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Perché Danilo è diventato fondamentale?

Tra le certezze di questo inizio di stagione, oltre a Morata, si è stagliato sotto la luce dei riflettori Danilo. Il difensore brasiliano, arrivato nell’estate del 2019, ha vissuto una prima stagione in maglia bianconera sotto tono e non ha mai dato la sensazione di poter essere un punto fermo della Juventus.

Il discorso è cambiato radicalmente con l’arrivo di Pirlo sulla panchina bianconera poiché la difesa a tre e i principi di calcio fluido sono un vestito perfetto per un giocatore con le sue caratteristiche e con la sua evoluzione. Danilo infatti è il giocatore che ha collezionato più presenze (13) fino a questo momento e l’unico ad aver superato quota 1000 minuti di gioco.

Danilo è innanzitutto estremamente coinvolto in fase di costruzione dell’azione. È il difensore bianconero col numero maggiore di passaggi completati (78 passaggi per 90 minuti) con un’ottima percentuale di riuscita sia sulla corta (92,9 %) che sulla media (93,1) e lunga distanza (77,6%). (Dati presi da fbref.com).

La pulizia tecnica e le buone letture di cui è dotato lo rendono quindi, da un lato, un ottimo distributore di palloni e, dall’altro, un giocatore in grado di effettuare palla al piede la scelta corretta, che essa sia verticalizzare, condurre o rallentare).

Ciò in cui però Danilo ha dimostrato di eccellere risiede nella lettura dei movimenti senza palla da effettuare per aiutare lo sviluppo della manovra. Già storicamente Danilo ha sempre avuto, anche nell’interpretazione del ruolo di terzino destro a 4, la tendenza a venire dentro al campo e a sovrapporsi su tracce interne per offrire una linea di passaggio fino al mezzo spazio destro.

GIà nell’infelice esperienza al Real Madrid Danilo ha manifestato questa attitudine: qui il brasialiano, riceve, si appoggia a un compagno per poi salire nel corridoio mezzo-destro

L’esperienza al Manchester City poi, sotto la guida di Guardiola, in cui è stato schierato spesso e volentieri come difensore in una linea a 3, ha portato ad alcuni miglioramenti nella comprensione del gioco e nella gestione del tempo e dello spazio.

Ecco quindi che, in questa Juventus, Danilo è diventato un giocatore insostituibile per gli smarcamenti che offre continuamente in campo tramite un’interpretazione fortemente dinamica e intelligente del ruolo e che si rivela essenziale per il gioco fluido richiesto da Pirlo.

Esempio emblematico delle doti di Danilo in questo senso è il gol realizzato da Morata ma partito proprio dal brasiliano.

Danilo servirà McKennie il quale poi scaricherà per Morata (stranamente in posizione regolare)

Dall’immagine soprastante si evince innanzitutto la posizione che il brasiliano è andato a coprire: dietro la linea dei centrocampisti, nel mezzo-spazio sinistro. Gli smarcamenti in queste zone del campo sono fondamentali affinché la Juventus si renda pericolosa, riesca a muovere la difesa avversaria e ad attaccare l’area di rigore con profitto. Danilo però non si ferma qui: con una lettura di livello superiore vede Morata in fuorigioco e di esterno la gioca per McKennie pronto ad attaccare lo spazio davanti a sè. Insomma una lezione magistrale di intelligenza tattica, capacità decisionale e sapienza tecnica.

Va poi specificato come il brasiliano riesca a disimpegnarsi egregiamente sia quando viene schierato come terzo di destra sia come terzo di sinistra offrendo un’interpretazione del ruolo assolutamente simile e senza deficit tecnici.

Heatmap stagionale di Danilo: sembra quasi speculare. Sia a destra che a sinistra Danilo non ha paura ad occupare la trequarti avversaria

Ancora due aspetti da menzionare: Danilo si sta trovando a suo agio nel difendere in avanti, principio teoricamente imperativo di Pirlo, accorciando con discreta puntualità e sapendo offrire ottime letture. Danilo, infatti è il secondo tra i difensori per intercetti (1,14 per 90 min), dopo sua Maestà De Ligt che regna incontrastato a quota 1,50 per 90 min.

Secondo aspetto da evidenziare è quello mentale: anche nelle peggiori prestazioni stagioni l’ex City è sempre rimasto sul pezzo ed è quasi sempre comparso nella lista dei giocatori da salvare da una bocciatura. Affermare che possa essere un leader di questa squadra è forse affrettato ma senza dubbio può diventare sia da un punto di vista tecnico che mentale un punto fermo di questa squadra.

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Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.

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