Corto Muso 15 – The Great White Hope3 min di lettura

John Arthur “Jack” Johnson era un boxer di colore, attivo agli inizi del secolo scorso. Detentore del titolo mondiale dei pesi massimi dal 1908 al 1915, oltre ad essere ovviamente fortissimo aveva un caratterino niente male. Per prima cosa aveva sposato una donna bianca, cosa inaudita a quei tempi; non contento di questo aveva aperto insieme alla moglie un ristorante non segregazionista, in cui gente di ogni colore faceva cena insieme. Ovviamente i buoni razzisti americani erano presi dai diavoli e facevano di tutto per fargli perdere il titolo.

Da qui l’origine del termine Great White Hope (la Grande Speranza Bianca) che era il soprannome appiccicato a tutti i pugili bianchi che combattevano contro di lui; per estensione lo stesso epiteto fu usato in seguito per tutti i pugili bianchi che sfidavano un campione di colore. Chiaramente le grandi speranze bianche di turno qualche vantaggino lo avevano; arrivare a sfidare il campione era un processo lungo, si dovevano vincere molti incontri e insomma, se uno pareva potesse davvero avere una chance non si guardava tanto per il sottile. Però insomma, al momento della resa dei conti la grande speranza bianca di turno era sola sul ring contro il Galveston Giant (questo il soprannome di Johnson); e veniva irrimediabilmente spazzata via. Alla fine comunque anche Johnson perse il titolo; si dice anche che perse apposta, sperando che gli dessero il perdono per dei guai con la legge che gli avevano scaraventato addosso. Ma questa è un’altra storia.

La Juventus è campione d’Italia da 8 anni (uno più di Jack Johnson) e il logorio di nervi del mondo del calcio italiano è visibile ad occhio nudo. Le varie grandi speranza bianche che si sono avvicendate hanno tutte fallito; qualcuna senza appello, qualcuna (una, il Napoli di Sarri) andando veramente vicini a fare l’upset. E il percorso è sempre quello; fanfare, complimenti degli addetti ai lavori, incoraggiamenti di vario tipo dalla stampa nazionale, indulgenze arbitrali a pioggia. Ma alla fine ogni grande speranza bianca è costretta ad arrendersi.

Quest’anno non è diverso dagli altri; certo la grande speranza bianca iniziale era l’Inter e nessuno si sarebbe mai aspettato che alla fine il ruolo sarebbe toccato alla Lazio. Ma come diceva mia nonna, “meglio che niente, marito vecchio”, e alla fine si è fatta di necessità virtù anche se credo che la maggioranza delle squadre di A all’idea di un Lotito trionfante siano colte da attacchi di orticaria. E anche il copione è lo stesso; niente di clamoroso, ma tutte le volte che c’è da dare una spintarella la si dà. Lascio perdere quello che è successo le ultime settimane precovid in cui si è di fatto costretto la Juventus a giocare una partita decisiva senza pubblico (mentre ovviamente lo stesso non era successo alla sua avversaria). Ma la tragedia successiva ha inevitabilmente (e forse giustamente) abbuiato tutto. Ma l’ultimo turno è stato abbastanza emblematico: Lazio e Inter hanno vinto partite in cui persino il pareggio sarebbe stato eccessivo grazie ad una serie di robe onestamente poco digeribili. Non voglio fare la conta degli episodi, non è interessante; ma l’impressione che ci sia stato un occhio (o due) di riguardo è per me forte. Ma del resto chi mai avrebbe il coraggio di mettere i bastoni tra le ruote alla grande speranza bianca (in realtà son due, ma meglio abbondare)? Non certo due arbitri modesti come Fabbri e Maresca, che probabilmente accendono tutti i giorni un cero al santo che gli ha permesso di arrivare ad arbitrare in Serie A. Non certo i vari addetti al VAR che sottostanno ad un protocollo talmente assurdo e bizantino da validare formalmente qualunque decisione prendano (o non prendano). Quindi si va avanti così; il mio amico Triglione dice testualmente:

“Come ogni anno dal 2013, gli arbitraggi, provano a tenere a galla le seconde forze del campionato per evitare (e lo capisco) che tutto si decida a Natale. Poi nell’ultimo quarto di stagione, non hanno mai impedito alla Juventus di vincerli. “

Probabilmente ha ragione lui, se la Juventus non farà enormi sciocchezze vincerà anche questa volta. E non ci saranno azioni clamorose che gli impediranno di farlo. Ma la sindrome della Great White Hope è sempre lì, in agguato. Speriamo che continui ad essere qualcosa che posso allegramente dileggiare nei miei corsivi.