama di gioco tipica contro le squadre che difendono di reparto. La fase difensiva degli “Spurs” è caratterizzata dall’orientamento sul pallone, in cui creano grande densità sul lato-palla, con il terzino del lato opposto che si accentra lasciando scoperto il lato debole. Dunque, la compagine di Allegri ha cercato subito di sfruttare l’arma del cambio campo – non ricercata con continuità all’andata a causa della bassa percentuale di possesso – per risalire e attaccare in superiorità posizionale. Però, con il passare dei minuti, aumentavano le difficoltà della Juventus nel superare la prima linea di pressione del Tottenham. La squadra di Pochettino, com’è abituata a fare, mediante un’eccellente compattezza verticale, dirigeva la manovra bianconera verso le fasce, per poi recuperare il possesso con l’ausilio della linea laterale. I due esterni aggredivano i centrali laterali mentre Alli schermava Pjanić, Kane pressava Chiellini e il terzino si alzava sull’esterno di riferimento: Costa o Alex Sandro.

La compattezza verticale del Tottenham durante il pressing

 Di conseguenza, i centrali sono stati costretti a ricercare con insistenza Costa, l’unico giocatore in grado di risalire il campo mediante il suo mix di tecnica e velocità in conduzione, che oltretutto, era supportato dai movimenti verso l’esterno di Khedira.

Dopo aver convogliato il possesso della Juventus in fascia il Tottenham recupera palla mediante il pressing

I cambi di Allegri

Gli ingressi di Asamoah prima e Lichtsteiner poi non hanno soltanto messo fine ad un predominio del Tottenham durato ben 60 minuti, ma ha cambiato la gara in modo repentino, mettendo a nudo tutti i limiti della squadra di Pochettino.

Avendo un solo giocatore di fascia nel 3-5-2, la Juventus aveva faticato sia nelle transizione negative che nelle fasi di attacco posizionale, trovandosi spesso in inferiorità numerica sull’esterno sia con la palla che senza.  Le sostituzioni di Allegri non hanno soltanto dato maggior copertura difensiva, grazie anche a compiti diversi in fase di non possesso, come ad esempio l’abbandono di qualsiasi velleità di pressione da parte dei due centrocampisti, ma hanno permesso alla Juventus di attaccare in ampiezza e allungare la retroguardia degli Spurs. Inoltre i due attaccanti hanno iniziato ad allargarsi per associarsi con gli esterni e portare fuori posizione i centrali difensivi avversari. In aggiunta, il pressing degli Spurs, inizialmente invariato, a causa del passaggio ad un centrocampo a due richiede che Dembele e Dier pressino i centrocampisti centrali, seguendoli anche quando questi si abbassano per ricevere. In questo modo però, vengono aperti spazi tra le linee, in particolare negli half-space. Il primo gol ed un tiro di Dybala scaturiscono infatti da una situazione simile.

Il secondo gol della Juve nasce invece dal nuovo schema di pressione del Tottenham che vede Alli marcare Pjanic, lasciando Kane deputato a pressare i due centrali. Questo ha permesso a Chiellini di condurre palla e trovare Higuain, il quale, dopo essersi girato egregiamente e aver portato fuori posizione Sanchez, lancia Dybala in profondità – facilitato da un’applicazione della trappola del fuorigioco deficitaria. Ormai, in vantaggio, la Juventus ha speso il resto della partita a difendere in un blocco basso, portando a casa l’ennesimo risultato positivo e qualificandosi agli ottavi di Champions League.

La vittoria di Allegri

Grazie all’intuizione di Allegri, la Juventus è riuscita a cambiare una situazioni che in pochi pensavano sarebbe cambiata. Le due sfide con il Tottenham hanno messo a nudo tutti i problemi del centrocampo della Juventus: problemi di compattezza causati da pressing individuali spericolati e una resistenza al pressing quasi nulla. Si può dire che è stata una fortuna aver incontrato gli Spurs, così che tutti i limiti fossero scovati per poter trovare un rimedio il più presto possibile, ma anche perché contro squadre con individualità superiori, senza nulla togliere ai ragazzi di Pochettino, la Juventus sarebbe potuta andare incontro a maggiori difficoltà. La vittoria è di Allegri, ma anche di un collettivo con personalità che sa gestire i momenti della partita e adattarsi ai contesti in base alle necessità. La Juventus si dimostra nuovamente una squadra flessibile, con mille risorse, e ciò potrebbe essere la vera arma in più.