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A che punto è Bernardeschi?10 min lettura

Pochi fronzoli: la stagione 2018-2019 doveva essere quella della definitiva consacrazione di Bernardeschi. Per i più clementi lo è stata solo parzialmente, per i più critici non lo è stata affatto.  È opportuno chiedersi a questo punto quale sia il valore fin qui dimostrato dal numero 33 bianconero per capire quale ruolo potrà giocare nella Juventus del futuro.

Primo anno

Bernardeschi è giunto alla Juventus nell’estate del 2017 per una cifra di circa 40 milioni. È arrivato con la nomea del giovane talento italiano da svezzare, aspettare, a cui far capire cosa significa giocare per la Juventus e da far esplodere poi nel lungo periodo. La concorrenza nel reparto si profilava serratissima con Cuadrado, Dybala, Mandžukić oltre al neo arrivato Douglas Costa ed era chiaro a tutti che l’ex viola sarebbe partito in coda nella gerarchia. L’andamento della stagione conferma questa impressione e infatti tra panchina e infortuni colleziona soltanto 1104 minuti nel corso dell’intera stagione confezionando 5 gol e 6 assist tra tutte le competizioni. In una Juventus che pian piano si sposta dal 4-2-3-1 al 4-3-3 Bernardeschi ricopre il ruolo a lui più congeniale di esterno destro alto con la possibilità di rientrare verso il centro sul piede forte per poter andare al tiro o all’imbucata. Della sua prima annata non si può non ricordare il pregevole gol contro la Spal.

Il tiro ce l’ha

La prima stagione è stata di assestamento come spesso è accaduto per i giovani soprattutto sotto la gestione Allegri. Basti pensare a Bentancur, Rugani o ad Alex Sandro. Ci si attende ovviamente il salto di qualità  per poter dimostrare di essere un titolare nella Juventus. Salto di qualità sul quale però molti, tra cui lo scrivente, nutrivano dubbi.

Secondo anno: le buone premesse iniziali

Già dalla preparazione estiva, travolta ovviamente dall’arrivo di Cristiano Ronaldo, si iniziano a nutrire corpose aspettative sull’ex viola il quale sembra dimostrare un’ottima intesa sul campo proprio con CR7. Infatti il primo gol in maglia bianconera del portoghese, seppur in amichevole a Villar Perosa, arriva su splendido assist di Bernardeschi.

Lancio mica male

Al netto di un match poco probante l’asse Bernardeschi Ronaldo sembra promettere molto bene: nello specifico CR7 è un giocatore che fa movimenti continui e puntuali, soprattutto nell’attacco della profondità, e Bernardeschi pare essere il giocatore ideale per giocare sull’esterno destro e servirlo alle spalle della difesa come fatto in quest’amichevole. L’inizio di stagione è molto promettente: gol alla prima di campionato contro il Chievo ma soprattutto la formidabile prestazione contro il Valencia ai gironi. La Juventus rimane in 10 al 29° del primo tempo per via dell’assurda espulsione di Ronaldo ma gioca una partita tosta con una fame di vittoria con poche eguali al mondo e porta  a casa i tre punti con lo 0-2 finale. Questo match però è una prima volta per Bernardeschi: è la prima  volta infatti che il numero 33 si prende sulle spalle la squadra mostrando le stigmate di quello che può diventare un leader tecnico. Non sbaglia una giocata col pallone tra i piedi, difende palloni molto complicati , prende falli utilissimi per respirare ed effettua strappi notevoli col pallone. Offre inoltre una copertura difensiva per 90 minuti con una dedizione e disciplina impeccabili. Per tutti i 90 minuti si ha l’impressione di un giocatore fisicamente dominante e maturo nell’operare sempre la scelta giusta. E ciò che deve stupire maggiormente della frase appena scritta è che lo abbia fatto per tutti i 90 minuti. Non 30, da subentrato. Non 60. Ma 90 in un match mentalmente probante.  Inoltre Bernardeschi pare inserirsi egregiamente in quel sistema fluido che è stato la Juventus dei primi tre mesi della stagione: a destra riceve e viene dentro al campo per andare al tiro o per aprire il campo sull’altro lato; a sinistra è abile nel superare l’avversario di potenza lungo l’esterno per poi crossare col sinistro.

