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Il fattore Cristiano e come innescarlo

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Di Cristiano Ronaldo si è parlato e scritto tanto, scendendo con velocità supersonica nel gossip e nel trash puro, offrendo spesso materiale per le discussioni con i colleghi di lavoro e gli amici. L’epifania di un campione di tale portata, e di uno dei principali brand al mondo, è un evento più unico che raro e le conversazioni attorno a lui sono una logica conseguenza per un popolo che vive tradizionalmente di calcio. Il suo arrivo in Italia è stato accolto con entusiasmo messianico e un mix di paura-invidia da parte dell’altra metà che non tifa Juventus, mentre i principali interrogativi giravano attorno al numero di gol che avrebbe segnato (più di quanto fatto in Liga?) e se sarebbe bastato per portare finalmente la Champions a Torino; alzi la mano chi non ha sentito qualcuno estrarre il classico argomento “le difese italiane sono diverse, altro che quelle spagnole”, dimenticandosi ovviamente i 105 gol in 101 presenze realizzati in Champions League, come se i vari Immobile, Belotti e bomber italici fossero dei mostri capaci di trovare qualche straordinario modo di segnare, atavico cavallo di battaglia che ha preso nuovamente vigore dopo le tre partite senza realizzare una rete da parte del nostro CR7.
“Colpa d’Allegri”, “la Juventus gioca male”, “Ronaldo non è in forma”, “all’inizio segna sempre poco”, “deve capire il calcio italiano” sono alcune tra le frasi sentite in queste settimane, spesso dimenticandosi di compiere un’azione semplice nella sua banalità: guardare le partite, anche più volte, per capire come l’attaccante portoghese si è mosso, come è stato servito e a che punto si trova il suo inserimento con la nuova squadra, partendo dal presupposto che il calcio, secondo la concezione d’Allegri che tendo a condividere per minima esperienza sul campo e per ragionamento, è un gioco fatto di conoscenza e di connessioni che si vengono a creare tra i calciatori e che quindi dopo appena tre partite e qualche settimana scarsa di allenamenti in comune il lavoro da compiere è ancora immenso.
Per ogni singolo match disputato ho scelto di realizzare un video di qualche minuto per mostrare nella maniera più completa e dettagliata possibile le prestazioni. Il viaggio dentro le gare di Cristiano Ronaldo non può quindi che partire da Verona e dall’esordio con il Chievo. Massimiliano Allegri sceglie per l’occasione un’undici di partenza decisamente offensivo schierato col 4-2-3-1: il portoghese è il centravanti, Dybala alle sue spalle, Cuadrado e Douglas Costa sulle fasce, Alex Sandro e Cancelo i terzini. Della prima mezz’ora e della gara in generale si è già parlato anche in questo sito, ma per il nostro focus è essenziale notare il cambio di posizione dopo un’ora di gioco con lo spostamento sulla sinistra a seguito dell’ingresso di Mandžukić. Ronaldo chiude la partita con 9 conclusioni effettuate, 4 delle quali in porta, andando a vicino al gol con una conclusione dal limite.
La seconda partita è con la Lazio. Allegri cambia rispetto alla gara d’esordio per ricreare una solidità maggiore adattandosi anche alle caratteristiche dell’avversario: la Juve è sistemata con un 4-4-2 particolarmente fluido dove CR7 si muove maggiormente sul centro-sinistra. La prestazione bianconera è meno brillante, la produzione del gioco interno spesso insufficiente, Ronaldo chiude con 6 tiri, 4 dei quali in porta. Il gol non arriva per via di un’ottima parata di Strakosha e di un intervento del numero uno laziale che gli devia il pallone in occasione del raddoppio di Mandžukić.

Infine, è il turno di Parma. Ancora 4-4-2 tendente al 4-3-3 con la palla per la Juventus, nuovamente gioco interno non sufficiente, Ronaldo più centrale nel primo tempo e poi maggiormente defilato sulla sinistra nella ripresa. Probabilmente la prestazione meno brillante da parte del portoghese con una occasione non sfruttata, condita con il solito numero elevato di conclusioni, 8, ma solamente uno indirizzata verso lo specchio della porta.

