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I 150 palloni di Pjanić7 min lettura

Mi devo rendere conto di quanto del mio modo di fare calcio si può portare con produttività, cioè che non diventi un allenare se stesso [..] è chiaro che la mia filosofia rimane la stessa, poi voglio capire nell’attuazione dove si può arrivare e quanto di questo si può fare e quanto va lasciato ai singoli giocatori nel rispetto delle proprie caratteristiche. È un discorso di filosofia. E’ chiaro che se chiedi il mio parere ti direi che vorrei vedere Pjanić toccare 150 palloni a partita. Però poi bisogna allenare la capacità degli altri giocatori di innescare Pjanić…”

Questo estratto è la risposta che Maurizio Sarri ha dato nella conferenza stampa di presentazione alla domanda su quali aspetti e in quale reparto la Juventus dovesse migliorare maggiormente. In una conferenza in cui si è parlato anche (e meno male!) di campo le parole su Pjanić, insieme a quelle su Bernardeschi, mi hanno colpito parecchio. Più che di schemi sono in genere molto interessato alle valutazioni degli allenatori sui singoli perché molto spesso queste considerazioni sono la cartina tornasole di come un tecnico ha intenzione di impostare il proprio lavoro e di mettere la squadra in campo.

Dalle parole su Pjanić emerge in maniera cristallina quanto il bosniaco dovrà essere centrale nella Juventus di Sarri, e a ben vedere il numero 5 bianconero è un profilo che ben si confa per caratteristiche al sistema sarriano. Ma perché? E in quale ruolo?

Il perché è presto detto: si  tratta di un giocatore eccellente nel palleggio sulla corta o media-corta distanza che, con i compagni vicini, è in grado di fraseggiare, triangolare in spazi congestionati ed eludere schermature avversarie. Inoltre è molto abile nel gioco di prima e ha la rara dote di riuscire a pensare la giocata prima di ricevere il pallone. Grazie alla ottima visione periferica e alla sua intelligenza calcistica il bosniaco sembra molto spesso sapere già qualche secondo prima di ricevere il pallone a chi dare il pallone, con quale parte del piede colpirlo e come posizionarsi col corpo.

Eppure il rendimento in questi anni è stato altalenante e sono state sporadiche le prestazioni veramente convincenti. Pjanić ha giocato grandi partite quando la Juventus lo ha fatto; e la Juventus ha giocato partite eccellenti quando lo ha fatto Pjanić, come due elementi che si influenzano inesorabilmente e che non possono prendere sentieri separati. Delle problematiche di questi anni se ne è parlato e se ne è scritto più volte ma si può brevemente riassumere: mezz’ali troppo distanti, gioco troppo orizzontale, incapacità di accelerare l’azione, pochi smarcamenti in avanti tra le linee. Come si può evincere si tratta di criticità che riguardano Pjanić e le sue prestazioni singole ma che dipendono anche dal contesto all’interno del quale il bosniaco è stato chiamato a operare.

Con Sarri

Che compiti Sarri affiderà a Pjanić? Uno scenario plausibile è, nella probabile ipotesi in cui Sarri si affidi al centrocampo a tre, l’impiego del bosniaco come play basso davanti alla difesa. In questi ultimi anni Sarri si è sempre affidato a un giocatore tecnico dotato di palleggio e visione davanti alla difesa per facilitare la costruzione della manovra: Valdifiori ad Empoli ma soprattutto Jorginho a Napoli e al Chelsea. L’impostazione dell’azione delle squadre di Sarri prevede continui passaggi verticali, anche sul corto, in modo tale da fornire degli inneschi di pressione alla squadra avversaria col fine di disordinare lo schieramento avversario e di trovare un uomo libero alle spalle della linea del centrocampo. Tutto questo secondo il principio per cui l’allenatore dà ai giocatori gli strumenti per arrivare negli ultimi trenta metri dove saranno poi i giocatori talentuosi a trovare il modo di segnare.

Jorginho nel Napoli di Sarri è stato fondamentale perché è sempre stato protagonista di questo meccanismo a 360 gradi: molto spesso giocava a muro coi difensori proprio in quell’insieme di passaggi verticali sul corto (come nel video sopra precedentemente alla verticalizzazione); altre volte veniva trovato libero al centro del campo dopo triangolazioni sul lato palla per poi verticalizzare a due tocchi massimo. Inoltre è sempre stato lui a guidare i difensori nella conduzione del pallone sia vocalmente sia tramite gesti.

