Precedenti: Juventus-Udinese 20147 min di lettura

Juventus-Udinese inaugura il 2021. In passato, la sfida ha già rappresentato “prime” importanti. Come quella del 2014, esordio di Allegri sulla panchina dello Stadium.


Sarà un 2021 all’insegna dei colori bianconeri, con Juventus-Udinese a inaugurare l’anno solare. Ma anche a chiudere il programma della 15a giornata d’andata di Serie A. Non è la prima volta che la sfida si gioca a inizio gennaio. E in altre circostanze, ha dato vita a “prime” che hanno lasciato il segno: come l’esordio casalingo di Massimiliano Allegri, da allenatore della Juventus, nel 2014.

1994 e 2002, PARTENZA SPRINT

Il match tra Juventus e Udinese ha già dato il via 2 volte, in passato, ad anni solari. Anche abbastanza recenti: 1994 e 2002.

Nel 1994, l’ultima Juve targata Giovanni Trapattoni inizia al meglio il nuovo anno andando a imporsi nettamente al Friuli. È domenica 2 gennaio quando i bianconeri (in campo con la maglia gialla) si impongono 3-0 con i gol di Marocchi e Roberto Baggio e un autogol di Pellegrini.

Un successo che faceva ben sperare. Invece fu il viatico di mesi avari di soddisfazioni. E a fine stagione scattò la nuova rivoluzione con gli arrivi della Triade (Bettega era già in società) e Marcello Lippi.

Proprio il tecnico di Viareggio è in panchina nel 2002, domenica 6 gennaio, giorno dell’Epifania. La Juve ha balbettato un po’ nei primi mesi e solo all’arrivo del Natale ha iniziato a dare segni benauguranti. La sfida con l’Udinese è subito uno spartiacque per capire le ambizioni del gruppo.

E le risposte arrivano. Sono soprattutto i nuovi a dare il cambio di marcia. Buffon para un rigore a Muzzi in apertura, Nedved segna un gol capolavoro che, insieme a quelli di Zambrotta e Davids, firmano un 3-0 da applausi. L’avvio di una rimonta capolavoro che si completerà proprio contro gli stessi friulani al ritorno. Una storia, questa, che non necessita di altri particolari.

2014, PRIMO ESAME STADIUM PER ALLEGRI

Ma c’è un altro Juventus-Udinese che ha costituito una “prima” importante. Soprattutto per Massimiliano Allegri. L’estate 2014 è stata a dir poco turbolenta in casa bianconera, con le dimissioni di Antonio Conte al secondo giorno di ritiro e l’arrivo in panchina proprio dell’ex tecnico del Milan.

Una scelta contestata platealmente da parte della tifoseria. Per questo la squadra, ma soprattutto il suo allenatore, sono attesi al varco. Dalla critica, ma soprattutto dal popolo della Vecchia Signora.

I bianconeri sono reduci da 3 Scudetti di fila e hanno ancora i pronostici dalla propria parte, senza dimenticare l’incognita della nuova guida tecnica. Allegri fa la cosa più naturale decidendo di non snaturare le cose, confermando la difesa a 3, vero marchio di fabbrica della Juve contiana.

Il pre-campionato è stato un sali scendi, compreso un ko in un test a Vinovo contro una formazione dilettanti. Ma al momento di fare sul serio, la Juve sa il fatto suo. All’esordio a Verona, contro il Chievo, è subito arrivato un successo. Maturato dopo pochi minuti per un’autorete di Biraghi. Ma quanto basta per iniziare col piede giusto.

Dopo la sosta per le nazionali (con l’esordio proprio di Conte in azzurro a prendersi la scena), si torna in campo a metà settembre. Sabato 13, c’è proprio Juventus-Udinese, con una curiosità a farla da padrone: l’accoglienza ad Allegri allo Stadium, il campo dove il suo predecessore ha costruito i suoi successi.

AVVIO COI CEROTTI, MA SENZA LAMENTELE

A pochi giorni dal 3° anniversario dell’inaugurazione, lo Stadium è pronto ad accogliere il nuovo allenatore. E per la prima in casa, Allegri deve subito fare a meno di pedine importanti. Manca gran parte del centrocampo, con le pesanti assenze di Pirlo e Vidal e anche quella di Marrone. Stop pure per Chiellini, mentre solo all’ultimo sono recuperati per la panchina Barzagli e Morata.

Subito tanti infortuni, l’eredità di Conte e la mancata visita dello stesso ct alla Juventus: tutti temi che infiammano la conferenza stampa di vigilia. Affronta da Allegri con quello che sarà il suo di marchio di fabbrica: massima serenità e farsi scivolare tutto di dosso.

Di fronte c’è l’Udinese di Stamaccioni, uno per il quale un successo (inutile) allo Stadium è diventato il top della carriera. E in più, il tecnico dei friulani non ha mai perso con Allegri. Un doppio motivo in più per dare attenzione alla gara.

