Analisi tattica

Ottavi di Coppa Italia: Juventus-Genoa 2-0

7 min lettura

di Luca Rossi


Serve quasi tutto il primo tempo alla Juventus per sbloccare una partita dominata in lungo e in largo e poi  gestita nel secondo tempo con qualche distrazione eccessiva a metà frazione.


La Juventus gioca il suo primo match dell’edizione 2017/2018 della Coppa Italia contro il Genoa alla Juventus Stadium e scende in campo con la ferma volontà di proseguire sull’ottima strada intrapresa, caratterizzata da prestazioni convincenti condite dal numero zero sotto la voce “gol subiti”. Il Genoa arriva a questo incontro reduce da un buono momento di forma. Infatti, da quando c’è stato il cambio sulla panchina con l’arrivo di Ballardini, i rossoblù hanno ottenuto tre vittorie, due pareggi e una sconfitta in 6 incontri tra campionato e coppa Italia.
Allegri adotta un ampio turnover concedendo minuti a chi ha giocato meno nell’ultimo periodo. Szczęsny difende la porta; in difesa da destra a sinistra operano Lichtsteiner, Rugani, Barzagli e Asamoah; centrocampo a tre con Marchisio in versione mezz’ala, Bentancur e Sturaro; Bernardeschi Dybala e Douglas Costa compongono il tridente offensivo. Pare evidente che il maggior motivo di interesse risieda nella prestazione di Dybala sia per il periodo non eccezionale dell’argentino sia per la posizione ricoperta, almeno sulla carta, di punta centrale.
Il Genoa si schiera invece con un 3-5-1-1: Lamanna in porta; Biraschi, Rossettini, Gentiletti per la retroguardia; Lazović, Omeonga, Cofie, Brlek e Laxalt a centrocampo; Centuriòn a sostegno di Galabinov a formare il pacchetto avanzato.

I primi minuti sono un’importante anticipazione di quello che sarà l’andamento prevalente del match: la Juventus a fare la partita e a dominare il gioco alla ricerca della chiave giusta per sbloccare il match. In questo incontro però i bianconeri ci impiegano un po’ a capire come attaccare e rendersi pericolosi non potendo contare su un numero 9 di ruolo pronto a raccogliere eventuali cross o a tagliare alle spalle dei difensori su lanci dei centrocampisti. Inoltre, l’assenza di Mandžukić rende del tutto inutilizzabile l’arma del cross dalla trequarti (per intenderci l’asse Cuadrado-Mandžukić visto contro l’Inter) a causa dell’assenza di un giocatore di peso in grado di sovrastare fisicamente i difensori avversari sulle palle aeree. Inoltre Dybala, seppur schierato come prima punta, per le sue doti tecniche e tattiche tende ad allontanarsi dall’area di rigore occupando le zona di sua maggior competenza, ossia la zona 14. Ecco che in fase di possesso (ovviamente prevalente, circa il 61% nel primo tempo) la situazione si configura come l’immagine seguente mostra.

Bernardeschi sul lato destro in possesso palla; Lichtseiner si sovrappone per portare via un uomo; Dybala si sgancia dall’area di rigore che si svuota; Marchisio tenta di offrire una soluzione in più; Sturaro si inserisce nell’area rimasta vuota

Dall’immagine soprastante è possibile evincere come la Juventus abbia ovviato all’assenza di una punta e ai movimenti di Dybala: con l’inserimento delle mezz’ali, Sturaro e Marchisio, e più raramente con i tagli verso il centro degli esterni che  per indole e per caratteristiche però sono poco avvezzi a questo tipo di soluzione. Questa strategia ha portato ovviamente a una pressoché totale assenza di riferimenti per la difesa genoana, che il più delle volte non è riuscita a leggere prontamente gli inserimenti di Marchisio e Sturaro, bravi a proporsi con continuità ma poi poco precisi nel concretizzare.

