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Lavagnetta tattica: il particolare 3-5-2 contro il Bologna

Lo avevamo lasciato in quel di Firenze, in una brutta partita di gennaio quando nessuno lo sopportava più. Lo ritroviamo, stravolto, in una fresca serata autunnale, quando nessuno se lo aspettava. Il 3-5-2 ha senza dubbio segnato una bella parte della Juventus post Serie B, ma ha anche diviso la tifoseria e gli addetti ai lavori quando si è trascinato stanco verso un infinito tramonto.

Allegri ce lo ripropone nel momento in cui la squadra ha ormai mostrato discrete certezze con i moduli che prevedono la difesa a 4, e in maniera inaspettata lascia a in panchina Bernardeschi, probabilmente il giocatore più in forma. Il 3-5-2 è però ben diverso da quello che fummo felici di abbandonare due anni fa: innanzitutto negli interpreti, ma soprattutto nelle consegne tattiche. Il principio portante nella partita contro il Bologna è stato la volontà di giocare un possesso veloce, a due tocchi, accampandosi nella metà campo avversaria (il baricentro medio nel primo tempo è stato di oltre 58 metri). La Juventus ha accettato la sfida di giocare in un campo più ampio a patto di poter palleggiare più rapidamente, creando così sacche di spazio da sfruttare con le ricezioni di un terzo uomo dietro la prima e la seconda linea di pressione. La squadra è rimasta più lunga del solito, ma non ha certamente dato l’impressione di esporre il fianco. Rispetto all’interpretazione del modulo offerta un paio d’anni fa, il centrocampo non è più piatto ma gioca su piani sfalsati, gli esterni attaccano contemporaneamente, e soprattutto l’occupazione del centro dell’attacco è portata in maniera molto dinamica e per nulla scolastica.

Il miglior argomento a favore del 3-5-2: le posizioni medie in possesso del primo tempo

Le posizioni però sono talmente ibride da far dubitare anche di essere davanti a un 3-5-2. In effetti, alcuni lo hanno letto come un 3-2-4-1 (con ottimi argomenti, per giunta), altri lo hanno derubricato a 4-4-2, forse semplificando eccessivamente. Quello che è certo è che è stata una formazione intrigante sia da vedere che da analizzare. Alcuni tratti sono effettivamente forieri di confusione: nessuno occupa in maniera costante il centro dell’attacco, solo Dybala vi prende posizione di tanto in tanto quando l’azione è riuscita a progredire senza il suo contributo. Matuidi, scevro da compiti di impostazione, ha spesso e volentieri abbandonato la posizione per tenere occupato il terzino rossoblù (Mbaye) e liberare conseguentemente le discese di Cancelo sull’out di sinistra. Proprio l’ex PSG si è distinto nella prima frazione, coprendo porzioni di campo gargantuesche, tanto che ad un certo punto ho pensato giocassimo un 3-4-3 piatto con Matuidi esterno sinistro d’attacco. D’altra parte il francese campione del mondo si esalta quando può giocare l’elastico tra una fase e l’altra, impostando così la gara su capacità aerobiche fuori dal comune.

 

Non c’è nessuno ad occupare l’area di rigore (ci andrà poi Matuidi). Il 5-3-2 del Bologna tiene giocatori ancorati in una zona dove non ci sono avversari ed è terribilmente ridondante

 

Vale la pena spendere qualche parola anche sull’interpretazione dinamica che Pjanić e Bentancur hanno offerto a centrocampo. I due hanno scambiato spesso la posizione, assecondando le esigenze di sviluppo della manovra e – perché no – la propria índole. Il bosniaco ha beneficiato di un raggio di azione finalmente più vicino alle zone calde, ma è stato soprattutto l’uruguaiano a fornire l’impressione più convincente. L’ex Xeneizes ha reagito ad un campo più lungo davanti giocando finalmente a uno o due tocchi, più in verticale del solito, e soprattutto senza rallentare la manovra. È stato incoraggiante vederlo a suo agio con il tipo di gioco che tutti cercavamo da lui, e di cui ovviamente tutti lo ritenevamo capace.

Anche i due d’attacco hanno offerto una prestazione apprezzabile, soprattutto a livello individuale. Grazie a movimenti sincroni in verticale – questi sì – tipici del 3-5-2, entrambi hanno messo il proprio ruolo al servizio della squadra. Dybala è stato autore di una partita finalmente brillante, facilitato senza dubbio da un Bologna che gli ha incredibilmente permesso di ricevere spesso in zona 14 fronte alla porta. Ronaldo ha interpretato la gara partendo da lontano, ma arrivando comunque a minacciare sempre la conclusione e a prendere al fine un volume di tiro considerevole. Magari non avranno svoltato la loro intesa come si sperava, ma hanno messo un altro mattoncino.

Nel primo tempo è stato difficile apprezzare la declinazione del 3-5-2 in fase di non possesso, dal momento che la Juventus non ha praticamente mai giocato una difesa posizionale. Oltretutto il Bologna si è confermato squadra a vocazione prettamente verticale, impegnando la difesa più che altro con transizioni veloci. Quando nel secondo tempo invece il Bologna ha potuto approfittare dei ritmi più bassi, entrambi gli esterni si abbassavano sulla linea a 5, forse la novità più rilevante della seconda frazione.

Una delle migliori azioni della partita: il “palla dentro, palla fuori” giocato come su un terreno di futsal. Peccato per la rifinitura, c’era modo di far meglio.

Allegri ha detto che l’aspetto migliore della partita è stato l’approccio senza presunzione e al contempo dal punto di vista tattico l’occupazione del centro del campo. L’avversario era di un livello sensibilmente inferiore, ma questo non deve in alcun modo permetterci di annacquare il giudizio più che positivo sull’esperimento. Al contrario, bisogna sottolineare che la squadra ha offerto prestazioni lodevoli con tutti e quattro (quattro!) moduli che Allegri ha proposto: il 4-2-3-1 con il Chievo, il 4-3-3 con il Sassuolo, il 4-4-2 di Valencia, e infine il 3-boh-boh di ieri. Così, dobbiamo ammettere che la brillantezza di ieri sera è stata il risultato dell’interpretazione di principi sostanzialmente nuovi, piuttosto che dall’adozione di un modulo diverso. Non è un fatto da trascurare nel formulare un giudizio su questa prima Juventus, ulteriore conferma se mai ce ne fosse bisogno dell’incredibile profondità e qualità di questa rosa.

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.