Approfondimenti

Registi e fonti di gioco

di Luca Rossi


La Juventus 2016/17 si caratterizza per un aspetto molto importante: la presenza contemporanea in campo di più fonti di gioco, ovvero di più giocatori in grado di sviluppare la manovra offensiva facendo passare la palla dai propri piedi. La nostra analisi.


Si è sentito parlare in questi ultimi due mesi di come la Juventus grazie a questa sessione di calciomercato abbia innalzato notevolmente la qualità della rosa. Questa affermazione può essere letta in diversi modi, ma uno degli aspetti più interessanti da analizzare, alla luce anche delle prime uscite stagionali, è l’aumento delle cosiddette fonti di gioco. Con questo termine si intendono quei giocatori maggiormente coinvolti nel possesso palla, coloro che tessono le fila della manovra bianconera e che sono molto spesso autori dei passaggi chiave. Per capire quindi  come sta cambiando la Juventus 2016/17 sotto questo punto di vista, andiamo a vedere quali sono le fonti di gioco di questa squadra, e quali sono le loro caratteristiche.


Bonucci: il nostro “libero moderno” è la prima fonte di gioco, partendo dal pacchetto difensivo. Possiede doti tecniche elevate per la media dei colleghi di reparto e nei meccanismi bianconeri costituisce un vero e proprio regista arretrato a cui vengono demandati spesso e volentieri compiti di impostazione. Il suo ruolo di regista emerge ancor di più nelle partite bloccate in cui si fatica a costruire l’azione dal centrocampo e si chiede al nostro numero di 19 di trovare la giocata che possa creare dei presupposti pericolosi facendo alzare il baricentro della squadra. Non a caso nelle partite in cui Leo è assente la squadra trova maggior difficoltà nella transizione pulita ed efficace del pallone. Emblematiche sono due partite: Lazio-Juventus di questa stagione, in cui la Juve è stata molto “rognosa” ma molto poco apprezzabile dal punto di vista del gioco, e la finale dell’ultima coppa Italia giocata col Milan. Anche questo match ha visto una Juve poco brillante proprio per l’assenza di uno dei giocatori cardine in fase di impostazione. Due sono i colpi principali del suo repertorio. Il primo è il laser pass, divenuto fondamentale per via dell’evoluzione tattica degli ultimi anni. Si tratta di un passaggio teso, generalmente rasoterra, volto a servire un compagno libero tra le linee spalle alla porta o addirittura nello spazio. È essenziale per non condurre l’azione solo per vie orizzontali guadagnando quindi campo insieme a più tempi di gioco. Ritorna utile soprattutto in caso di densità nella zona mediana a causa del pressing avversario. Bonucci è un maestro in questo senso e spesso riesce a effettuare questo colpo di prima, avendo osservato il posizionamento dei compagni prima della ricezione del pallone. L’altro asso del numero 19 bianconero è il lancio medio-lungo, a volte di 25-30 metri. Si tratta di un’arma molto importante per premiare gli inserimenti senza palla sia delle punte sia soprattutto delle mezz’ali. Khedira docet. Queste due giocate costituiscono un’importante alternativa alla manovra maggiormente ragionata e pertanto più lenta che a volte può risultare inefficace con squadre organizzate e preparate nel chiudersi a guscio. Per rinfrescare la memoria sulle doti di Bonucci basta pensare al lancio di Bonucci per Giaccherini nella prima partita dell’Italia agli europei di quest’anno con il Belgio.


