Cosa succede senza intensità mentale?5 min di lettura

Il campionato della Juve può essere portato come caso di studio per far capire cosa succede quando l’intensità mentale non è sullo stesso piano di quello che si richiede in una prestazione di alto livello. In 11 delle 33 partite sin qui disputate la Juve ha subito 23 dei suoi 35 gol, 9 nelle ultime 3 giornate. Eppure c’è un’altra faccia della medaglia.


La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni. (Rafael Nadal)

Lo sa bene Rafael Nadal che sulla prestazione mentale di alto livello ci ha costruito gran parte della sua carriera sportiva. Il calcio e lo sport in generale, negli ultimi anni, hanno preso una chiara direzione. Il livello della prestazione sportiva nel calcio si è notevolmente alzato, trovare squadre ben preparate da un punto di vista tattico e atletico è sempre più comune. Le metodologie sono sempre più condivise e da un punto di vista atletico è sempre più difficile, con la corretta programmazione, fare danni irreversibili. L’aspetto tattico è migliorato tantissimo ed è veramente raro trovare squadre impreparate da questo punto di vista. A fare la differenza rimane ancora la tecnica individuale, qualità che è venduta a caro prezzo sul mercato. È difficile quantificare quanto possa incidere in termini percentuali la prestazione mentale, quello che sicuramente si può dire è che incida veramente tanto.

Nel post partita di Verona v Atalanta, sono rimasto abbastanza colpito da un’osservazione di Alessandro Costacurta, ex giocatore di altissimo livello e opinionista SKY SPORT. Nel commentare il pareggio dell’Atalanta a Verona, si è detto abbastanza sorpreso di come l’Atalanta non avesse vinto quella gara (36 punti su 42 nelle ultime 14) e che si sarebbe aspettato qualcosa in più. Proprio lui che ha vissuto anni vincenti al Milan dovrebbe sapere che nello sport le differenze di categoria, non differenziano i giocatori per le sole qualità tecniche ma anche e soprattutto per quelle mentali. Non so dove l’ho sentita una volta, ma è una frase che trovo assolutamente vera:

Giocare per vincere è un altro sport. (anonimo)

In tutti questi anni di vittorie bianconere, ogni anno lo staff dirigenziale e quello tecnico hanno sempre dovuto raschiare il fondo per trovare nuova linfa su cui basare l’ennesimo anno di vittorie. 8 anni nello sport sono un’eternità e se ogni anno non si programma e prepara bene la stagione dal punto di vista mentale, le conseguenze possono essere catastrofiche.

L’utilizzo delle abilità mentali è una delle principali cose che accomuna gli atleti in ogni categoria dello sport. Ed è estremamente vero che più si alza il livello delle categorie e più la prestazione mentale ha un’incidenza maggiore. Gestire in modo efficace l’ansia e le emozioni, mantenere la concentrazione durante una prestazione sportiva è quanto di più complicato possa esserci. È qualcosa che non è innato e si costruisce col tempo, e che necessita di un elevato numero di ore volo. La componente mentale in una prestazione di alto livello può essere estremamente importante quando la differenza di livello dei contendenti si assottiglia e non è un caso se un numero sempre maggiore di professionisti si affida al mental coach.

Nella stagione in corso, sin qui 33 partite, la Juve ha perso e pareggiato, rispettivamente 4 partite. In appena 11 delle 33 partite giocate ha subito 23 gol, 2.1 a partita. Sassuolo, Napoli, Atalanta, Milan, Lazio e Verona, sono state le uniche 6 squadre ad aver realizzato 2 gol contro i bianconeri nella stessa partita. Nel complesso dei 33 punti a disposizione, la Juve ne ha raccolti 15, una media di 1.36 a partita. Queste squadre, insieme a Inter e Roma, occupano le prime nove posizioni in classifica.

Nelle restanti 22 partite la Juve ha collezionato 62 punti sui 66 a disposizione, una media di 2.82 a partita, subendo appena 12 gol, 0.55 a partita. In queste 22 gare la Juve ha affrontato squadre dalla decima posizione in poi, a cui vanno aggiunte Inter e Roma.

La differenza appare troppo marcata per non evidenziarla, anche perché nelle 11 partite citate, la Juve ha sofferto l’intraprendenza degli avversari, e non sono solo i numeri a dirlo, ma le partite in sé. Sassuolo, Verona, Atalanta, Milan e Lazio sono state le squadre che hanno messo di più in difficoltà i bianconeri. Sebbene il Napoli, almeno in campionato, non lo abbia fatto, condivide con le altre cinque la capacità di aver sfruttato i momenti a vuoto della Juve durante alcune fasi della partita: come non ricordare la rimonta da 3-0 a 3-3 all’andata?

Anche nella recente partita contro il Sassuolo, la Juve ha mostrato di aver ben in testa cosa fare. Ma quello che ha caratterizzato queste partite è stata la carenza di applicazione mentale in fasi più o meno lunghe. Nel corso della stagione la squadra ha mostrato un percorso di crescita nella gestione delle gare, le prime 4 gare di campionato post Covid, avevano lasciato sensazioni positive da questo punto di vista. Le ultime 3 hanno evidenziato come il problema sia ancora presente e da risolvere.

Le partite con Inter e Roma tuttavia hanno dimostrato che la continuità di prestazione mentale di alto livello può essere raggiunto anche con squadre tecnicamente e tatticamente più preparate, e che proprio in quel caso la prestazione mentale abbia fatto la differenza nel portare a casa una prestazione di spessore sotto ogni punto di vista, non solo nel risultato, visto che con l’Atalanta la Juve ha portato a casa 4 punti su 6.

Questo step è l’ultimo che si richiede affinché questa squadra abbia un approccio migliore alla gestione delle gare, è uno step necessario e richiesto per lo sviluppo del progetto tecnico tattico. Innescare un processo di auto-fiducia è lo strumento migliore per automizzare certi meccanismi e far sì che nei momenti di incertezza la squadra si rifugi in quello che sa fare piuttosto che eseguire male quello che non sa fare.