Il movimento di Dybala verso l’esterno provoca uno stringimento eccessivo sul lato palla della difesa genoana che fornisce a Marchisio lo spazio e il tempo di ricevere, girarsi e tirare. Dovuti e gentili ringraziamenti a Brlek che si lascia prendere alle spalle con grande disinvoltura

La Juventus controlla il match e mantiene con relativa facilità il possesso del pallone nonostante non riesca a concretizzare per via di un po’ di imprecisione negli ultimi 16 metri e per dei meccanismi offensivi parzialmente nuovi ma ancora non perfettamente oliati. A conferma di questa difficoltà va sottolineato che l’occasione più nitida bianconera fino al gol deriva da un contropiede partito da un superlativo break dell’ottimo Bentancur. In ogni caso questo dominio territoriale si deve logicamente alla superiorità tecnica degli uomini scesi in campo (deliziosi i duetti Dybala-Costa-Bernardeschi) ma anche all’atteggiamento bianconero tenuto in fase di non possesso: in primis un pressing armonico e organizzato con Dybala pronto a disturbare il portatore, gli esterni d’attacco lesti ad attaccare gli altri due centrali ipotetici destinatari del pallone e le mezz’ali e i terzini rapidi nel formare gli accoppiamenti in modo da chiudere tutti gli appoggi; in secundis una difesa alta e marcature preventive ottimamente esercitate da Rugani e da Barzagli su Galabinov, terminale offensivo genoano; in terzo luogo la dinamicità e la diligenza tattica di Bentancur che ha impedito a Centuriòn di raccogliere eventuali seconde palle tra difesa e centrocampo e ha fatto un eccellente lavoro di recupero e smistamento del pallone.

Dybala attacca il portatore del pallone; Costa va su Biraschi che riceve il pallone mentre Marchisio si sposta su Cofie; Sturaro è già su Omeonga con Asamoah su lazovic. Il Genoa è costretto a lanciare lungo e non appena Biraschi calcia il pallone Bentancur accorcia su Centurion per andare a ostacolare un’eventuale ricezione. Riuscita la marcatura preventiva di Rugani su Galabinov

In fase di difesa posizionale la Juventus abbassa sulla linea dei centrocampisti l’esterno alto d’attacco sul lato palla in modo da non lasciare mai solo il terzino contro l’esterno genoano mentre l’altro esterno, a seconda della situazione, fluttua tra la linea dei centrocampisti e quella di Dybala. Lo schieramento bianconero pertanto in tale fase di gioco si configura a metà tra il 4-4-2 e il 4-5-1.

Il Genoa cerca di difendersi optando per una grande densità al centro del campo al fine di evitare di concedere a spazio ai tiratori bianconeri e di ridurre al minimo le combinazioni tra gli stessi. I continui movimenti di Dybala, come detto in allontanamento dall’area di rigore, provocano però spesso degli squilibri nella cerniera difensiva rossoblù che spesso si perde gli inserimenti delle mezz’ali. Quando il pallone circola tra i difensori bianconeri il Genoa non esercita un intenso e asfissiante pressing, ma piuttosto cerca di disturbare l’impostazione attenta a non scoprirsi. Mentre i due attaccanti vanno a disturbare i difensori in possesso, talvolta Cofie alza la sua posizione su Bentancur per impedirne una libera ricezione e gli altri membri del centrocampo tentano, senza troppa convinzione in realtà, di formare degli accoppiamenti con mezz’ali e terzini bianconeri. In ogni caso, la Juve non fa molta fatica a eludere questa tattica e molto spesso riesce a consolidare agevolmente il possesso sulla trequarti. È bastato di fatti in alcuni casi alzare la posizione del terzino in modo da portare via un uomo e abbassare la mezz’ala al suo posto per consentire una ricezione più sicura. Offensivamente la squadra ospite produce poco o nulla e gli unici presupposti pericolosi che riesce a creare hanno due radici differenti: in primo luogo errori piuttosto gravi di Lichtsteiner in disimpegno o nel tentativo di far uscire il pallone da quel lato; in seconda battuta cambi di gioco sbagliati con i quali il Genoa riesce a recuperare il pallone sulla trequarti e tenta di verticalizzare subito per il taglio delle punte. In un paio di circostanze riconducibili a quest’ultima fonte è bravissimo Szczęsny nel leggere in anticipo la verticalizzazione e a uscire in presa bassa con grande puntualità e sicurezza.

