Approfondimenti

Speciale sulle Seconde Squadre

7 min lettura

Le seconde squadre sono finalmente realtà anche in Italia. Vediamo di capirne di più col nostro approfondimento su requisiti, costi, utilità e con un confronto con le altre realtà europee.


LE SQUADRE B IN ITALIA

Lo scorso 11 maggio la FIGC ha diramato un comunicato stampa con cui ha annunciato l’implementazione delle “Squadre B” nel sistema calcistico italiano a partire dalla stagione 2018/2019, con ingresso a pieno regime tra dodici mesi.

 

Iscrizioni

Per quest’anno le Squadre B verranno introdotte soltanto in caso di “posti vacanti”, ovvero sia in caso di fallimento o di mancate iscrizioni di squadre militanti in Serie C. Le seconde squadre non avranno però la precedenza assoluta: ogni tre posti vacanti, infatti, si provvederà ad inserire una “filial”, una ripescata dalle retrocesse nel corso dell’ultimo campionato ed una squadra che ha partecipato ai playoff di D, in quest’ordine. Ad oggi sembra che si creeranno quindi due soli posti per l’iscrizione di altrettante squadre B. L’iscrizione di una Squadra B sarà accettata solo se la società sarà pronta a garantire determinati parametri richiesti dalla Federcalcio.

 

Costi

Il primo parametro riguarda i costi di iscrizione: mentre un “normale” club di Serie C paga 300mila euro per completare la propria ammissione al campionato, una Squadra B dovrà versare il quadruplo, ben 1.200.000 euro.

 

Strutture

Importante anche il capitolo riguardante le strutture.

Le seconde squadre saranno ammesse alla prossima Serie C solo se garantiranno di poter giocare in un impianto che:

  • sorga nella stessa regione del club;
  • abbia una capienza minima di 1.500 posti a sedere, tutti numerati;
  • distribuisca questi posti in almeno due settori indipendenti l’uno dall’altro, uno dei quali da destinare ad uso esclusivo dei tifosi ospiti;
  • abbia un impianto luci a norma;
  • abbia un campo lungo 105 metri e largo 68;
  • abbia una tribuna stampa da almeno 30 postazioni, tutte al coperto.

 

Promozioni e retrocessioni

La Squadra B non potrà ovviamente mai trovarsi a giocare nello stesso campionato della “squadra madre”. Il che significa sia che una “filial” non potrà essere promossa nello stesso campionato della “Squadra A”, sia che in caso di retrocessione al livello di una propria seconda squadra questa verrà automaticamente retrocessa a sua volta. Esempio concreto: Juventus in Serie A, Juve B in Serie B. Se la Juve B vincesse la cadetteria non potrebbe comunque venire promossa in Serie A, ed il diritto scalerebbe al club successivo. Nel caso in cui fosse invece la Juventus a retrocedere, la Juve B verrebbe a sua volta retrocessa d’ufficio in Serie C. Altro aspetto legato alle retrocessioni: un club B non può giocare in Serie D. Nel caso in cui una “filial” dovesse retrocedere dalla Serie C, quindi, smetterebbe di esistere e si metterebbe in una sorta di “lista d’attesa” composta da quei club intenzionati ad iscrivere la propria squadra satellite.

 

Coppa Italia

Le seconde squadre non potranno partecipare alla Coppa Italia, potendo disputare solo la Coppa Italia di Serie C.

 

Calciatori in distinta

Ogni squadra B potrà compilare distinte contenenti 23 giocatori per ogni partita. Nel farlo dovrà rispettare questi criteri:

  • 19 calciatori nati dopo l’1 gennaio 1996 (limite temporale che ovviamente si sposterà di anno in anno, stagione dopo stagione);
  • 16 giocatori dovranno avere almeno 7 anni di tesseramento in squadre FIGC alle spalle (questo limiterà l’impiego indiscriminato di stranieri prelevati dall’estero, obbligando i club a puntare su ragazzi italiani o su ragazzi stranieri cresciuti calcisticamente nel nostro paese);
  • nessun calciatore in distinta può aver giocato più di 50 partite in Serie A;
  • alla quinta presenza nella “squadra madre” ottenuta in stagione il calciatore non potrà più essere inserito nelle distinte della filial.

