Supercoppa italiana: Juventus Lazio 1-39 min di lettura

Dopo 15 giorni esatti Juventus e Lazio ritornano a sfidarsi con il palio la Supercoppa italiana che i biancocelesti hanno già vinto contro i bianconeri nell’estate del 2017. Il match di campionato aveva visto una buona Juventus soccombere per 3-1 sotto i colpi di Luis Felipe, Milinković-Savić e Caicedo. Simone Inzaghi schiera gli stessi 11 del match dell’Olimpico: Strakosha; Luis Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinković-Savić , Leiva, Luis Alberto, Lulić; Correa e Immobile per un 3-5-2 dai principi ormai ben definiti e consolidati.

Maurizio Sarri opta ancora per il tridente “pesante”: Dybala, Higuaín e Ronaldo. Nella cerniera difensiva sorprende De Sciglio in luogo di Cuadrado mentre a centrocampo Matuidi viene preferito a Rabiot come mezz’ala sinistra. Si tratta di scelte volte a fornire equilibrio alla squadra nell’ottica di assorbire meglio le ripartenze laziali. Demiral viene ancora schierato titolare insieme a Bonucci che migra sul centrosinistra. De Ligt, probabilmente perchè non al top fisicamente, siede in panchina,

La fase di non possesso delle due squadre

Fin dai primi minuti è stato possibile osservare l’atteggiamento delle due squadre per la fase di non possesso. La Lazio, come da principi di gioco. non ha esitato ad attendere la Juventus  lasciandole il pallino del gioco e posizionandosi con tutti gli effettivi  o quasi sotto-palla. L’obiettivo del 5-3-2 di Inzaghi è chiudere e intasare le linee centrali. Si aggiunge inoltre un atteggiamento estremamente aggressivo nelle uscite dei centrali difensivi che spesso e volentieri sono intervenuti rischiando il fallo.

Lazio molto corta con Immobile e Correa in linea palla; in alto a destra Higuain viene incontro pedinato da Luis Felipe pronto ad uscire; cerchiato De Sciglio che rimane basso

Questa strategia si rivelerà molto efficace contro una Juventus che avrà sì il 64%  di possesso palla ma molto sterile e soprattutto lento. Sono mancati gli smarcamenti e si è palesata la mancanza di brillantezza fisica e di intensità. De Sciglio sul lato destro molto spesso è stato privo di idee sul da farsi col pallone tra i piedi mentre tra gli attaccanti nessuno si è preoccupato, anche per caratteristiche, di attaccare la profondità per muovere la difesa avversaria. Le uniche difficoltà in casa Lazio sono sorte a inizio match con le combinazioni Ronaldo-Dybala-Bentancur sul centro-destra bianconero ma dopo circa dieci minuti i giocatori biancocelesti hanno preso le misure. Malgrado il tridente pesante la Juventus non ha trovato le imbucate che abbiamo avuto modo di apprezzare in alcuni match di campionato (Inter su tutte). Se la manovra è priva di intensità, smarcamenti, velocità e precisione è molto complicato scardinare una difesa ben organizzata come quella biancoceleste col rischio poi di iniziare a pensare troppo alla giocata da compiere perdendo tempi di gioco essenziali.

Dal canto suo la Juventus ha cercato di recuperare il pallone alto come da credo del proprio allenatore cercando di disturbare il più possibile la costruzione dal basso avversaria.

Higuain chiude la linea di passaggio verso destra, Ronaldo e Dybala sono sugli altri due centrali; Pjanic su Leiva e Bentancur su Luis Alberto con De Sciglio che va a prendere il quinto avversario, Lulic.

La Lazio ha un’identità di gioco chiara e consolidata e pertanto dimostra di avere le armi necessarie per poter eludere un pressing avversario che presenta ancora troppe falle per via di scalate non sempre puntuali o a volte del tutto assenti.

Qui in tre passaggi la Lazio si riversa nell’area di rigore bianconera. Ricerca dell’ampiezza. Opportuno osservare come Pjanic non accorci su Luis Alberto che può cambiare gioco indisturbato. Il bosniaco deve migliorare su queste letture.

In sintesi la Lazio o ricercando l’ampiezza o sfruttando lacune nel pressing bianconero è riuscita in maniera tutto sommato agevole a dispiegare il suo gioco. In alternativa ha potuto lanciare su Milinković-Savić assecondando un sistema ormai collaudato in cui Immobile e Correa si divorano le seconde palle. Troppe armi a disposizione per la Juventus di questo momento. In caso di mancato recupero alto del pallone o di pressing eluso la conseguenza è una Juve letteralmente spaccata in due tronconi.