Il 4-3-1-2, l’Atletico e il finale di stagione

Da Dicembre la musica inizia a cambiare per tutta la squadra: da una Juventus che domina spazio e pallone si passa a una squadra più attendista, speculativa e senza dubbio meno brillante. Nel mese di Dicembre, con i gironi di Champions ormai archiviati, Allegri si fossilizza sul tridente Dybala – Ronaldo – Mandžukić e si riducono  drasticamente i minuti per tutti gli altri uomini offensivi. Bernardeschi addirittura ne gioca soltanto 31. In ogni caso a una Juventus meno efficace sul campo (ma pur sempre vincente) si associa una maggior opacità anche nelle prestazioni del numero 33 che sembra non trovare molto spazio nel rombo disegnato da Allegri. Con un campionato che è ormai archiviato si giunge al doppio confronto con l’Atletico. All’andata la Juventus gioca una partita pessima uscendo con le ossa rotta e una qualificazione apparentemente compromessa. Al Wanda Metropolitano Bernardeschi entra solo a 10 minuti dal termine ma non riesce a dare la scossa alla squadra se non per un tiro su schema da punizione deviato da Oblak. Si arriva alla partita di ritorno e Allegri decide schierare Bernardeschi dal primo minuto in luogo di Dybala che sta vivendo la sua peggiore stagione da quando alla Juve. Nel match più importante della stagione ecco che l’ex viola sforna quella che è senza dubbio la miglior partita della carriera: si ripete la prestazione totale che già si era vista contro il Valencia a inizio stagione ma questa volta si rivela anche decisivo per la qualificazione: assist al bacio per Cristiano Ronaldo in occasione del primo gol e percussione straripante che procura il rigore della terza marcatura. È come se in questa serata le doti tecniche e quelle fisiche si siano fuse perfettamente con la consapevolezza dell’importanza di ogni singolo  pallone e con la ferma volontà di dimostrare di essere un fuoriclasse che merita la titolarità nella Juventus. Il mix è un giocatore devastante che più con la volontà che con la pura tecnica è in  grado di dominare ogni situazione di gioco ed essere incisivo in più zone di campo.

 

Sì, però stai calmo

Stupisce la personalità con cui si è preso delle responsabilità: dopo poco più di mezz’ora è il giocatore ad avere provato più tiri tra cui una rovesciata molto complicata che non finisce lontano dai pali. Il tentativo di rovesciata sembra quasi assomigliare alle grandi e complicatissime giocate che provano i fuoriclasse per ricordare a se stessi e a tutti gli altri che sono dei fuoriclasse. Giocate di cui hanno bisogno. Anche l’assist sul primo gol non è banale: era lecito aspettarsi un suggerimento a sinistra per Spinazzola mentre Bernardeschi opta per una giocata controintuitiva: parte con il corpo rivolto verso l’esterno, decide di sterzare strappando e si rivolge verso l’area, effettua un cross dalla trequarti di difficile lettura per il terzino.

Che serata

Da questo momento Bernardeschi scala definitivamente le gerarchie (Dybala, nello specifico) e si prende il posto da ibrido trequartista/esterno titolare dietro al duo Ronaldo – Mandžukić. Da questo momento in poi le uniche partite che contano sono quelle di Champions League poiché il campionato è ormai una formalità ma nelle partite di campionato si ripetono spesso alcuni errori ed emergono i difetti dell’italiano: molti errori in rifinitura sia in misura sia nei tempi, fatica a giocare tra le linee, problemi nel controllo palla tra le linee per via di una postura del corpo non sempre corretta. Se un problema enorme della Juventus 2018/2019 è stata la rifinitura Bernardeschi, non ovviamente per totale colpa sua, non si è dimostrato l’uomo in grado di dare quel quid in più alla squadra. Il prosieguo della stagione purtroppo si stanzia su un livello di mediocrità sia per quanto concerne le prestazioni di squadra sia personali. Il doppio confronto con l’Ajax conduce a un ridimensionamento del Bernardeschi visto contro l’Atletico. Ancora tanti stop sbagliati, occasioni importanti non sfruttate anche in situazioni a lui teoricamente favorevoli. Insomma nell’opacità della prestazione di squadra Bernardeschi affonda con gli altri.

