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Perché la Juventus fatica in attacco?

Andrea Pirlo ha impostato la sua Juventus con un controllo basato sul predominio del possesso palla. La squadra bianconera spesso tiene il pallone, ma la circolazione è lenta e improduttiva, così come i movimenti degli attaccanti e dei centrocampisti latitano. Così si motivano le difficoltà offensive juventine.

“La mia squadra dovrà palleggiare anche dietro le panchine”.

Così teorizzava Andrea Pirlo in una live con Fabio Cannavaro durante il primo lockdown. Non sapeva che di lì a pochi mesi avrebbe occupato la panchina di uno dei Club più importanti al mondo.

Il palleggio come principio di gioco fondamentale, il palleggio come sinonimo di dominio della gara. Un palleggio però che spesso può diventare lento e sterile se non si hanno gli interpreti giusti per farlo e se l’obiettivo è esclusivamente quello di tenere palla per gestire i tempi di gioco della partita.

Dopo sei mesi di questa stagione di esordio di Mister Pirlo, la Juventus ha messo in mostra diverse difficoltà nella costruzione bassa del gioco e nella fase di rifinitura contro squadre chiuse e ben schierate in fase difensiva. Difficoltà che abbiamo ritrovato in maniera evidente anche nella partita di sabato contro il Napoli
I primi quindici minuti hanno mostrato un buon approccio alla gara, minuti nei quali l’uscita dalla prima linea di pressing dei quattro attaccanti del Napoli (Insigne, Osimeh, Lozano e Politano) aveva permesso a giocatori come Danilo, Chiesa, Cuadrado, Rabiot di trovare campo aperto, spazi da attaccare in conduzione palla e di confezionare alcune situazioni pericolose in area partenopea culminate con il tiro alto da posizione favorevole di Bernardeschi.

Col passare dei minuti però, la Juventus ha inspiegabilmente abbassato i ritmi di gioco ed insistito molto nel giro palla fra i quattro giocatori della linea difensiva permettendo al Napoli di chiudersi con rapidità ed ordine sotto la linea del pallone.

In questa immagine si vede De Ligt servire Cuadrado lateralmente con il passaggio più semplice, mentre Rabiot e Bernardeschi eseguono un movimento ad attaccare lo spazio dietro la linea dei difensori del Napoli, lo stesso Cuadrado ricevuta palla non punterà deciso la fascia ma restituirà palla a De Ligt facendo ripartire il giro palla.

Dopo il goal del vantaggio di Insigne su calcio di rigore alla mezz’ora del primo tempo, la Juventus non ha reagito con veemenza ma ha continuato a gestire palla in maniera lenta e prevedibile. Da quel momento in poi sono usciti tutti i limiti e le difficoltà del palleggio bianconero.

Spesso i movimenti degli attaccanti vengono ignorati per cercare la soluzione laterale o con un passaggio all’indietro e così facendo i difensori del Napoli non vengono mai messi in difficoltà; non sono state ricercate soluzioni come l’attacco 1vs1 o con superiorità numerica come l’attacco 2vs1 (sovrapposizione esterna semplice) o 3vs1 (sovrapposizione con terzo uomo).

Nell’immagine seguente si vede Cuadrado con la postura corretta per attaccare la fascia insieme a Bernardeschi e Ronaldo (il quale sta correttamente andando ad occupare lo spazio dietro la linea dei difensori del Napoli) ma anche in questa situazione la palla tornerà indietro vanificando il movimento del portoghese.

Anche nelle fasi di ripartenza su riconquista palla nella nostra metà campo i corridoi verticali (laterali e centrali) non vengono quasi mai attaccati con decisione.

Nell’immagine seguente si vede Bentancur che riceve palla da Chiellini; invece di cercare campo aperto sul lato debole (Bernardeschi libero a destra potrebbe attaccare il corridoio laterale) fa una giravolta su sé stesso, restituendo il pallone allo stesso Chiellini e facendo ripartire l’ennesimo inutile giro palla, permettendo ai giocatori del Napoli di recuperare con grande facilità le posizioni.

Anche in questa immagine si ripete lo stesso errore illustrato precedentemente. Bernardeschi parte in contropiede con la possibilità di puntare la linea difensiva partenopea sia da solo che con il supporto di tre compagni ed invece si ferma e torna indietro cedendo palla ad un difensore.

Spesso la Juventus, quando riconquista palla nella metà campo difensiva, predilige il consolidamento del possesso palla invece dell’attacco rapido e verticale sfruttando in maniera più efficace le transizioni positive.

Un palleggio di consolidamento che come principio di gioco può essere utile quando si deve gestire un risultato favorevole ma che diventa sterile e molto poco “offensivo” quando bisogna fare la partita o rimontare da situazioni sfavorevoli.

Il palleggio basso della Juventus andrebbe “sfoltito” di qualche passaggio inutile, il giro palla dei difensori ridotto al massimo a due tornate, i mediani di centrocampo dovrebbe cercare i passaggi verticali e diagonali alti con più personalità e gli esterni bassi ed alti dovrebbero cercare con maggiore frequenza di puntare l’uomo per creare superiorità numerica.

Inoltre, la Juve ha giocatori che possono far diventare letali le transizioni positive. Cuadrado, Chiesa, Ronaldo, Morata ma anche lo stesso Rabiot (veloce a ribaltare il fronte palla al piede) hanno velocità e capacità di attaccare gli spazi: la fase di riconquista dovrebbe essere impostata quindi per sfruttare al meglio queste caratteristiche. Il consolidamento dopo la riconquista dovrebbe limitarsi al passaggio necessario per portare la palla fuori da zona pressing per poi attaccare i corridoi laterali soprattutto sul lato debole.

Insomma, un possesso palla più snello e veloce dei difensori, maggiore visione di gioco dei difensori e dei mediani nel premiare i movimenti degli attaccanti ad occupare gli spazi dietro le linee difensive degli avversari, più verticalità, velocità e ricerca della superiorità numerica in fase offensiva, più personalità degli esterni offensivi nell’attaccare gli avversari e creare superiorità numerica sono gli ingredienti per essere più pericolosi.

Ritengo che siano questi gli aspetti del gioco offensivo su cui Pirlo dovrà chiedere molto di più ai propri giocatori per vedere una Juve più vicina alla squadra che teorizzava prima di sedersi in panchina e che molto probabilmente è nella sua testa.

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Francesco Zenzola