Rosucci – Bonansea: è arrivato il momento del ricambio generazionale?9 min di lettura

Protagoniste assolute dei primi Scudetti juventini, da qualche tempo le due bianconere sembrano non riuscire più a fare la differenza. Cerchiamo di analizzare i motivi.


Entrambe sotto la Mole dall’anno di fondazione delle Women, Martina Rosucci e Barbara Bonansea sono tra le più talentuose giocatrici nello scacchiere di Rita Guarino e Milena Bertolini. Tra Juventus e Nazionale, insieme vantano quasi 250 presenze e circa 80 reti.

È però innegabile che, a partire dalla scorsa stagione, le due piemontesi stiano offrendo prestazioni spesso non all’altezza delle compagne. Diverse sono, a mio avviso, le ragioni alla base delle difficoltà che stanno riscontrando le due ragazze.

Per quanto riguarda Rosucci, la questione parrebbe essere prettamente “fisica”.

Il campionato di Serie A, negli ultimi anni, è cresciuto non solo nel livello tecnico, ma anche e soprattutto dal punto di vista atletico e agonistico. Prova ne sono le prestazioni che squadre come Florentia, Sassuolo, Empoli o persino il modesto Verona stanno offrendo dall’inizio della stagione proprio sul piano dell’intensità: traguardo impensabile fino a pochissimi anni fa, quando la stragrande maggioranza delle squadre del campionato giocava ad un ritmo decisamente più basso, oppure con buona intensità ma per un massimo di 45-60 minuti.

Fattore che consentiva a Rosucci di dominare in mezzo al campo, grazie alla tecnica eccellente di cui è dotata.
È proprio questo il cambiamento che Martina sembra pagare più delle colleghe: quando si alza il ritmo, va in grossa difficoltà soprattutto in fase di contenimento. Esplicativa, da questo punto di vista, è stata la partita contro la Danimarca nella gara di qualificazione a Euro 2022, in cui le ospiti ci hanno letteralmente asfaltato durante il primo tempo, anche (ma non solo) a causa del fatto che Rosucci non riuscisse a fare filtro a centrocampo, lasciando praterie a Harder e compagne che sfondavano da tutte le parti.

Purtroppo, però, non è solo contro avversarie di caratura internazionale che la numero 8 bianconera ha palesato questo genere di limiti: la freschissima trasferta contro la Florentia, nonché il gol subìto allo scadere del primo tempo e conseguente sostituzione durante l’intervallo, ne sono ulteriore dimostrazione.

Rosucci, intendiamoci, rimane una giocatrice dalle qualità tecniche di assoluto valore nel panorama italiano: è anche e soprattutto per questa ragione che tanto Guarino alla Juventus, quanto Bertolini in Nazionale, spesso decidono di affidare ancora le chiavi del centrocampo nelle sue mani. L’impressione generale è però che panchinare, oggi, giovani quali Arianna Caruso o Aurora Galli (pure reduce da un periodo non particolarmente brillante, ma dalle prospettive luminose) si faccia sempre più difficile, per non dire ingiusto, di partita in partita.

Discorso completamente diverso riguarda invece Barbara Bonansea (di cui vi abbiamo ampiamente parlato nella rubrica “Le storie del calcio femminile”). Già in quell’articolo avevamo sottolineato come da una giocatrice come Barbara ci si aspettasse maggiore incisività e soprattutto continuità nell’arco dei 90 minuti. Ebbene, le ultime gare contro Sassuolo e Florentia non hanno fatto altro che confermare questa problematica: in entrambe le sfide sono arrivate due prestazioni non all’altezza, tanti palloni persi ed occasioni sprecate, con conseguenti sostituzioni all’intervallo. I gol-vittoria sono poi giunti nella ripresa grazie al fresco contributo delle nuove entrate.

Se su Rosucci abbiamo parlato di limiti fisici, le prestazioni di Bonansea paiono invece condizionate da un’attitudine mentale non più all’altezza degli attuali impegni delle Women e della Nazionale. 