Dopo una serie di tentativi non fruttuosi la Juventus al minuto 42 sblocca il match con una realizzazione tipica del numero 10, Paulo Dybala. Plauso a Lichtsteiner per il velo.

Da far vedere mille volte nelle scuole calcio il controllo di Dybala che con un solo movimento elude centrocampista, difensore e si posiziona il pallone sul piede forte; da apprezzare anche il velo di Lichsteiner che lascia il pallone in mani più sicure delle sue

Il secondo tempo inizia con i medesimi ventidue che sono rientrati negli spogliatoi. Il quadro tattico del match non cambia  senonché la Juventus scende in campo con la consapevolezza che, pur dovendo provare a  ricercare il raddoppio, può gestire a proprio piacimento il match, mentre il Genoa è costretto a tentare qualcosa in più rispetto a quanto proposto nella prima frazione di gioco. I rossoblù in particolare provano, almeno nei primi minuti, ad adottare un pressing più convinto e piano piano iniziano a recuperare il pallone in posizione più alta. Dopo i primi dieci minuti la Juventus comincia a giocare con superficialità e imprecisione ed un affidabile indice di questo atteggiamento sono, più degli errori commessi, le puntuali e insindacabili urla di Allegri. Il baricentro della Juventus si abbassa e iniziano a fioccare gli errori in disimpegno che il Genoa non sfrutta. I bianconeri comunque riescono a creare delle opportunità per raddoppiare, come il tiro di Douglas Costa da buona posizione intorno al minuto 58. Queste occasioni arrivano però quasi per inerzia per le troppo superiori qualità, più che per una ferma volontà di ricercare il raddoppio.  Al minuto 61 Allegri toglie Douglas Costa e inserisce Higuaìn. La Juventus si sistema pertanto con un 4-2-3-1 con Marchisio e Bentancur nel doble pivote; Sturare sulla linea di Dybala e Bernardeschi a sostegno del numero 9 bianconero. Il passaggio dal centrocampo a tre a  quello a due non viene subito assorbito dai giocatori che per qualche minuto hanno dei problemi nel trovare le corrette distanze e soprattutto nell’impedire la ricezione tra le linee dei genoani. Ecco che al minuto 64 il Genoa si procura una delle migliori occasioni per pareggiare.

Omeonga riceve libero alle spalle dei centrocampisti in mezzo tra Sturaro e Marchisio (notare come Sturaro si stia allargando prima del passaggio intento a coprire il suo nuovo ruolo di esterno nel 4-4-2 in fase di non possesso). Non pienamente assorbito il cambiamento al centrocampo a due e rischio pareggio.

Il Genoa prende coraggio e cerca di attaccare con ancora più convinzione e quindi al minuto 73 Allegri cerca di porre degli accorgimenti tattici con l’inserimento di Chiellini al posto di Lichtsteiner in modo da avere più marcatori puri e un giocatore più dotato nel palleggio per l’uscita sulla destra. La Juventus riprende le giuste misure e trova al 76esimo minuto il gol sfruttando lo spazio eccessivo tra difesa e centrocampo lasciato dal Genoa intento a pressare. Lì Dybala riceve il pallone e serve Higuaìn che fa quello che sa fare meglio: segnare.

La partita è chiusa e non vi è nulla da segnalare fino al termine del match se non il rigore assegnato -ma poi revocato- con l’ausilio del VAR ed il bentornato a Giuseppe Rossi. Al minuto 86 fa l’ingresso Matuidi al posto di Benardeschi con Sturaro che si sposta a destra.

Salvo un quarto d’ora di eccessiva distrazione, la Juventus continua a vincere e convincere anche con l’esperimento Dybala prima punta. Da sottolineare le eccellenti prestazioni di Bernardeschi che, ogniqualvolta scende in campo, manifesta la grande voglia di dimostrare il suo valore, e di Bentancur, dominatore assoluto del centrocampo. Mai come quest’anno la Juventus ha una rosa ampia e di grandissima qualità in tutti i reparti e questo match ne è una testimonianza.

Luca Rossi

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.