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Precedenti: Barcellona – Juventus 2003

Barcellona e Juventus pronte ad affrontarsi per la settima volta in gare ufficiali al Camp Nou, dove i bianconeri si sono imposti in 2 circostanze. Indimenticabile la zampata di Zalayeta nel 2003.

Dici Camp Nou di Barcellona e pensi subito a Marcelo Zalayeta. Per la maggior parte dei tifosi juventini rimane quello il ricordo indimenticabile delle sfide nel mitico stadio catalano. Una rete fondamentale per lanciare la squadra di Marcello Lippi verso la semifinale della Champions League 2002/03.

In principio furono Haller e Bettega

La vittoria del 2003 è l’ultima in ordine di tempo, in terra catalana. Ma non è stata la prima. Per quella bisogna tornare indietro di 50 anni esatti. Stagione 1970/71, prima il destino se lo porti via prematuramente, Armando Picchi fa in tempo a guidare i suoi all’impresa. Il secondo turno dell’allora Coppa delle Fiere e la Juventus va a fare la voce grossa in campo del Barça. Si passa 2-1 con le reti di Haller e di un giovanissimi Roberto Bettega, alle prime uscite nella Juve dei grandi.

Bobby Gol torna a festeggiare, 33 anni dopo

E Roberto Bettega c’è anche 33 anni dopo, nel 2003. Il suo ruolo è diverso, chiaramente. Da quasi un decennio invece che davanti a una porta, ha un posto dietro una scrivania: uno delle gambe della Triade che ha riportato il club tra i protagonisti assoluto. Dopo lo Scudetto del 5 maggio 2002, Marcello Lippi vuole riportare la squadra anche in fondo al cammino europeo.

E nell’edizione 2002/03 della Champions League i bianconeri sono stati protagonisti eccome. Hanno dominato il primo girone, davanti a Newcastle, Dinamo Kiev (anche allora, come quest’anno) e Feyenoord. Più sofferto il passaggio del secondo turno in cui succede di tutto: partite sotto la neve (con il Basilea), rosa decimata dall’influenza (nella doppia sfida con il Manchester United) e rimonte al cardiopalma con il Deportivo La Corona (dalla prodezza di Birindelli in Galizia alla stoccata di Tudor al Delle Alpi).

Nei quarti, ecco il Barcellona guidato da Radomir Antic. Non il miglior Barça di sempre. Messi è ancora un ragazzino della cantera ma non tarderà a sbocciare. In rosa ci sono comunque nomi di spicco quali Kluivert, Luis Enrique, Thiago Motta, Puyol, Frank De Boer, Riquelme, Saviola e Xavi.

I blaugrana non sono mai stati veramente in corsa in Liga, dominata da un Real più galactico che mai, quello di Zidane, Figo e il Fenomeno Ronaldo. Molto meglio in Europa, grazie a un cammino lineare, con l’inespugnabile Camp Nou a portare una dote di vittorie decisive.

Una Pasqua catalana

La doppia sfida si gioca ad aprile. Andata il 9 a Torino. I bianconeri giocano meglio nonostante un attacco ridotto all’osso dalle assenze di Trezeguet e Di Vaio e da un Del Piero rientrato da poco da un acciacco. Le vesti del bomber le indossa Montero che la sblocca nel primo tempo, ma Saviola regala l’1-1 ai suoi. Un risultato che per la Juve è una mezza condanna.

Al ritorno, il 22 aprile, bisognerà per forza vincere. O, come dice Lippi nella conferenza stampa di vigilia: “A noi va bene anche un 2-2 spettacolare”.

Vigilia che cade nel lunedì di Pasquetta. Anche per questo la calda Catalogna è meta di turisti che si mischiano ai tanti tifosi. Quelli juventini, naturalmente. Ma soprattutto quelli di casa, pronti a essere quasi 100 mila per un match che vale davvero la stagione.

Anche il morale dei blaugrana è alto. Pochi giorni prima è arrivato un pari al Bernabeu nel Clasico. Poco utile per la classifica (a fine stagione saranno più di 20 i punti tra le 2 rivali) ma molto per il prestigio. Di Luis Enrique la rete che risponde a quella di Ronaldo.

Più pesante la vittoria ottenuta dalla Juventus contro la Roma di Fabio Capello. Del Piero sembra essere tornato in forma al momento giusto e ne infila 2 ai giallorossi, uno dei quali per un rigore concesso per fallo su Nedved. Un rigore che ha scatenato una guerra modello anni ’80 con Franco Sensi che minaccia addirittura di non iscrivere più la squadra al campionato e chiede la testa dei presidenti di Figc Carraro e di Lega Galliani.

Per la cronaca, Sensi è colui che spinse per il doppio designatore Bergamo-Pairetto. Una decisione che 3 anni dopo lascerà conseguenze modello tsunami per tutto il calcio italiano.

120 minuti di emozioni

Martedì 22 aprile è il giorno della sfida di ritorno. Lippi sa che bisogna segnare e, non potendo contare su Trezeguet, mette dentro dall’inizio Marco Di Vaio a fare da spalla a Del Piero.

La mossa non dà i frutti sperati. L’ex parmense, che nella prima fase della Champions ha rischiato la vita per una craniata contro il Newcastle, non incide come dovrebbe. Così, tornato negli spogliatoi, il viareggino rimescola le carte. Fuori l’attaccante e anche Camoranesi. Dentro Zalayeta e Birindelli. Nessuno dei quasi 100mila sugli spalti può immaginare quanto peserà questa scelta.