Le statistiche dopo 3 giornate raccontano questo: Cristiano Ronaldo è il giocatore ad aver effettuato il maggior numero di conclusioni, 23, senza aver mai tentato un tiro all’interno dell’area piccola, con l’indice degli xG fermo a 1,34, un dato che sta a significare che la qualità dei tiri presi non porta mediamente ai gol (è però vero che il campione è quello che riesce a segnare da posizioni più complicate e basta pensare alle parate di Sorrentino e Strakosha per prendere questo numero molto con le pinze), ma non raccontano le prestazioni del portoghese.
I video delle singole gare ci raccontano nel dettaglio quanto si è verificato sul campo e come si muove il nuovo acquisto bianconero: CR7 è un giocatore che pensa più velocemente rispetto ai compagni, pronto ad attaccare la profondità, ad allargarsi in transizione per attaccare in campo aperto, sempre abile a smarcarsi all’interno dell’area di rigore.
Come centravanti, Ronaldo non dà punti di riferimento agli avversari, alterna movimenti in profondità, quasi mai non servito, a quelli ad abbassarsi per venire a giocare tra le linee, defilandosi anche negli spazi di mezzo cercando ricezioni sui piedi, aprire il gioco e poi spostarsi dentro l’area di rigore, all’interno della quale si muove perfettamente a suo agio, posizionandosi spesso sul secondo palo alle spalle dell’ultimo difensore o tra il terzino e il centrale, oppure staccandosi dalla marcatura arrivando al limite dell’area di rigore, o ancora attaccando il primo palo. Non trascurabile la capacità di effettuare giocate da sponda, quasi sempre a un tocco, quando la Juventus riesce a sviluppare un gioco interno, cercando le triangolazioni. Insomma, CR7 si muove leggendo la situazione, compiendo la scelta migliore sulla base della disposizione degli avversari.
Come ala, invece, Ronaldo alterna giocate vecchio stampo con cross tesi magistrali, con entrambi i piedi, a movimenti più dentro il campo, rientrando sul destro, provando conclusioni dal limite o cambiando il campo. Da questa posizione risulta prezioso per creare spazio per le avanzate d’Alex Sandro, tra i migliori quando ha potuto dialogare maggiormente con il portoghese e non con Matuidi, e gli inserimenti profondi dello stesso centrocampista francese.
Cosa ci dicono queste prime partite? Ronaldo non è sicuramente al massimo della condizione, ma la conclusione che risalta maggiormente è la conoscenza a livelli non sufficienti coi compagni. CR7 costringe a pensare più velocemente, a ridurre i tempi di gioco, a cercare le giocate in verticale, a servirlo sulla corsa in contropiede, a pescarlo in area di rigore con una traiettoria del cross che veda il pallone tra portiere e difesa, a effettuare dei blocchi all’interno dell’area, a non compiere i suoi stessi movimenti. La Juventus, pur non snaturando le sue caratteristiche, deve incrementare la qualità e la quantità del proprio gioco interno, dando la possibilità a Ronaldo di essere impiegato maggiormente come centravanti, in tutta la sua straordinaria completezza, e non come falsa ala, ma soprattutto deve pensare e giocare più velocemente: meno tocchi, accelerare il pensiero. Cristiano Ronaldo è un calciatore intelligente, raramente sbaglia la scelta, mentre i suoi compagni possono e devono aumentare la velocità con cui prendono una decisione, leggendo nella migliore maniera possibile lo scenario proposto. Il campione portoghese, quindi, deve essere vissuto anche un innesco per migliorarsi e completarsi, alzando ulteriormente il livello tecnico e tattico individuale.
Davide Terruzzi

Allenatore di calcio nel settore giovanile. Blogger per diletto.