 

Passaggi nelle “Squadre A”

Il passaggio di calciatori dei club B alle proprie squadre madri è sempre possibile, in qualsiasi momento della stagione, come lo è oggi quello dei ragazzi della Primavera. Le limitazioni riguardano semmai l’eventuale rientro nella seconda squadra: come detto, dopo 5 presenze stagionali e/o alla 50esima presenza in Serie A un calciatore perde il diritto ad essere inserito nella distinta di una Squadra B.

 

Campionato Primavera

Mi è stato chiesto spesso, lo chiarisco anche qui: l’introduzione delle Squadre B NON prevederà l’abolizione del campionato primavera. Non avrebbe senso. Le filial sono un ulteriore anello della catena, non sono sostitutive di nulla. Servono a facilitare l’approdo al professionismo, non a prendere una mandria “informe” di diciassettenni per lanciarli indiscriminatamente in Serie C, con risultati prevedibilmente disastrosi in primis per la loro formazione. Al massimo saranno i singoli club che dovranno avere l’arguzia di prendere i prodotti migliori del proprio settore giovanile per lanciarli tra i professionisti, usando proprio il “ponte” rappresentato dalle Squadre B, ad un’età in cui oggi sono soliti confrontarsi solo tra pari età. Giocare a 18 anni in Serie C è tendenzialmente meglio e più formativo che farlo in Primavera. Ma è vero anche, d’altro canto, che non si può pensare che tutti i 18enni siano pronti al salto. Qualcuno dovrà passare nelle Squadre B molto presto, qualcun altro dovrà invece terminare prima il proprio percorso giovanile sino in fondo.

 

I CRITERI DI AMMISSIONE

Lo scorso 30 maggio sono stati poi resi noti i tre criteri che stabiliranno il ranking che darà priorità ai vari club in merito alla presentazione della propria richiesta di ammissione di una seconda squadra al prossimo campionato di Serie C:

 

  • numero di convocazioni ottenute nelle ultime tre stagioni da calciatori di proprietà in una rappresentativa nazionale giovanile (dalla under 15 alla 21): il club di Serie A con più convocazioni otterrà 20 punti, quello con meno ne otterrà 1 (questo parametro varrà il 40% del punteggio finale);
  • un 30% del punteggio finale sarà invece riservato alla classifica della scorsa stagione, con la Juventus prima classificata cui verranno assegnati 20 punti a scalare sino alla quart’ultima in classifica, la Spal, che ne prenderà 4 (la prima della Serie B – l’Empoli – ne prenderà 3, la seconda 2 e la vincente dei playoff 1);
  • l’ultimo 30% sarà invece attribuito al bacino d’utenza, ovvero sia alla media spettatori ottenuta nelle ultime cinque stagioni (anche in questo caso la società migliore guadagnerà 20 punti, la peggiore 1).

 

Il calcolo sarà semplice: punteggio convocazioni moltiplicato per 0,4 più punteggio dell’ultima classifica moltiplicato per 0,3 più punteggio relativo agli spettatori medi a sua volta moltiplicato per 0,3. La somma di questi tre valori darà il ranking finale, che determinerà il livello di precedenza che avranno i vari club in merito all’iscrizione di una Squadra B già a partire dalla prossima stagione.

 

Stefano Fantoni ha provato a simulare quello che dovrebbe essere il ranking che determinerà la precedenza di iscrizione delle seconde squadre alla prossima Serie C. Secondo i suoi calcoli al primo posto ci sarebbe l’Inter con 18,7 punti seguito dalla Juventus con 18,2.

 

Secondo voci di corridoio che ho raccolto in ambienti calcistici sembra però che i Nerazzurri per quest’anno non si sentano ancora pronta ad imbastire, per altro in così breve tempo, una Squadra B e potrebbero quindi decidere di passare la mano. Nel caso in cui queste voci venissero confermate il secondo slot che dovrebbe aprirsi nella prossima Serie C passerebbe alla terza del ranking, che secondo la simulazione di Fantoni dovrebbe essere il Milan (17,4 punti).