Marchisio: pur non avendo i piedi di Pirlo, il nostro principino è un’importante fonte di gioco nella manovra bianconera. In primis per la pulizia della giocata e per la rapidità di pensiero che gli permettono di giocare a due tocchi senza trascurare qualità nella giocata stessa. In secondo luogo per la sua discreta visione di gioco, qualità che gli ha permesso di intercalarsi al meglio nel ruolo di regista, posizione fino all’anno scorso a lui più o meno aliena. I suoi lanci medio-lunghi sono in genere precisi e a volte diventano assist illuminanti come quello per Pogba a Carpi nella stagione scorsa. Il nostro numero 8 è invece meno abile nel verticalizzare il gioco con passaggi filtranti rasoterra nella metà campo avversaria. Materia, per intenderci, in cui Pjanic potrebbe dare lezioni. Questo è uno dei suoi deficit, che derivano dal fatto che Marchisio non ha mai fatto il regista bensì si è sviluppato in carriera come mezz’ala abile negli inserimenti. La sua qualità principale è il ruolo cruciale di equilibratore del centrocampo. Conferisce ordine alla manovra facendosi sempre trovare in posizione per ricevere il pallone al fine di effettuare a due tocchi il passaggio medio-corto per il compagno più libero. È essenziale quindi per scaricare il pallone rendendo vano il pressing avversario. Eccezionale è anche la sua capacità di resistere palla al piede alla pressione di uno/due avversari grazie all’ ottima tecnica di base in suo possesso. Aspetto da evidenziare, ma che in verità esula dall’argomento trattato, è la sua intelligenza tattica, sia in fase di possesso che in fase di non possesso. Soprattutto in quest’ultima situazione, le sue caratteristiche gli permettono di recuperare molti palloni occludendo le principali linee di passaggio avversarie. Stiamo parlando di uno dei centrocampisti più completi d’Europa. Allegri attende impaziente il suo recupero.


Dani Alves: ecco una delle più importanti new entry di quest’anno. Dani Alves si sta configurando come un vero e proprio regista decentrato. Quasi tutte le azioni della Juve attuale passano dai suoi piedi. È il giocatore con più passaggi eseguiti a partita, sintomo di come sia uno strepitoso accentratore di gioco e uno dei più dotati nel palleggio, grazie anche all’esperienza catalana. Ha dei piedi da ottimo regista che gli permettono di smistare palloni più o meno pericolosi dalla trequarti avversaria in poi. Il triangolo che forma insieme a Dybala e Khedira è estremamente efficace nel riuscire a superare la linea difensiva avversaria grazie a brevi ma precisi scambi. Un giocatore come il brasiliano mancava alla rosa bianconera soprattutto nell’ottica di una Juventus con maggior possesso palla e qualità di palleggio. Determinante sarà anche il suo apporto nell’uscita dal pressing avversario nelle circostanze in cui la Juve sarà costretta a ripartire dalla sua metà campo. Non bisogna aspettarsi da lui gran corsa e 1vs1 ubriacanti, stile Cuadrado, ma d’altronde bisogna far correre la palla, e lui in questo è maestro.


Pjanic: Altro nuovo acquisto di questa sessione estiva che numericamente va a sostituire il buco lasciato da Pogba, ma con aspetti qualitativi estremamente differenti. Allegri non ha ancora trovato un ruolo definitivo per il bosniaco, che però ha fatto vedere le migliori cose impiegato da mezz’ala con licenza di giocare tra le linee avversarie. Sassuolo e Dinamo ne sanno qualcosa. Il numero 5 bianconero è il giocatore che si avvicina maggiormente al ruolo di regista puro, tanto che Allegri inizialmente ha manifestato l’idea di farlo giocare nella posizione di Pirlo, il miglior regista degli ultimi vent’anni. L’ex giallorosso mostra innanzitutto un’eccellente qualità di palleggio, una visione di gioco notevole che gli permette di fornire assist e passaggi chiave in quantità industriale. L’ultimo in ordine di tempo è quello per Higuain contro la Dinamo Zagabria: lancio dalla trequarti a imboccare perfettamente l’attaccante. Pjanic sarà un giocatore determinante in questa stagione perché le sue caratteristiche migliorano notevolmente la qualità del gioco corale della squadra. In queste prime uscite ha mostrato anche una buona attitudine nell’inserimento che lo hanno portato al gol sia col Sassuolo sia con la Dinamo. Chiave sta diventando anche il suo ruolo nel pressing alto esercitato nella metà campo avversaria che permette un recupero immediato del pallone. Se comparato a Pogba, Pjanic non è in grado di effettuare gli strappi del francese, soprattutto per le doti fisiche diverse. Però, il bosniaco permette senza dubbio una circolazione della palla più veloce grazie alla sua capacità di giocare di prima o a due tocchi, mentre l’ex numero 10 bianconero tendeva a rallentare l’azione. Questo aspetto si è rivelato evidente nelle partite in cui la Juve è riuscita ad avere il pallino del gioco in mano (Sassuolo è il massimo esempio), mentre nei match più difficoltosi è mancata la progressione palla al piedi del francese (per esempio nel match contro l’Inter). Tutto ciò è sintomo di come la Juventus quest’anno abbia il dovere di cambiare stile di gioco rispetto all’anno scorso.


