Come è andata la pre season delle Juventus Women?12 min di lettura

Dal 8 luglio, data del ritrovo, al 22 agosto, data della prima giornata di campionato. Quattro amichevoli e tanto lavoro nel mezzo per farsi trovare pronte dopo la pausa forza. E quell’ultima partita col Lione…


Dopo la pausa forzata lunga quasi 5 mesi senza allenamenti collettivi e partite ufficiali, la squadra di Rita Guarino si è ritrovata a luglio per preparare una stagione che ha presentato subito la prima anomalia rispetto agli anni precedenti: infatti domani è già tempo di campionato e, dopo le prime 3 giornate, le giocatrici ritroveranno anche le proprie nazionali.

Le ragazze si sono ritrovate al J Medical l’8 luglio per i test di rito per poi iniziare a sudare sui campi di Vinovo sotto la stretta osservazione di coach Guarino e del suo staff. Un lavoro fatto per ritrovare di nuovo familiarità con il gioco del calcio dopo la lunga pausa, dando continuità a quanto fatto negli anni precedenti che ha portato le bianconere ad essere una delle squadre più in ascesa a livello internazionale.

I risultati in gare ufficiali devono ancora confermarlo (il bottino in Champions parla di un pareggio e 3 sconfitte) ma la crescita non passa solo da un risultato positivo o negativo, bensì anche dalle prestazioni contro le stesse squadre che fino a pochi anni fa sovrastavano sotto ogni aspetto i nostri club.

La Juve ha confermato (quasi) in blocco il gruppo puntellandolo con la danese Matilde Lundorf, giovane terzino destro proveniente dal Brighton, già nazionale su cui Braghin e Guarino hanno scommesso un futuro luminoso e l’argentina Dalila Ippolito che ha firmato proprio un paio di giorni fa. Nelle prossime settimane arriveranno forse un altro paio di rinforzi dalla scandinavia ma la concentrazione di tutto il gruppo, staff e giocatrici, è ormai focalizzato sull’imminente esordio in campionato in quel di Verona.

Viste la lunga mancanza di partite, sono state particolarmente utili le amichevoli pre stagionali che hanno permesso alle ragazze di ritrovare le sensazioni e la confidenza di gare (quasi) vere e l’agonismo che può dare solo una partita 11 contro 11.

Nei primi giorni di agosto la prima sgambata a Parma contro la Florentia, liquidata con un secco 6-1 mentre qualche giorno più tardi un altro successo: questa volta a Vinovo, contro il Servette campione di Svizzera per 4-0.

Ma il vero test del precampionato è passato dalla Francia dove fra il 13 ed il 15 agosto la Juventus women è stata ospite del Lione per il trofeo Veolia in cui le bianconere sono scese in campo per due volte: giovedì scorso contro la quarta forza del campionato francese, il Montpellier e poi sabato contro le padroni di casa, da quattro anni consecutivi vincitrici della Uefa Women’s Champions League.

Due test molto indicativi che hanno dato parecchi spunti di riflessione e che ha permesso a noi spettatori da casa di poter finalmente rivedere in azione le ragazze. Una bella novità, dato che nessuna diretta o highlights sono stati rilasciati finora delle prime due amichevoli.

Nella prima partita contro il Montpellier, Gama e compagne hanno dimostrato ancora una volta gli enormi miglioramenti degli ultimi anni soprattutto dal punto di visto fisico e mentale. Una partita tutto sommato senza storia per i primi 60/65 minuti giocati a ritmi medio alti, (elevati considerando che si giocava alle 16.30) dove le bianconere hanno dominato le francesi creando almeno altre 3/4 azioni pericolose oltre ai gol (molto belli) di Gama e Staskova.

Un’ottima prestazione considerata l’avversaria che si aveva di fronte, quel Montpellier squadra storica del calcio femminile che per tanti anni ha dato filo da torcere al Lione, ex squadra per un quinquennio di Linda Sembrant, oggi pilastro della difesa bianconera. Fra le sue fila nazionali del calibro di Dekker, olandese, e Torrent, terzino titolare della Francia. Montpellier che non è mai stato realmente pericoloso tranne qualche palla inattiva da cui è arrivato il  gol con la complicità di Laura Giuliani che poi non si è lasciata condizionare dall’errore precedente nella stessa situazione qualche minuto più tardi.

Highlights di Montpellier – Juventus women 1-2

Nella seconda amichevole, la sfida contro il Lione portava con se la curiosità di scoprire se un anno dopo la doppia sfida con il Barcellona, i progressi fatti dalle bianconere si sarebbero visti anche contro le più forti di tutte.