La ripresa si apre con un’occasione colossale per Luis Enrique che mette però fuori a tu per tu con Buffon. Dal possibile 1-0 si passa invece allo 0-1. Nedved regala una di quelle prodezze che a fine anno varranno il Pallone d’Oro: dribbling e botta imparabile dal limite.

Ora sono i padroni di casa a dover fare la partita per non subire la beffa. Gli episodi iniziano a girare dalla parte giusta per i catalani che prima pareggiano con Xavi e poi si trovano in superiorità numerica dopo il rosso rimediato da Davids.

Ora l’obiettivo dei bianconeri è reggere fino al ’90. Lippi si copre e toglie anche Del Piero per il talismano Tudor. Ma il cambio giusto è quello studiato in precedenza. È il 114’ quando Birindelli va via a destra e centra un traversone con i giri giusti, deviato in porta dalla zampata di Zalayeta a centro area: 2-1.

Restano pochi minuti, ma il risultato non cambia più. La Juventus fa l’impresa e dopo 120 minuti si garantisce un posto in semifinale. Nella pancia del Camp Nou, emblematiche le parole di Buffon: “I supplementari? Ho temuto la stessa beffa vissuta in Corea”. Evidentemente a Gigi le decisioni di Byron Moreno non erano ancora sparite dalla mente a 10 mesi di distanza.

L’Italia cala il tris

I fantasmi del Mondiale in Corea aleggiano ancora in Italia. Ma la risposta migliore arriva come sempre dal campo. La Juventus non è la sola in semifinale a sventolare il tricolore. I quarti sorridono anche all’Inter (che nello stesso giorno perde a Valencia ma passa) e al Milan (che si salva all’ultimo secondo contro l’Ajax). Il Real Madrid completa il novero estromettendo il Manchester United a 2 passi dalla finale in casa.

Anche questa è una storia ampiamente nota. Nel derby milanese la spunteranno i rossoneri e i bianconeri compiranno l’impresa contro i Galacticos. E poi quel Juve-Milan a Manchester… arrivato dopo il successo in campionato, suggellato da Nedved e compagni poche settimane dopo l’impresa di Barcellona.

Intanto, in attesa che la stagione arrivi alla fine, ci sono piazze che non hanno di che festeggiare la Pasqua. Sia il Toro che l’Atalanta sono alle prese con grandi difficoltà e la tensione sale. Per entrambe è il viatico di quello che sta per succedere: retrocessione in B.

Schumacher, Jordan, Lewis: i grandi fanno sempre notizia

Gli esiti dei quarti di Champions League si prendono grandi spazi sui giornali. Non solo quelli sportivi. Ma non li monopolizzano. Ci sono grandi dello sport mondiale, campioni con C maiuscola che fanno parlare di sé.

Michael Schumacher ha appena vinto il GP di San Marino a Imola. Ma è stata una delle vittorie più tristi. Nel giorno di Pasqua è morta la mamma, Schumi ricaccia indietro le lacrime e ne onora la memoria a modo suo: col gradino più alto del podio.

Lacrime che invece hanno speso in tanti tifosi di basket. Il 16 aprile è sceso in campo per l’ultima volta Michael Jordan. Il terzo ritiro, dopo i 2 annunciati in maglia Bulls, è quello definitivo. Smette quello che da molti è tuttora considerato il più grande di sempre.

Il più grande, almeno della sua epoca, è stato Carl Lewis. Il velocista USA si è ritirato da tempo ma a distanza di anni il suo nome viene accostato a presunti casi di doping coperti in passato. Intanto, per aggiungere un po’ di tensione, Lewis si fa beccare alla guida in stato di ebrezza.

La Sars spaventa il mondo

La vittoria di Barcellona è di quelle da prendersi le prime pagine, anche sui giornali non sportivi. Ma il 23 aprile c’è un’altra notizia da tenere d’occhio: la pandemia di Sars sta iniziando a fare paura. E sì, quella che in molti hanno considerato l’antenata del Covid lascia segni importanti soprattutto in Cina e Canada. Nel paese asiatico, le cose non sono andate proprio per il verso giusto e saltano a le prime teste: dimissioni per il sindaco di Pechino e per il Ministro della Salute.

E l’Italia? Fortunatamente non prende piede. Proprio in quei giorni, il Ministro Girolamo Sirchia tranquillizza tutti. E avrà ragione lui: da noi la Sars non farà neppure una vittima!

L’Iraq spaventa gli USA

Gli altri occhi del mondo sono concentrati sull’Iraq. Dopo i fatti dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca delle armi di distruzione di massa. E anche di Saddam Hussein che è fuggito e vive in qualche angolo nascosto del paese. Intanto la popolazione locale non sembra trovare grandi differenze tra il dittatore locale e gli invasori a stelle e strisce. Inizia una guerra interna di cui non si sentiva proprio il bisogno.

Tragedia in Valsusa

In Italia fa scalpore un grave incidente. In Valle di Susa, a causa del maltempo, si è schiantato un elicottero causando 6 morti con un sopravvissuto salvo per miracolo. Una tragedia che ricorda molto quella che si è portata via Kobe Bryant a gennaio. Una delle prime pagine nere di questo 2020 che purtroppo ricorderemo per sempre.

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Giornalista freelance e podcaster.

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