JUVE FORMATO APACHE

Oltre alla difesa a 3, Allegri conferma anche l’attacco che ha contributo ai 102 punti del campionato precedente. Llorente è affiancato da Tevez. L’argentino è in dubbio e si vorrebbe preservarlo per l’esordio in Champions di pochi giorni dopo con il Malmoe.

Ma l’Apache è uno che si carica giocando. E segnando. Dopo poco più di 5 minuti, su un pallone che vaga in area ospite, Tevez si fionda come il più rapace dei bomber e la infila in diagonale. Sbloccato il risultato, i bianconeri proseguono a dominare, ma non trovano il raddoppio. Si va quindi al riposo sull’1-0.

Nella ripresa, Stramaccioni mette mano alla sua squadra. L’attacco Di Natale-Muriel è stato sterile. Fuori il colombiano e dentro un giovane portoghese rimasto a lungo un oggetto misterioso e che oggi è invece uno dei bomber più prolifici d’Europa: Bruno Fernandes.

La sostanza non cambia. La Juve continua a controllare la gara. Anche il pubblico dà il suo aiuto, soprattutto quando l’Udinese inizia a mettere il naso fuori dalla sua metà campo. Fino a quando arriva il ko. A 15’ minuti dalla fine, la stoccata vincente è di uno dei fedelissimi di Conte: Marchisio scaglia un destro imparabile, in quella stessa porta dove 3 anni prima, nell’avvio del ciclo, aveva segnato un gol capolavoro su pennellata del Maestro Pirlo.

Il 2-0 chiude la gara, nonostante Morata sfiori il gol all’esordio nei pochi minuti in campo. Anche Stramaccioni, non più imbardato nei colori nerazzurri, ammette la sconfitta e si professa quasi contento dello scarto ridotto. Allegri ringrazia il pubblico e lancia la sfida alla Champions. Marchisio racconta subito uno dei credi del nuovo percorso: “Il mister ci chiede di usare la testa, non si può sempre andare al 100%”.

IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO

Il giorno dopo il 2-0 all’Udinese, la Gazzetta dello Sport titola “È una Juve Apache”. Tevez viene visto più che mai come il simbolo di questa squadra che non pare aver perso la fame. Anzi, ora in tanti vogliono dimostrare di poter vincere anche senza Conte in panchina.

L’avvio della Juventus 2014/15 è una sinfonia. Buono l’esordio in Champions col Malmoe: 2-0 ancora con doppio Tevez. Il bomber argentino timbra anche la vittoria di San Siro contro il Milan (anche allora, come adesso, c’era la sfida coi rossoneri dopo quella con l’Udinese).

Per tutto il mese di settembre, i bianconeri centrano solo vittorie con Buffon che non prende neppure un gol. La striscia di vittorie iniziali si ferma a 6 dopo il pareggio in casa del Sassuolo, compreso però il 3-2 nello scontro diretto con la Roma.

Sarà il viatico di una stagione che porterà il quarto Scudetto del ciclo, la prima Coppa Italia (la storica 10a del club) e la finale di Champions League di Berlino contro il Barcellona. Non male per la prima annata firmata Massimiliano Allegri.

LA JUVENTS ROMBA SUL MOTO GP

Prima di gustarsi la prima di Allegri allo Stadium, Andrea Agnelli deve assolvere un impegno istituzionale. Venerdì 12 settembre, a Misano Adriatico, viene inaugurato lo Juventus Club Moto GP con Loris Capirossi degno presidente.

Oltre alle domande di rito, una stuzzica il presidente:

vincerà prima la Juventus la Champions o la Ferrari un altro Mondiale?

Sei anni e mezzo dopo la risposta è lapidaria: 0-0. Ai punti è un dominio bianconero, ma soprattutto per un ciclo che, in casa Ferrari, continua a essere più nero che rosso.

SUGLI ALTRI CAMPI

In quella seconda giornata di campionato, il Napoli di Benitez e Higuain crolla subito in casa, proprio per mano di quel Chievo battuto dai bianconeri all’esordio. Fuochi d’artificio per le milanesi: l’Inter di Mazzarri ne rifila 7 al Sassuolo e il Milan di Pippo Inzaghi vince 5-4 contro il Parma di Donadoni. La Roma lancia la sua candidatura battendo l’Empoli di un tecnico emergente: Maurizio Sarri.

Un occhio sulla Spagna, paese che i bianconeri incroceranno spesso nel cammino della stagione. L’Atletico Madrid di Diego Simeone (euro-rivale proprio dei bianconeri nel girone) batte il Real di Ancelotti nel derby. Finisce 2-1 coi gol di Tiago e Arda Turan che rendono vano il rigore di Cristiano Ronaldo.

CICLO APERTO ANCHE ALLA APPLE

C’entra poco con il calcio e la Juve. Ma c’è un’altra realtà che prosegue il suo ciclo vincente: la Apple. In quei giorni di settembre 2014 viene lanciato l’iPhone 6, accompagnato subito da ordini record.

Una tradizione che, modello dopo modello, non si è più fermata e che pare destinata ancora a lungo. Sarà così anche per la Juventus nel 2021? La risposta da Andrea Pirlo.