Barbara è sempre stata, giustamente, considerata la punta di diamante di tutti i club nei quali ha militato. Abituata a fare la differenza in contesti nei quali erano pochi i difensori in grado di metterla in difficoltà, oggi si ritrova a fare i conti con livelli di competizione nonché di concorrenza interna decisamente più elevati: necessario, quindi, un salto di qualità sul piano motivazionale. Proprio così: se a Rosucci poco si può imputare, essendo difficile alzare il livello della prestazione quando il problema è di natura prettamente organica, da Bonansea invece si pretende molto di più. Perché non ha alcun limite di natura atletica (per non parlare della tecnica sopraffina). E come nel caso di Caruso e Galli a centrocampo, nel reparto avanzato sono Maria Alves e Lina Hurtig (protagonista al momento di un normale periodo di ambientamento) a scalpitare per ottenere maggiore minutaggio ai danni di Barbara.

Guarino, al momento, insiste con la titolarità dell’esterno italiano, forse nel tentativo di riportarla in una migliore condizione: scelta condivisa dalla sottoscritta, in quanto Bonansea rimane a mio avviso una delle poche giocatrici in grado di risolvere la partita con una giocata (vedasi lo splendido assist all’interno di una pessima prestazione proprio contro la Danimarca). Ma è innegabile che anche questo credito stìa per esaurirsi.

Se non da Guarino, questo genere di stimolo potrebbe arrivare anche dalla società. Le prospettive del calciomercato femminile italiano fanno infatti presagire un futuro roseo per le nostre ragazze: ci aspettiamo, nelle prossime sessioni, ulteriori colpi dal calibro di Hurtig o Veronica Boquete (nazionale spagnola fresca di firma con il Milan). Chissà che non possa essere proprio l’arrivo di una nuova fuoriclasse a far scattare la “molla”, la scintilla necessaria a restituirci la Bonansea di cui tutti ci siamo innamorati.

Quale dovrebbe essere, dunque, il ruolo di Rosucci e Bonansea nella Juventus attuale?

Martina potrebbe a mio avviso ancora ritagliarsi spazio come “riserva di lusso”: quell’elemento da inserire negli ultimi 25-30 minuti di gara, quando il ritmo va calando, per sfruttarne anche la solidità mentale (suo fattore di forza) oltre che tecnica proprio nella fase più delicata della partita, dove spesso conta più la testa delle gambe.

Molto diverso, invece, è il ragionamento che la società e lo staff tecnico dovrebbero fare su Bonansea: ritengo che sarebbe impossibile configurare per lei un ruolo diverso da quello di titolare nonché stella della squadra. In questo caso, due sono le vie percorribili: o si riesce a stimolarne finalmente un effettivo salto di qualità, magari con qualche panchina (esattamente quanto accaduto alla compagna di reparto Cristiana Girelli, la quale, dopo l’esclusione dall’11 titolare rimediata nei quarti di finale ai Mondiali contro l’Olanda, ha decisamente cambiato marcia, lavorando sui propri limiti e diventando, oggi, una calciatrice completa a cui è impossibile rinunciare dall’inizio), oppure la strada non può che essere, a malincuore, quella della separazione.

La Juventus sta costruendo anno dopo anno una rosa sempre più competitiva, cercando di scalare nel breve-medio periodo le gerarchie europee. L’obiettivo è quello di entrare nella cerchia delle squadre che ogni anno partono per vincere la Champions e, nonostante l’immensa gratitudine per chi ha contribuito alle splendide vittorie sinora ottenute dalla Vecchia Signora, il tempo delle scelte difficili e dolorose si sta avvicinando. Come detto, sono tante le giovani su cui si è puntato nel recente passato che stanno sbocciando e che meritano sempre più spazio.

Va inoltre ricordato il fatto che all’orizzonte c’è sempre il passaggio al professionismo, che permetterebbe alle società italiane, prima fra tutte la Juventus, di portare a Torino qualsiasi giocatrice di livello internazionale.

Nella Juve di oggi le due italiane possono recitare ancora un ruolo importante.

Nella Juve del futuro? Chissà…