Lo chiamavano “6 vs 5 nelle praterie”

I gol e l’andamento del match

Nonostante questo contesto tattico possa far pensare che la Lazio abbia potuto creare occasioni in campo aperto la partita è stata sbloccata da un’azione a difesa bianconera schierata intorno al minuto 16. Evidente l’errore di De Sciglio che concede il cross a Lulić abboccando in pieno alla finta. Complice anche Alex Sandro che salta a vuoto concedendo a Milinković-Savić il tempo di pensare ed effettuare la giocata.  La Juve d’altra parte non riesce a rendersi pericolosa se con un calcio di punizione dal limite di Dybala. In un contesto in cui l’azione manovrata è lenta e prevedibile l’unica possibilità per trovare la squadra avversaria disorganizzata risiede nel recupero alto del pallone. La Juventus ci riesce una volta e infatti segna al minuto 45 del primo tempo.

Straordinaria la lettura di Pjanic che non commette l’errore di arretrare anzitempo.

L’inizio del secondo tempo sembra promettente per i bianconeri che macinando gioco, sempre a fatica, si procurano un paio di buone occasioni con Dybala e Ronaldo. La Lazio però, soprattutto con Lazzari sulla destra, riesce spesso a riversarsi nella metà campo avversaria e si intravede un aspetto che sarà determinante nel gol laziale del raddoppio: la libertà concessa nell’effettuare i cross.

Qui la libertà concessa a Savic per crossare

15 minuti dopo arriva il gol della Lazio su un cross dalla destra di Lazzari. Gli errori maggiori risiedono nella troppa libertà concessa ai due laziali di giocare il pallone e a Lazzari, nello specifico, di crossare. La Lazio poi attacca bene l’area di rigore con tre giocatori ben scaglionati: uno sul primo palo, uno sul secondo e uno al centro. Cuadrado stringe troppo la posizione attirato dall’uomo davanti a sè e si perde Lulić alle proprie spalle. é però una dinamica che può verificarsi spesso quando viene lasciata questa libertà di andare al cross.

Notare come Sandro perda i primi passi di Lazzari sul cross e ostacola con poca intensità

Gli ingressi di Ramsey e Costa non salvano una prestazione e un risultato che poi diviene più pesante col gol su punizione di Cataldi.

Cosa ci lascia questa partita?

Innanzitutto che la Lazio è stata molto più brava e si è dimostrata più forte in questo momento con un centrocampo eccezionale per qualità degli interpreti e assortimento.  Complimenti, quindi.

Sulla sponda bianconera, invece, la prestazione pone numerose questioni sul tavolo: nonostante il tridente “pesante” la Juventus ha creato troppo poco anche quando è riuscita ad avere il pallino del gioco dalla sua con una circolazione lenta del pallone. Le linee centrali erano sempre molto intasate e si è fatto molta fatica ad allargare le maglie avversarie sfruttando l’ampiezza o attaccando la profondità. Inoltre, quando l’unico sbocco della manovra è stato trovato nel cross, l’area di rigore è stata riempita di fatto dal solo Ronaldo, invano. Sulla produttività offensiva pende inesorabile il problema di un centrocampo che nell’ultimo terzo di campo fornisce un apporto pressoché nullo sia in termini di rifinitura sia di cambio di passo. Matuidi, ritenuto essenziale per l’equilibrio complessivo, non è adatto ad un gioco di palleggio per qualità  tecniche non sufficienti; Bentancur, fondamentale per questa Juventus sotto più punti di vista, deve migliorare ancora per contributo in termini di gol e assist sulla trequarti avversaria. Emre Can, fuori dal progetto, è un centrocampista principalmente difensivo totalmente estraneo a questo tipo di gioco. Ramsey, oggi entrato nel secondo tempo,  non riesce quasi mai a trovare i tempi e gli spazi di intervento corretti dimostrandosi ancora avulso dal nostro calcio. Impatto odierno pressoché nullo. Rabiot non ha ancora convinto, potrà aiutare nel palleggio ma storicamente non è un giocatore che esprime il suo meglio in rifinitura e realizzazione. Bisogna fare i conti quindi con un centrocampo molto “piatto” per caratteristiche.  La fase difensiva è stata lacunosa ed è stata accompagnata da un pressing che contro la Lazio ha funzionato di fatto solo una volta (in occasione del gol) e ha spesso portato la squadra ad essere spezzata in due. Si è attaccato in spazi ristretti e difeso su distanze ampie: contesto perfetto per le caratteristiche di una Lazio che ha dalla sua una forma fisica straripante, a differenza della Juve. 

I prossimi due mesi saranno molto importanti per la Juventus e per Sarri: la compagine bianconera non giocherà così ripetutamente come accaduto in questi mesi e pertanto ci sarà più tempo per lavorare in settimana e trovare i compromessi giusti per realizzare sul campo la proposta di gioco dell’allenatore.

Si è perso un trofeo, storicamente non felice per la Juventus di questi ultimi anni, ma i mesi appena passati non possono comunque essere considerati negativi. Anzi. Primo posto in campionato e nel girone di Champions. Merito per questo a rosa ed allenatore. Ora però è necessario innalzare il livello delle prestazioni.