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Barcelona-Juventus: un punto di svolta?

La Juventus demolisce il Barça (0-3) al termine della sua miglior prestazione da quando è iniziata la nuova gestione tecnica, affidata ad Andrea Pirlo ed al suo staff. A rimarcare ulteriormente la prova offerta dai campioni d’Italia, il fatto che i blaugrana non perdevano in casa in Champions da 7 anni e 38 partite, cioè dal 2013. 

Costruzione e sviluppo

La Juve di ieri era impostata secondo il classico 4-4-2 come sistema base che andava poi sviluppandosi 3-2-5 nelle prime fasi di possesso e 3-5-2 nell’ultimo terzo di gioco. In questo modo, i bianconeri potevano contare sui canonici 5 costruttori ma su un invasore in più nella trequarti offensiva, dove appunto la squadra attaccava con una sorta di 3-1/4-2 occupando con il giusto scaglionamento offensivo tutti i corridoi verticali.

Fondamentale in questo senso è stato l’apporto dei due centrocampisti più avanzati, Ramsey e McKennie. La loro collocazione da mezzali ha agevolato non poco il lavoro di Arthur, play basso abituato a giocare sul corto e ad agire in un centrocampo a tre, ma ha anche consentito alla squadra di Pirlo di poter sfruttare le qualità negli inserimenti offensivi del gallese e dell’americano. Un contesto da cui immancabilmente sono nati i paggiori pericoli della Juventus (e il secondo gol).

Così, gli ospiti sono riusciti a creare superiorità numerica centrale 3 vs 2 nei confronti di de Jong e Pjanic (lasciati in balìa dei centrocampisti juventini) e anche ad avere due mezzali in grado di andare a riempire l’area di rigore, risolvendo uno dei problemi che la Juventus aveva dovuto affrontare nella sfida col Torino.

Lo si è visto in occasione del raddoppio bianconero, quando sia l’ex centrocampista dello Schalke che Ramsey si sono trovati a sfruttare l’errore difensivo del Barcellona all’interno degli ultimi sedici metri.

Attacco alla linea

In questo modo, grazie all’apporto di Ramsey e McKennie, la Juve ha avuto due giocatori in più nell’attacco alla linea avversaria. La ricerca della profondità è stata poi agevolata anche dal rientro di Morata (assente col Torino per squalifica) con lo spagnolo che ormai è diventato presenza fondamentale all’interno dell’intero sistema di gioco bianconero.

Questo non solo per il supporto che lo spagnolo riesce a garantire a Ronaldo ma anche proprio per le sue qualità nell’andare alla ricerca della verticalità. A favorire il possesso bianconero è stato inoltre il lavoro dei due esterni, Cuadrado e Alex Sandro, che hanno consentito alla compagine di Pirlo di occupare bene e in modo simmetrico i corridoi in ampiezza.

Da migliorare

Al netto di una prova molto buona e di un avversario disastroso sia a livello collettivo che di molti singoli, la prestazione della Juve ha comunque visto alcune situazioni sulle quali Pirlo dovrà lavorare (d’altra parte il progetto tecnico è appena agli inizi), a cominciare dalla gestione palla in situazione di contropressing avversario. In queste situazioni infatti il Barcellona è spesso riuscito a riconquistare palla, determinando situazioni che potevano essere sfruttate meglio dalla squadra di Koeman.

Anche in costruzione la Juventus è andata a momenti, alternando uscite pulite ad altre più problematiche. La difesa posizionale bassa è stata invece abbastanza efficace, anche per l’insistenza del Barcellona nel voler sfondare per vie centrali, dove invece la Juve aveva eretto un buon muro, riuscendo a chiudere la zona di rifinitura tenendo vicine le linee di difesa e centrocampo.

I numeri

L’Indice di Pericolosità Offensiva (IPO) di Sics mostra la superiorità juventina in fase offensiva, superiorità confermata dal dato relativo agli expected goals (xG) prodotti. Una prestazione quindi convincente e, come detto da Pirlo, un punto di partenza per il futuro. 

Immagine di CalcioDatato

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com

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