Il suo ruolo

Ma quindi chi è Bernardeschi? Il giocatore “totale” (tra molte virgolette) visto a Valencia e contro l’Atletico? O un discreto giocatore che ha avuto il merito di azzeccare alcune partite ed è stato bravo ad azzeccare quelle giuste? La verità, ad opinione dello scrivente, sta un po’ nel mezzo. Per rispondere però bisogna anche fare delle valutazioni sul suo ruolo e su come sia stato impiegato. Bernardeschi non è un trequartista centrale, o quantomeno fa fatica a esprimersi al meglio lì. E’ un giocatore che strappa, non che cuce;che ha bisogno di campo davanti a sè e non di un fazzoletto di terreno spalle alla porta. La palla non è sempre attaccata al piede (a differenza per esempio di Isco che trequartista lo è) e anzi sovente il primo stop non è preciso e deve rimediare con una falcata.

Al momento della ricezione il corpo è leggermente in avanti rispetto alla linea del pallone, lo stop conseguente col mancino non è affatto preciso poiché deve controbilanciare l’avere in corpo in avanti. Costretto ad una falcata non perde palla un po’ per fortuna

Non ha i tempi né la misura dell’imbucata verticale (arte in cui, per intenderci, Pjanić, se giocasse dai 30 metri, potrebbe tenere un corso all’università). Inoltre ha il difetto, come molti giocatori mancini, di essere prevalentemente mono piede amplificando alcune difficoltà nel giocare centralmente. Il ruolo quindi probabilmente non lo ha aiutato. Bernardeschi si esprime al meglio con ogni probabilità come esterno destro (o trequartista esterno, per essere più precisi): lì può avere campo in avanti per provare l’1vs1 sfruttando le sue egregie doti atletiche, può entrare dentro il campo e provare il tiro (sua eccellente qualità), può combinare col terzino. Insomma, ci sono una serie di situazioni di gioco che più si conciliano con le sue caratteristiche. Ne gioverebbe anche in rifinitura: se si tratta di un profilo non ottimale per la rifinitura dal centro, altrettanto non si può dire per una rifinitura effettuata da posizione decentrata. Sulla linea esterna con la fronte verso l’area può optare per interessanti soluzioni che vadano a premiare i tagli degli attaccanti.

Posizione quasi esterna, possibilità di rivolgersi col corpo verso il centro del campo e lo sguardo verso l’area. é la situazione ottimale per effettuare la giocata col suo sinistro. E Ronaldo va in porta. Questo tipo di giocata è nell’arsenale di Bernardeschi

Probabilmente da esterno i suoi numeri si alzerebbero poiché 3 gol e 6 assist non sono un bottino pienamente soddisfacente. Ma Bernardeschi mezz’ala? Si tratta di un’idea di cui tante volte si è parlato e anche Allegri in alcune conferenze ha paventato questa possibilità. Potrebbe garantire degli strappi centrali in grado di spezzare le linee di pressione avversarie e si tratterebbe di un giocatore comunque tecnico dotato di lancio, dribbling e visione. Interessanti potrebbero essere le combinazioni e gli scambi di posizione magari con l’esterno. E’ uno scenario praticabile ma probabilmente non il più congeniale a quelle che sono le sue caratteristiche.

Ma quindi?

Bernardeschi è un patrimonio importante di questa Juventus. Difficilmente diventerà un leader assoluto e tecnico perché la Juventus ha, e probabilmente avrà, giocatori con qualità e colpi superiori ai suoi. Ha tutte le carte però, messo nel giusto contesto, di essere un titolare o semi titolare che può giocare grandi partite in una Juventus che funziona. E lo ha dimostrato perché Atletico e Valencia non possono essere pura casualità. Se il primo anno è stato di transizione, il secondo ancora di difficile decifrazione, è possibile che il terzo, con un altro allenatore, ci possa dare una risposta più o meno definitiva. 

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Luca Rossi

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.