Non ci provate!4 min di lettura

Se c’è una cosa che trovo patetica sono i numerosi tentativi in corso di auto-riabilitazione dopo il +7 conquistato dalla Juventus e dopo non averci capito nulla del Sarri allenatore e della stagione bianconera in generale. Non che sia un peccato mortale: le previsioni si azzeccano e si sbagliano, parlare prima è più difficile che farlo dopo e alcuni timori che qualcosa potesse non funzionare li aveva la stessa redazione di AterAlbus che si spaccò in due alla domanda estiva “Sarri sì, Sarri no?”. Quando si sbaglia, però, come fatto dal nostro Kantor, semplicemente lo si dice senza scuse e via.

Perché parlo di “auto-riabilitazione”? Prendo ad esempio un articolo che ho letto ieri, che non citerò perché il punto non è litigare con i singoli autori, che iniziava con delle doverose scuse nei confronti dell’allenatore, evidentemente bastonato tutto l’anno e ritenuto non all’altezza. Una buona premessa, come detto, se non fosse poi rovinata dal resto dell’articolo in cui si spiegava come però fosse stato Sarri a tradire il suo credo e la sua essenza affidandosi ai singoli. Come a dire: “Io chiedo scusa, però Sarri non ha fatto il Sarri, quindi non è colpa mia se ho sbagliato, è colpa sua!”. No.

Sarri ha fatto il Sarri, perchè Sarri è (anche) questo. Far passare il vantaggio acquisito nelle ultime 4 partite come un qualcosa di “innaturale”, frutto solo dei singoli, addirittura conquistato “contro” Sarri messo da parte come un vecchietto in una discoteca e con la squadra che gioca ignorando le direttive tattiche dell’allenatore, è totalmente in malafede e da rigettare al mittente. È una teoria che si sta diffondendo a macchia d’olio presso giornalisti ed opinionisti che si danno ragione e si mettono like a vicenda nel disperato tentativo di riuscire ad avere ragione anche quando si ha torto.

Come abbiamo discusso negli ultimi podcast e come abbiamo spiegato nelle varie analisi tattiche e articoli di approfondimento, sta succedendo l’esatto contrario. Per la prima volta da che è alla Juventus e probabilmente in carriera, stiamo vedendo Ronaldo che inizia a giocare a due tocchi senza tenere eccessivamente il pallone tra i piedi, facendo circolare la palla veloce e non rovinando (difetto storico) la fluidità offensiva con continui isolamenti e 1vs1 a volte forzati. E ci è riuscito Sarri, non altri. Sarri è riuscito nell’impresa niente affatto facile di comunicare correttamente con un egocentrico che faceva casino pure se lo si spostava di 10 metri di posizione o se lo si faceva riposare per 20′. È stato Sarri a convincerlo, sul campo e con i risultati, che abbracciando un altro modo di giocare la squadra ne avrebbe giovato (13 gol in 4 partite in Campionato post-Covid) e ne avrebbe giovato anche lui (4 gol consecutivi, 25 in Serie A).

No, non sto facendo passare Ronaldo per un ragazzino “lanciato” da Sarri, né per un problema risolto. Stiamo parlando del riuscire a utilizzare nel miglior modo possibile un fuoriclasse mondiale e farlo in modo che al tempo stesso possa risultare un vantaggio anche per la squadra. E la stessa cosa è avvenuta con Dybala. È stato sempre Sarri a lanciarlo definitivamente nel ruolo di “attaccante” (qui su AterAlbus in tanti eravamo iscritti al partito “deve giocare davanti”), convincendolo a rinunciare all’eccessivo arretramento o decentramento finalizzato all’andarsi a prendere la palla senza marcature, inutile nelle idee di Sarri. È stato Sarri che ha avvicinato Ronaldo a Dybala ed entrambi alla porta, facendoli dialogare assieme. È stato Sarri che ha usato Bernardeschi in posizione centrale allenandolo alle giocate di prima con l’argentino come quella del gol col Bologna. È stato Sarri che al momento giusto ha trovato la quadra rilanciando Rabiot e Bernardeschi e panchinando Higuain e Costa, facendoli però sentire sempre importanti e al centro del progetto (cosa non scontata, visto che entrambi avevano “rotto” con il precedente allenatore proprio per questo, per una sbagliata comunicazione e gestione psicologica, prima ancora che tecnica).


Dopo di che, per carità, restiamo con i piedi per terra: è vero che abbiamo battuto 4 squadre medio-scarse, è vero che la bacheca stagionale è ancora vuota, è vero che i prossimi impegni saranno decisivi. Nessuno è qui per celebrare vittorie e traguardi già raggiunti e già stasera contro il Milan senza i 3 punti si rischia di buttare gran parte del vantaggio acquisito (6 sulla Lazio e 5 sull’Inter guadagnati dopo la sosta).

Non è ancora il momento di farsi i… “complimenti” a vicenda, come direbbe il buon Winston Wolf, ma le ultime gare della Juve hanno detto questo e non ci hanno mostrato una squadra spaccata, divisa o in autogestione. Anche dovessimo pareggiare o Dio non voglia perdere una delle prossime partite.