Una sfida passata a pieni voti come atteggiamento, coraggio e voglia di giocare a calcio contro una squadra che obbligatoriamente ti porta a giocare con una intensità ed una concentrazione totale per tutti i 90’. Sono queste le partite che ti portano più a crescere, soprattutto quando esci dal campo con la sensazione di aver fatto altri passi in avanti nell’accorciare quel gap che ci distanzia dall’élite europea Di buon auspicio anche il fatto che i tre gol sono arrivati in modo estemporaneo: 2 da palla inattiva ed il terzo per un pasticcio di Bacic che ha comunque ben figurato in un paio di situazioni.

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Infatti il primo vero tiro in porta del Lione, escludendo i 2 gol da corner, è arrivato solo a metà ripresa quando la Juve è inevitabilmente calata fisicamente ma comunque lottato fino alla fine dimostrando già una buonissima condizione fisica. Lione fra l’altro che si sta anch’esso preparando per un impegno importante: da domani, in Spagna, si giocheranno le final eight della Champions femminile e andrà a caccia del 5 successo di fila, il 7° in 10 anni.

Highlights di Lione – Juventus women 3-0

Cosa funziona

Sono tanti gli aspetti positivi visti in Francia e la forte sensazione è che questa Juventus sia ancora più forte e consapevole di quella che abbiamo lasciato a fine febbraio.

Ormai consolidato il 4-3-3 con Girelli punta centrale che in realtà diventa spesso un 4-2-3-1 con l’avanzata a turno di una delle due mezzali dietro alla numero 10 bianconera.

Dalle urla a bordo campo di Rita Guarino, la Juve sembra abbia lavorato molto nell’organizzazione del pressing offensivo che nel passato non era stato sempre così ordinato ma in terra francese è stato fatto con continuità sia contro il Montpellier sia contro il Lione.

In quest’ultima partita non è stato sempre efficace grazie alla grande tecnica e velocità delle campionesse francesi che riuscivano a saltare la prima fase del pressing ma poi le bianconere sono sempre state brave a stare corte, accorciando in avanti e limitando le incursioni in particolare dei due terzini Bronze e Karchaoui. E’ anche grazie a questo atteggiamento, lavorando tanto di squadra, che il Lione non ha mai occupato con continuità gli ultimi 25/30 metri della metà campo juventina, cosa che succede molto spesso contro quasi tutti gli avversari del Lione.

Una volta conquistata la palla, la Juve ha cercato di mantenere il possesso con pazienza e, appena possibile, attaccando la porta con molte giocatrici. Questa situazione si è ripetuta spesso nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo della gara contro il Montpellier dove le bianconere sono mancate soprattutto in fase di rifinitura

La volontà di attaccare in questo modo non è mancata neanche contro il Lione ma le francesi sono state sempre molto brave a recidere sul nascere o poco dopo le potenziali azioni pericolose juventine.

Un’ultimo aspetto positivo da sottolineare sono le prestazione delle singole atlete. Pedersen ha iniziato così così ma poi ha dominato a centrocampo contro il Montpellier sfiorando anche la rete con un tiro da fuori mentre contro il Lione è una quelle che non è quasi mai andata in difficoltà sul piano fisico. Stesso discorso per Linda Sembrant, oramai leader e perno insostituibile della difesa bianconera. In un anno lei e Gama hanno formato una delle coppie di centrali più forte d’Europa ed il perché lo si è visto contro il Lione dove hanno chiuso tutto il possibile, cedendo solamente contro lo strapotere fisico (1.87 cm) di Wendy Renard. Difensore goleador da 125 reti fra club e nazionale.

Benissimo la solita Boattin ed Arianna Caruso così come Andrea Staskova che in soli 12 mesi ha fatto un salto di qualità immenso. Su di lei si vede il gran lavoro di Rita Guarino. Un diamante grezzo che la coach bianconera sta modellando e la previsione del direttore Braghin di un’anno fa (“Questa ragazza fra 2-3 anni ce la porterà via il Lione) non sembra più così azzardata.

Capitolo a parte merita il nuovo acquisto: Matilde Lundorf che ha giocato titolare e per tutti i 90’ contro il Montpellier mentre è entrata negli ultimi 15/20 contro il Lione. Le qualità che si erano intraviste ricercando informazioni sul web non sono state così distanti dalla realtà. A 21 anni deve lavorare tanto ma ha attitudine e sia mezzi tecnici e fisici per diventare una calciatrice importante a livello internazionale. In progressione è impressionante così come la sua facilità di corsa. Discretamente pulita tecnicamente fa spesso la scelta giusta quando ha il pallone fra i piedi e non sembra aver paura di provare giocate più difficili. Come tutte le scandinave ha un buon fisico per cui non vai mai sotto contro le dirette rivali.

