Opinioni personali

Juventus Women all’avanguardia

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In una stagione che ha visto un investimento massiccio nel calcio femminile, almeno per quanto riguarda la comunicazione e il marketing, vi sono state diverse notizie francamente positive per il movimento tutto, specialmente negli ultimi mesi. La prima, sportiva, è la conquista dello scudetto da parte della Juventus, alla prima apparizione come nuova franchigia in Serie A. La seconda, politica, è la sentenza con cui il CONI conferma la decisione del Commissario Fabbricini di affidare la gestione del movimento calcistico femminile alla FIGC, e non più alla Lega Nazionale Dilettanti (con tutto ciò che ne conseguirà). La terza, sociale, è l’aperta visione dell’omosessualità che si sta cercando di promulgare. Fatti recenti mettono in luce quest’ultima rivoluzionaria faccenda.

In estate, la Juventus mette sotto contratto Lianne Sanderson, attaccante, e atleta di punta del movimento inglese (50 presenze e 15 gol in nazionale). Contemporaneamente, acquisiamo le prestazioni sportive di Ashley Nick, centrocampista statunitense che affianca Sanderson anche nella vita. Nei giorni scorsi è uscita un’intervista sul Corriere della Sera in cui Sanderson spiega con serafica normalità come ci si senta a lavorare con la propria compagna nella stessa squadra: un po’ come quelle coppie che condividono lo stesso ufficio. L’aspetto più rilevante dell’intervista è a mio avviso proprio questo: la normalità con cui tratta la propria relazione sentimentale, che racconta senza esitare o senza abboccare a facili sensazionalismi. E in una società che ancora utilizza “lesbica” a mo’ di insulto non è poco; figuriamoci poi nel retrogrado ambiente del calcio italiano, così refrattario al cambiamento.

Si nota d’altronde la candida abitudine a parlarne apertamente, retaggio certamente di una società meno bigotta della nostra. Sappiamo bene quanto fatichino i calciatori a vivere serenamente la propria omosessualità, e possiamo solo immaginare le conseguenze sportive (e non) che un coming out implicherebbe per un atleta maschio di punta. L’ultima, tristissima intervista in questo senso è di Radja Nainggolan, che ammette a denti stretti come sarebbe difficilissimo convivere con un’immagine pubblica simile per un calciatore professionista. Tanto che gli sporadici e coraggiosi che si sono dichiarati omosessuali giocano (o giocavano!) tutti in serie minori. Nel calcio femminile questi quesiti sono ormai per lo più superati, potendo contare su una certa impermeabilità agli ambienti esterni, a causa certamente di una esposizione mediatica infinitamente minore. Non tanto in Italia però, dove il movimento sta cercando, da poco più di un anno, di colmare la distanza abissale con i paesi più avanguardisti d’Europa e del mondo. Anche facendo un po’ di campagna sociale progressista.

Per quanto fosse (secondo me giustamente) considerata controversa l’acquisizione del Cuneo da parte della Juve, è infatti innegabile che abbia portato conseguenze positive per il movimento femminile. A cominciare dalla cresciuta attenzione mediatica e quindi politica, che poi è la condizione propedeutica acché i giornali facciano uscire interviste come quella di Sanderson. La speranza è che importando calciatrici di tale calibro si possano importare anche i valori morali che si portano dietro, e che sono sconosciuti al mondo del calcio, così patriarcale e machista: ossia la leggerezza nell’abbattere quelli che da noi sono considerati a tutti gli effetti dei tabù, e che si stanno piano piano dipanando nel mondo del calcio professionistico. Insomma, la straordinarietà e la curiosità attorno alla loro relazione dev’essere tutt’al più relativa al fatto che lavorino fianco a fianco, non che siano due donne che si amano. Cominciamo da questo, e magari tra un po’ riusciremo anche a buttarci alle spalle i tempi dei rivoltanti “quattro lesbiche che giocano a pallone”.

In ultima analisi, si dovrebbe chiaramente parlare della squadra femminile soprattutto per quanto accade in campo, ma in mancanza di disamine più approfondite del calcio giocato è rinfrancante notare che il movimento femminile offra elementi d’avanguardia, anche e soprattutto in rapporto a quanto (non) fatto dai maschietti.

Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.