Analisi tattica

18a Serie A: Juventus-Roma 1-0

4 min lettura

di Kareem Bianchi


La Juventus convince seppur rischiando verso la fine, dimostrando per l’ennesima volta di aver ritrovato la propria solidità


La gara di sabato sera serviva ad entrambi gli allenatori per verificare a che punto fossero le proprie squadre ed avere risposte per determinare le rispettive ambizioni. Mentre una vittoria sarebbe stata utile soprattutto al morale della Roma, oltre a dare conferme al lavoro svolto da Di Francesco, per la Juventus sarebbe dovuta essere un’ulteriore riprova della solidità ritrovata dopo la disfatta in quel di Genova.

Allegri per la terza volta consecutiva ha scelto un 4-3-3 con interpreti poco convenzionali, perlomeno a centrocampo, che ha visto Szczęsny rimpiazzare Buffon in porta – per la quinta partita consecutiva –  e la linea difensiva essere costituita da Barzagli, Benatia, Chiellini e Alex Sandro. Più avanti il triangolo di centrocampo è stato formato da Pjanić in posizione di vertice basso, e dalle due mezzali Khedira e Matuidi; Cuadrado,  Higuaín e Mandžukić hanno completato l’undici.

La Roma era schierata col classico 4-3-3 con Alisson protetto da Florenzi, Manolas, Fazio e Kolarov e il centrocampo costituito da Strootman, De Rossi e Nainggolan; in attacco, El Shaarawy, Džeko e Perotti.

Scritto e riscritto

Sin dai primi minuti di gioco la Juventus ha interpretato un piano gara ben definito, orientando la costruzione della Roma verso Manolas, il centrale difensivo meno tecnico e convogliando la squadra giallorossa verso il centro, cercando di chiudere gli spazi esterni e di difendere l’ampiezza in superiorità numerica; in fase di difesa posizionale la Juventus ha difeso in un 4-5-1 che talvolta diventava un 4-4-2 ogniqualvolta la mezz’ala saliva sul centrale di riferimento, dunque spesso Matuidi, poichè Fazio era pressato da Higuaín.

Le marcature della Juventus con lo scopo di far costruire l’azione a Manolas

Questa disposizione non ha permesso alla Roma né di verticalizzare e trovare l’uomo tra le linee, limitando i giallorossi ad una circolazione orizzontale, né di trovare la profondità mediante i classici movimenti delle catene laterali, con ogni componente di esse marcato attentamente.

La Juventus difende in un 4-5-1 senza palla che garantisce superiorità numerica sull’esterno

I meccanismi di pressione errati della Roma

Il pressing della Roma si è sviluppato nel consueto 4-3-3 orientato sull’uomo con Džeko sui centrali bianconeri – supportato dalla pressione della mezzala del lato palla –  schermando allo stesso tempo la linea di passaggio per Pjanić, gli esterni salivano sui terzini e la mezz’ala sul lato forte aveva il compito di aggredire il mediano, con il centrale di difesa che prendeva in consegna il centrocampista lasciato libero, mentre la mezz’ala opposta marcava l’interno di centrocampo di riferimento.

Il pressing orientato sull’uomo della Roma

L’uscita in pressing  sul mediano avversario è uno dei principali problemi strutturali della compagine di Di Francesco, e questa difficoltà si è palesata più volte anche contro la Juventus; siccome l’uscita su Pjanić, in questo caso, veniva richiesta ad una delle mezz’ali, poichè i bianconeri erano schierati a specchio, ciò liberava dalla marcatura una mezz’ala, la quale poteva ricevere alle spalle del centrocampo indisturbata quando il bosniaco riusciva a superare il pressing (il che è avvenuto spesso, facilitato dalle aggressioni tardive della Roma). Pertanto, per cercare di sopperire al tempismo errato delle mezzali in fase di pressing, De Rossi è stato incaricato di aggredire il mediano bianconero, tuttavia, anche questa mossa si è rivelata inefficace e controproducente, andando a creare ulteriori buchi alle spalle della linea di pressione.

L’uscita di Nainggolan su Pjanić permette a Matuidi di ricevere alle spalle del centrocampo giallorosso

La strategia principale della squadra di Allegri per risalire il campo velocemente e di conseguenza superare il pressing avversario – adottata numerose volte anche la scorsa stagione – è stata quella di lanciare lungo verso  Mandžukić, il quale mediante la sua prestanza fisica e sfruttando a pieno il mismatch fisico con Florenzi – 1,90 cm contro 1,73 cm -, ha vinto 5 duelli aerei, in una battaglia destinata ad essere senza storia.

Lo schieramento a zona della Roma

In fase di difesa posizionale la Roma, come di consueto, è stata disposta in un 4-5-1 tenendo la linea piuttosto alta e muovendo lo schieramento puramente in base alla posizione del pallone. Ciò ha permesso alla Juventus di attaccare la profondità sfruttando la linea alta della Roma e di effettuare i cross verso il lato debole per attaccare il lato del campo maggiormente scoperto, con gli esterni abili ad inserirsi alle spalle dei terzini e sfruttare i rispettivi mismatch (per Mandžukić la fisicità, per Cuadrado la velocità). Per giunta spesso Higuaín si abbassava per fungere da raccordo, svuotando l’area di rigore per gli inserimenti di Khedira e permettendo a Mandžukić di accentrarsi e agire da punta centrale; questo lavoro richiesto all’argentino, per quanto sia stato utile per la risalita del campo, specialmente in transizione, può aver avuto un effetto negativo quando  doveva occuparsi della finalizzazione, arrivando sui palloni poco lucido e sbagliando occasioni che normalmente avrebbe trasformato in gol.

Lancio in profondità per Higuaín sfruttando la linea alta della Roma

Conclusione

Nel secondo tempo la Juventus è entrata in campo con un atteggiamento aggressivo ed è riuscita a sfruttare bene gli spazi creatisi alle spalle della prima linea di pressione, specialmente sul lato di Nainggolan, spostato sulla destra da Di Francesco. Per la prima mezz’ora la Juventus  ha controllato la partita e lo svolgimento della gara non è stato troppo dissimile dal primo tempo. Il calo (fisico, probabilmente) nell’ultimo quarto del secondo tempo, in cui la Juventus non è riuscita a rimanere compatta ha permesso alla Roma di ricevere tra le linee con i centrocampisti e di sviluppare gioco sugli esterni, oltre ad avere un paio di occasioni da gol a causa di errori individuali dei giocatori bianconeri. Nel complesso, però, la prestazione dei padroni di casa si può valutare più che sufficiente, grazie ad Allegri che ha preparato l’ennesima partita in maniera eccezionale. Probabilmente il tecnico livornese avrebbe potuto fare un paio di cambi tra il 50′ e il 70′, il momento migliore dei bianconeri, per cercare di chiudere definitivamente la gara sostituendo giocatori stanchi e poco lucidi.

Detto ciò, Allegri, ha nuovamente disinnescato i meccanismi di un allenatore rigido, dettando  il contesto, sfruttando le debolezze degli avversari e ottenendo l’unica cosa che conta, la vittoria.