Morata è diventato una certezza?4 min di lettura

In questo mese e mezzo la Juventus ha offerto ben poche certezze e si è rivelata, come anche lecito aspettarsi a questo punto della stagione e in questo contesto, in pieno work in progress. Qualche nota lieta, però, è emersa e non può non coincidere con il nome di Alvaro Morata. Lo spagnolo, arrivato tra molti dubbi dettati dall’incapacità di affermarsi ad alti livelli in contesti diversi tra loro e dall’aver visto sfumare Dzeko all’ultimo minuto, sta stupendo (quasi) tutti e facendo ricredere anche i più scettici.

La prima partita di Morata di questo secondo stint in bianconero, in effetti, aveva confermato le perplessità che lo hanno accompagnato: nel match contro la Roma lo spagnolo aveva offerto una prestazione largamente insufficiente andando, in primis, a pestarsi i piedi contro Cristiano Ronaldo e risultando, più in generale, poco incisivo se non addirittura deleterio alla manovra. Solo 25 tocchi in 57 minuti, 8 possessi persi. Sembrava una conferma (l’ennesima, qualcuno potrebbe dire) di un giocatore troppo deficitario in alcuni aspetti del gioco.

A un mese e mezzo quasi di distanza, le prestazioni di Morata, invece, stanno assumendo sempre più rilevanza e importanza: non tanto perché sia tornato ad essere incisivo in campo aperto o in situazioni di gioco a lui congeniali quanto perché sta dimostrando di saper fare cose che non aveva mai datto vedere. E fin qui le ha fatte benissimo.

Andiamo per ordine. In primis, i gol. Morata sta segnando molto. 6 gol in 8 presenze a cui si aggiungono due assist più diverse reti annullate (giustamente) per fuorigioco. Questi numeri restituiscono l’idea di un giocatore coinvolto, presente mentalmente e soprattutto in fiducia. Senza addentrarci troppo in aspetti che non conosciamo, possiamo dire però che abbia dimostrato in carriera di essere un giocatore fragile mentalmente e che tende ad abbattersi quando sorgono difficoltà. La seconda stagione con la Juventus stessa ne è stata un esempio. Il Morata di oggi invece pare un giocatore totalmente rivitalizzato rispetto a quello visto all’Atlético e i gol segnati ne sono una dimostrazione.

Sta bene

Ciò che colpisce e stupisce maggiormente però è la capacità di lavorare per la squadra. Morata non è mai stato un giocatore troppo associativo né tantomeno in grado di proteggere palla spalle alla porta, aspettare i compagni e fare la giocata corretta a seconda della situazione. Generalmente si è sempre esaltato quando ha potuto girarsi verso la porta e partire a testa bassa con tanto campo davanti facendo leva sulle sue eccellenti qualità e doti in progressione (sì, Bayern – Juve fa ancora male). In particolare non ha mai brillato per letture sopraffine col pallone in associazione coi compagni e anche nello stretto, nonostante doti tecniche evidenti, è sempre stato molto pasticcione e poco preciso. Il Morata di adesso invece è un giocatore che innanzitutto vince tanti duelli individuali spalle alla porta con i difensori diventando quindi uno sbocco significativo per la manovra. Quello che avremmo preteso da un Dzeko, in fondo.

Qui Morata non solo vince il duello individuale ma indirizza il pallone di petto subito a Kulusevski. Va poi a chiudere l’azione in area di rigore. Bastava perdesse un tempo in più con lo stop e il gol non sarebbe arrivato probabilmente

È puntuale negli smarcamenti, fornendo sempre una linea di passaggio a Bonucci o ai centrocampisti, ed estremamente efficace nella gestione del pallone spalle alla porta. A dispetto di quanto visto nel primo match contro la Roma, anche la gestione degli spazi con Cristiano Ronaldo sembra non essere troppo un problema ed anzi i due più volte hanno duettato in spazi stretti in maniera funzionale.

Si ringrazia per il gran lavoro la piattaforma CalcioDatato. L’intero grafico è recuperabile al seguente tweet.

Il grafico soprastante relativo alla costruzione e rifinitura evidenzia come Morata sia migliorato sensibilmente sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. In cinque voci lo spagnolo fa registrare numeri doppi o quasi rispetto alla stagione precedente: Morata è maggiormente coinvolto e maggiormente coinvolge i compagni.

Anche il contesto evidentemente si sta dimostrando a lui gradito: la ricerca maggiore della verticalità è senza dubbio funzionale alle caratteristiche di un giocatore che negli spazi estremamente ingolfati soffre e che con metri di campo a disposizione si esalta.

Morata, quindi, sta diventando pian piano una certezza. Che lo sia definitivamente forse è ancora presto dirlo come è presto dire che si possa prendere la Juventus sulle spalle. Di certo però, in un ambiente a cui è legato e in un contesto a lui più congeniale, Morata sta dimostrando di potere essere funzionale alla manovra e non un corpo estraneo grazie a un arsenale di giocate che poche volte aveva fatto vedere in carriera.