Il punto di partenza su cui lavorare è dunque ottimo per Guarino. E’ ovvio che è appena arrivata quindi le va dato tutto il tempo per ambientarsi ma sembra già ben inserita nel gruppo e cercata dalle compagne. Le basi difensive e la continuità nella concentrazione in gara potrebbero essere due aspetti su cui la danese dovrà particolarmente concentrare il lavoro in questi primi mesi.

Su cosa lavorare.

Premesso che ci sono ancora tanti margini sia individuali che di squadra di miglioramento su cui la Juventus women può e deve lavorare, sarebbe troppo facile puntare il dito sulle palle inattive. E’ troppo presto per chiamarlo un “problema” basandoci anche su quanto successo lo scorso anno.

Non tutte le volte devi affrontare contemporaneamente colossi come Renard e marcare in area di rigore altre 3-4 calciatrici che sono forti nel gioco aereo come ha il Lione . In più le francesi possono contare anche sul piede educato di Marozsan ma l’attenzione, questo si, alcune volte è calata, probabilmente anche per la disabitudine di trovarsi così tanto tempo senza palla e nella propria area di rigore rispetto al campionato italiano. E’ un aspetto del gioco comunque da non trascurare se questa squadra vuole diventare sempre più competitiva a livello internazionale.

Come accennato in precedenza, la Juve (europea in particolare) deve migliorare in fase di rifinitura per riuscire ad arrivare con più facilità al tiro anche in considerazione del tipo di gioco che intende proporre. In Europa il tempo della giocata si dimezza quando si è fortunati ed è per questo motivo che è indispensabile dare modo alle ragazze di abituarsi a giocare con ritmi ed intensità sempre più elevata. Sicuramente questo aspetto verrà un po’ migliorato nelle prossime settimane anche perché va sempre soppesato il fatto che le ragazze sono state ferme per così tanto tempo. In fondo le amichevoli servono anche a questo.

Parlando delle singole metto dietro la lavagna tre calciatrici da cui mi aspetto molto molto di più. Una è Barbara Bonansea. E’ un talento, forse l’unica giocatrice italiana che oggi avrebbe le qualità  per essere nella rosa del Lione ma una volta fa una azione da fenomeno e poi le successive 3 perde la palla banalmente. Anche in Francia ha dimostrato di essere croce e delizia (l’azione che porta al gol di Staskova e la traversa di qualche minuto prima) e contro il Lione si è estraniata per larghi tratti della gara, non trovando mai la giocata giusta (o quando l’aveva forse trovata non è stata servita dalle sue compagne) Il suo problema è sempre stata la continuità e per una Juve che ha bisogno di certezze soprattutto quando gioca contro squadre più forti, a volte può diventare quasi un problema piuttosto che un’arma in più.

La seconda che va dietro la mia lavagna è Maria Alves. Per lei in parte lo stesso discorso fatto con Bonansea. Rispetto ad un’anno fa è migliorata ma deve riuscire ad essere più precisa e continua  se vuole essere un punto fermo di questa squadra. Contro il Montpellier ha pasticciato molto sia nelle scelte che nella rifinitura.

La terza, a malincuore, è Valentina Cernoia. La numero 7 vista in Francia è ancora lontano parente della giocatrice totale vista lo scorso anno. Forse sarà il ruolo, meno al centro del gioco, che le ha ritagliato Rita Guarino ma dalle sue giocate passa buona parte della stagione delle women.

In conclusione la Juventus women che scende in campo domani è una squadra prontissima per cominciare a dare la caccia ai 3 trofei italiani. Una tripletta nazionale che probabilmente solo il covid ha negato alle bianconere la scorsa stagione. Rispetto a tutte le altre contendenti italiane parte notevolmente avanti ma ormai la vera sfida deve diventare la champions league. Con un pizzico di fortuna (ed uno/due regalini dal mercato) è possibile sognare di andare anche molto avanti: questa squadra è cresciuta, cresce e crescerà ancora ma ha già acquisito la forza e la mentalità giusta per partire alla pari contro buona parte delle contendenti europee.

Oggi finiscono la parole, da domani pomeriggio finalmente spazio al campo!