 

 

LE SQUADRE B IN EUROPA

 

Spagna

Quarantadue filial che giocano ai vari livelli del calcio spagnolo, di cui solo due hanno partecipato all’ultimo campionato cadetto: il Sevilla Atletico, arrivato ultimo, ed il Barça B, terz’ultimo. Entrambe, quindi, verranno retrocesse in Segunda B. L’anno prossimo, insomma, potrebbero non esserci seconde squadre nel campionato cadetto: tutto dipende dal Villarreal B, unica filial ancora in corsa per la promozione, essendo giunta alle semifinali dei playoff. Così come in Italia, anche in Spagna la filial non può giocare nello stesso campionato della propria “madre”. Esempi pratici: nel 2012 il Villarreal retrocesse in Segunda e portò alla retrocessione della sua filial in Segunda B. Nel 2011 e nel 2014 il Barça B arrivò per due volte terzo in cadetteria, qualificandosi formalmente ai playoff per salire nella Liga. Playoff che non potè però giocare, dato che alle filial è appunto impedito di arrivare a militare allo stesso livello del proprio club di riferimento. Una curiosità: in Spagna le seconde squadre non servono a crescere solo i giocatori, ma anche i tecnici. Sei delle ultime dieci Champions League sono state infatti vinte nell’ordine da Guardiola, Luis Enrique e Zidane, ovvero sia tre tecnici che prima di sbarcare sulle panchine di Barcellona e Real Madrid avevano portato a termine una o più stagioni di gavetta nelle relative filial!

 

Inghilterra

Gli inglesi non hanno le Squadre B inserite nel contesto dei campionati professionistici, ma hanno creato un campionato a parte: la “Premier League 2”. Nato nel 2016, è un torneo riservato agli under 23, con possibilità di schierare portiere e tre giocatori di movimento fuoriquota. Due divisioni da 12 club ciascuno, chi vince la prima divisione è campione nazionale mentre le ultime due retrocedono in seconda, rimpiazzate dalle prime due della cadetteria. Una particolarità interessante è l’obbligo posto a tutte le partecipanti di far giocare alla propria “squadra riserve” almeno tre gare ogni anno nello stadio principale del club: Emirates, Anfield, Old Trafford, ecc. Questo modello è stato criticato spesso, in primis da Pep Guardiola. Resta infatti un “sistema chiuso”, che non permette ai giovani di confrontarsi in un contesto di calciatori anche molto esperti che lottano per essere promossi o non retrocedere nelle varie leghe professionistiche. E’ insomma una sorta di campionato primavera, con il limite d’età posto a 23 anni anziché a 19.

 

Germania

Il modello tedesco è più simile a quello spagnolo che non a quello inglese, ma con qualche “bug” che lo sta portando all’estinzione. In terra teutonica infatti le seconde squadre possono arrivare massimo in terza serie, ma Werder a parte si trovano a giocare tutte solo nei campionati regionali. Il livello cui si trovano a competere quindi è per lo più molto basso, poco formativo. Così, anche grazie ad un movimento che è molto aperto ai giovani, i ragazzi migliori fanno direttamente il balzo dall’under 19 alla prima squadra, saltando spesso di netto il passaggio “Squadra B”. Per questo motivo da quando la Bundesliga ha tolto l’obbligo di avere la seconda squadra per potersi iscrivere al massimo campionato tedesco sempre più club stanno decidendo di dismettere la propria filial: per quello che è il loro sistema viene spesso ritenuto un costo inutile.

 

Francia

Il limite per le seconde squadre francesi è il campionato National 2, quarta serie: la nostra Serie D. Anche per loro vale quindi un po’ il discorso fatto coi tedeschi: il livello competitivo in cui vengono calate le Squadre B è molto basso e la contestuale facilità con cui giovani (anche giovanissimi) di valore vengono lanciati in prima squadra rende di fatto abbastanza inutili le filial. Il valore aggiunto che possono dare i club B in Francia è, paradossalmente, relativo ai professionisti: possono infatti essere mandati a giocare qui anche i giocatori migliori della prima squadra, che siano reduci da infortuni o che non vengano impegnati in Ligue 1. Questo permette di tenere un minimo in allenamento un po’ tutti i “veterani”, anche quando acciaccati o fuori rosa.

 

Francesco Federico Pagani

Osservatore per Società professionistiche diplomato FIGC, ha partecipato ad un corso per Junior Match Analyst della SICS. Gestisce un blog, Sciabolata Morbida, in cui scrive da anni di calcio e di giovani.