Pjanić a giudizio dello scrivente può svolgere questo ruolo anche se magari sarà necessario del tempo per interiorizzare, lui e la squadra, tutta una sequenza di scelte, tempi e movimenti. In primis il bosniaco dovrebbe aumentare il ritmo con cui egli stesso gioca e che inevitabilmente si riversa sull’intera squadra. Troppo spesso la Juventus è stata accusata, a torto o a ragione, di giocare sotto-ritmo ed il primo giocatore che si è adattato a questo contesto è stato proprio Pjanić. In soldoni: meno tocchi di palla, giocate più immediate e più coraggio nelle verticalizzazioni sulla media-corta distanza alla ricerca dell’uomo dietro le linee. Perché il gioco di Sarri trovi attuazione sul campo è necessario che il numero 5 bianconero compia questo switch, questo step che potrebbe essere il passo necessario per consacrarsi nell’elite del ruolo. Si tratta di un aspetto che concerne la maggior intensità di gioco e nell’interpretazione della gara che è lecito attendersi dalla Juventus di Sarri e che è stata un difetto della Juventus di Allegri, quantomeno dell’ultima.

Come detto però non è solo Pjanić a dover progredire nel suo gioco: è fondamentale che il contesto attorno a lui sia funzionale. In primis in termini di smarcamento: il Napoli è stato abilissimo nel riuscire a trovare sempre l’uomo alle spalle grazie a movimenti di squadra perfettamente interiorizzati per tre anni. Sotto questo aspetto dovrà essere abile Sarri nel riuscire nel più breve tempo possibile a tramutare sul campo le sue idee. Le mezz’ali non potranno solamente scappare in avanti lasciando molti metri di distanza dal mediano bianconero. Dovranno, se necessario, accompagnare la risalita col palleggio (Bentancur, Ramsey ed eventualmente Rabiot, per non parlare di Pogba, sono profili ottimali) in aiuto a Pjanić o tramite triangoli sull’esterno. Inoltre una delle mezz’ali, ipotizziamo Bentancur, potrebbe essere molto utile in caso di marcatura a uomo su Pjanić per avere un’altra fonte in grado di produrre gioco e costruire la manovra. Oltre alle mezz’ali è necessario che gli attaccanti, senza dover abbassare troppo il raggio d’azione, sappiano venire incontro e dettare tramite il movimento la giocata ma sia Dybala sia Costa sia Bernardeschi ne sono in grado.

Tralasciando per un momento la fase di possesso, Pjanić è un giocatore adatto anche ad interpretare la fase di non possesso di Sarri. Il nuovo allenatore bianconero tende ad un atteggiamento abbastanza proattivo con un sistema di riaggressioni immediate più o meno intense col fine di recuperare il pallone nella metà campo avversaria (la Juventus ne sa qualcosa). La difesa alta (a proposito, benvenuto De Ligt) risponde a questa strategia e l’ex roma si inserirebbe bene in questo contesto poiché è un giocatore dotato di eccellenti letture nell’anticipo, nella difesa in avanti. Legge prima l’intenzione dell’avversario, rapidamente accorcia e intercetta.

Ecco, questa cosa qui la sa fare

Legato indissolubilmente a questo modo di difendere, un altro obiettivo della Juventus di Sarri, con ogni probabilità, sarà tenere un baricentro mediamente alto. La conseguenza potrebbe essere portare, tramite il palleggio con possesso consolidato, anche Pjanić sulla zona trequarti dove potrebbe esercitare con una certa costanza le sue doti nell’assist/imbucata e, perché no, anche nel tiro da fuori. Insomma, è auspicabile che i numeri del bosniaco tornino ad essere un po’ più alti. Magari non al livello dell’ultima stagione con la Roma (12 gol e 13 assist) ma che possa avvicinarsi di più alla doppia cifra rispetto ai 4 gol e 8 assist dell’ultima annata.

Un ultimo focus è opportuno dedicarlo, anche se a mio giudizio non sarà la strada intrapresa, all’ipotesi Pjanić mezz’ala di possesso nel 4-3-3. Non gli verrebbe chiesto un lavoro in ampiezza e in verticale che non è in grado di coprire, ma piuttosto i suoi compiti sarebbero perlopiù di palleggio tramite triangoli con l’esterno per aiutare la risalita e l’occupazione del mezzo spazio destro (dividendo il campo in verticale in 5 strisce il mezzo spazio, o half-space, corrisponde alle due strisce che stanno appunto a metà tra quella centrale e quella esterna). In questa circostanza i suoi compiti sarebbero più di rifinitura e di cucitura del gioco dalla metà campo in sui anziché di pura regia. La conferenza stampa mi fa propendere maggiormente, però, per quest’ultima ipotesi.

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Luca Rossi

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.