Come gioca la Juventus Women?6 min di lettura

La Juventus Women sta dominando il campionato, ma ha avuto tre battute d’arresto in cui le bianconere non sono riuscite a vincere in questa prima parte di stagione, ovvero la doppia sfida di Champions col Barcellona e la gara del Brianteo col Milan. Spesso si dice che si impari più da una sconfitta che da una vittoria.


Come gioca la Juventus?

Il gioco impostato da Rita Guarino è offensivo, basato su passaggi veloci e precisi, pressing e intensità fisica, ma soprattutto sulla volontà di dominare l’avversario attraverso il controllo del pallone. Un dominio che ormai sta diventando schiacciante in Italia, anche contro le avversarie dirette che non possono fare altro che subire il gioco delle bianconere, cercando di essere pericolose in contropiede.

Quando parliamo di pressing, pensiamo subito a un giocatore che ne pressa un altro o che occupa la linea di passaggio bloccano le opzioni per la difesa. Per le ragazze, così come avviene per gli uomini, il pressing non si limita a questo: è una fase di gioco molto ordinata, a cui partecipano tutte le calciatrici che si muovono armonicamente all’unisono cercando di recuperare il pallone in zone alte del campo.

Per dare un’idea, immaginiamo la falange greca: una linea compatta, impenetrabile. Una volta che gli avversari superano la metá campo, ecco che oltre al movimento sincrono delle linee di attacco e centrocampo e difesa, viene applicato il raddoppio e ogni giocatrice collabora con l’altra.

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Altro aspetto importante del gioco della Juve è la fase offensiva. La squadra non attacca solo con la prima linea, le nostre attaccanti, ma con tutto il centrocampo in appoggio. Rita Guarino ha impostato una squadra che sceglie di attaccare sempre con almeno sei giocatrici nei pressi dell’area avversaria,e con il supporto alternato dei due terzini.

La prima mezz’ora della partita di Super Coppa d’Italia con la viola è il manifesto perfetto dell’’idea di calcio trasmessa alla squadra dalla coach Guarino e il suo staff, fin dal primo giorno. Un modo di giocare che ha sempre portato i suoi frutti; ma allora cosa non ha funzionato nelle tre partite che non hanno visto la vittoria delle bianconere?

La partita con il Milan

È innanzitutto doveroso distinguere le due gare di Champions dalla partita di campionato contro le rossonere di Maurizio Ganz, con quest’ultima partita fortemente condizionata da un campo al limite del praticabile. Il terreno di gioco, ridotto ad una risaia da un violento temporale, ha condizionato entrambe le squadre, impedendo ad entrambe di organizzare un palleggio più fraseggiato.

Entrambi i gol delle ragazze bianconere sono frutto di splendide azioni di gioco. Il primo gol della partita è nato dal un lancio lungo di Sembrant, agganciato magistralmente da Cernoia, che effettua subito un cross rapido e rasoterra verso Martina Rosucci, che si era inserita perfettamente in area.

Contro il Milan, è stata deficitaria l’attenzione ai dettagli in particolar modo sui calci da fermo, da cui sono arrivate entrambe le reti del Milan che sanno di beffa e rendono amaro questo pareggio.

La Champions contro il Barcellona

Per capire, invece, le sconfitte col Barcellona, il ragionamento è più complesso. Bisogna infatti tenere in mente gli obiettivi internazionali della Juventus Women, che sono proiettati maggiormente ad una crescita generale della squadra, a medio-lungo termine che possa portare un giorno ad avvicinarsi al livello del Lione femminile, la squadra di club attualmente migliro al mondo.

Il progetto del Lione è partito più di 15 anni fa e investe sul calcio in rosa da oltre un decennio cifre ragguardevoli ogni anno per mantersi al top. Raggiungerlo sembra al momento pura utopia. L’obiettivo di Braghin e Rita Guarino è quello di ridurre il gap con le altre squadre europee, una crescita intrinseca nelle stesse interpreti attuali che si ottiene solo facendo esperienza in partite di altissimo livello come le stesse gare di Champions o con la nazionale nelle fasi finali di un Mondiale o di un Europeo

Fin dalla loro prima apparizione in Champions, l’anno scorso, le ragazze non hanno mostrato alcuna paura delle avversarie più esperte anche se rimane ancora un po’ di delusione per la doppia sfida del settembre scorso col Brondby, assolutamente a portata delle nostre ragazze. Quest’anno il sorteggio è stato decisamente sfortunato e ci ha riservato le vice campionesse d’Europa, ma le ragazze non hanno avuto alcun timore riverenziale e se la sono giocata al massimo delle loro potenzialità attuali.

Rita Guarino e le sue ragazze non hanno snaturato il loro gioco pensando solo a difendersi e sperando in qualche ripartenza. Al contrario, hanno giocato per quanto possibile a viso aperto cercando di mettere i difficoltà le blaugrana già nella gara d’andata: hanno pressato, hanno cercato di tenere il pallone, hanno corso, hanno lottato, ma il Barcellona è riuscito ad applicare il dominio territoriale che alla Juve, in Italia, riesce molto bene.

Al ritorno il copione non cambia, ma anzi le bianconere giocano ancora meglio mettendo nei primi 20 minuti in apprensione la difesa spagnola in più occasioni

Potremmo dire le solite cose: mancanza di esperienza, personalità internazionale, assenza di giocatrici con alti profili. Tutte cose vere, ma una cosa non possiamo dirla: che le ragazze abbiano avuto paura.

In questi ultimi mesi dell’anno c’è stata una escalation di prestazioni sempre più positive: la crescita di cui continuiamo a scrivere e raccontare in ogni occasione è visibile ed ha subito una netta accelerata dopo il mondiale francese.

Ci sono ancora tanti step da fare per ridurre il gap con i club europei ed alcuni non dipendono direttamente dalla voglia o meno di investire della società bianconera in un progetto che “non è mai stato un esperimento” (come ci ricorda la stessa Rita Guarino) ma che anzi è ambizioso ed importante e che può contemplare prima o poi dover fare anche scelte dolorose. Un aiuto lo potrà dare il mercato se e quando le squadre italiane potranno muoversi liberamente senza gli attuali paletti e quindi con l’introduzione finalmente del professionismo.