Dybala: la Joya oltre che come gran realizzatore si sta affermando come un importante regista avanzato. Spesso, forse troppo in certe occasioni, si abbassa sulla linea dei centrocampisti o per tentare col dribbling di insinuarsi nella retroguardia avversaria o per prendersi carico dell’impostazioni della manovra. Numerosi sono stati i lanci dalla porzione destra del campo all’indirizzo di Sandro dall’altra parte del campo o i tentativi di dialogo stretto con Alves e Khedira. Rispetto all’esperienza palermitana, in cui era impiegato come prima punta, Dybala si sta affermando come un giocatore d’attacco completo la cui unica pecca è il mancato utilizzo del piede destro.


Ecco che quella che era la colonna vertebrale dell’anno scorso (Bonucci-Marchisio-Dybala e Pogba) quest’anno ha subito uno spostamento asimmetrico verso destra grazie a Dani Alves e in virtù della mancanza di Pogba a sinistra. In queste prime uscite la Juventus occupa la porzione destra del campo in fase di impostazione per il 43%, a discapito della zona centrale e sinistra che hanno percentuali evidentemente inferiori. Questa ulteriore fonte di gioco venutasi a creare con un innalzamento tecnico enorme sarà uno dei punti di forza di questa squadra, senza però dimenticare la corsia sinistra. In questa stagione, considerando Alves e Sandro titolari, abbiamo due fasce con caratteristiche differenti. La corsia destra basata sul palleggio e sulla tecnica; la sinistra dalla corsa e dalla dinamicità unita comunque a una discreta tecnica. Sandro non può essere considerato una vera e propria fonte di gioco, però senza dubbio grazie alla capacità nell1vs1 può costituire un’arma fondamentale. Ecco che quindi la differenza di stili di gioco delle due fasce permette un’alternanza importante nel gioco bianconero che rende meno monotona la manovra. Un altro “upgrade”, in questo contesto, è la presenza di Gonzalo Higuain. L’argentino è un eccellente finalizzatore, grande tiratore ma allo stesso tempo in grado di svolgere un ruolo di rifinitura. Un esempio è l’occasione del secondo tempo col Siviglia in cui Higuain si stacca dalla marcatura dei difensori, palla al piede retrocede di qualche metro per poi aprire a destra per Khedira. Da questa giocata è scaturita una delle occasioni più importanti della partita, con Dybala anticipato per un nulla da Sergio Rico su assist di Alves. Mandzukic, attaccante che ha altre qualità, non costituisce un’alternativa valida in questo senso.

In conclusione possiamo dire che la Juventus ha incrementato il numero di giocatori in grado di gestire l’impostazione dell’azione e di effettuare giocate decisive nel corso della partita. La miglioria di questo aspetto potrà giovare senza dubbio in ambito europeo dove la qualità, più che la corsa, fanno la differenza. Vedremo se Allegri riuscirà a traslare tutto questo anche sul campo. Fino ad adesso ci è riuscito in parte. Ma, si sa, il meglio deve ancora venire.