Analisi tattica

28a Serie A: Juventus-Udinese 2-0

5 min lettura

di Andrea Lapegna


Partita facile allo Stadium, con la Juventus che capitalizza la superiorità tecnica e le scelte conservative di Oddo.


Dopo un ottavo di Champions al cardiopalma, la Juventus si rifionda nel campionato. Si arriva alla partita con l’Udinese ad una settimana dalla sosta, ma con un turno infrasettimanale extra: c’è la gara contro l’Atalanta ancora da recuperare mercoledì. In considerazione degli impegni serrati, e delle energie sia fisiche che mentali spese a Wembley, la squadra di Allegri arriva alla 28esima di campionato con l’esigenza di tirare il fiato e al contempo continuare a tallonare il Napoli, nella speranza che proprio il recupero consegni la vetta della classifica. L’Udinese di Oddo, al contrario, vive la trasferta di lusso con relativa tranquillità: messa virtualmente al sicuro la salvezza grazie ad un ruolino di marcia estremamente positivo a dicembre (5 vittorie consecutive), i friulani possono tirare i remi in barca e costruire per la prossima stagione.

La Juventus propone un ampio turnover, ancora più pesante in ragione delle squalifiche di Lichtsteiner e Alex Sandro: Szczęsny; De Sciglio, Rugani, Chiellini, Asamoah; Khedira, Marchisio, Sturaro; D. Costa, Higuaín, Dybala. Solo l’attacco è grosso modo titolare, in questa sorta di albero di Natale (4-3-2-1) per le posizioni molto strette di Costa e Dybala. Panchina per Mario Mandžukić, al rientro dopo lo stop. Massimo Oddo consolida le proprie idee attorno al 3-5-2 che è ormai un marchio di fabbrica. Scendono in campo: Bizzarri, Nuytinck, Angella, Samir; Widmer, Fofana, Behrami, Barák, Adnan; Maxi López, Jantko.

Le squadre in campo

L’Udinese ha impostato la partita da squadra fisica, come aveva avvisato Allegri nella conferenza stampa pre-partita. Per questo le uscite sul pallone sono portate con atletismo, sebbene solamente nella propria metà campo. La posizione bassa di mezzali e esterni regala agli ospiti grande compattezza in mezzo al campo, relegando ad un ruolo secondario le ricezioni tra le linee dei due trequartisti bianconeri.

Fischio d’inizio e l’Udinese è già con gli esterni sulla linea dei difensori. Centrocampo a 3 pure e attaccanti in linea anche in fase di non possesso.

Douglas Costa, in pochi minuti, capisce che per ricevere un pallone pulito deve aprirsi fino alla linea laterale. La formazione della Juventus peraltro è già fortemente sbilanciata sulla propria destra, dal momento che Costa parte praticamente con i piedi che pestano la linea laterale, e Dybala non si avventura mai nella parte sinistra della metà campo friulana, per poter minacciare sempre il mancino. Come conseguenza quasi naturale, è De Sciglio il terzino più bloccato, con Asamoah che si fa trovare sempre pronto per il cambio campo. Sturaro esce spesso a dialogare con il ghanese sull’out di sinistra, offrendo un supporto supplementare all’ampiezza oltre ad un’abitudinaria e generosa dose di pressione verso la palla.

Il piano gara dell’Udinese punta, senza troppi barocchismi, a cercare la porta di Szczęsny giocando in verticale sulle ripartenze. Se da un lato all’azione è concesso di consolidarsi nella propria metà campo, in quella avversaria il gioco di Oddo richiede di affrettare i passaggi in verticale per eludere la pressione dei centrocampisti e per cercare il più rapidamente possibile la velocità di Jantko e Fofana. Il copione è anche bello, nella sua semplicità: si fa progredire l’azione attraverso basici passaggi dentro-fuori-dentro (o avanti-indietro-avanti, se preferite) e si ricerca con l’ultimo acuto il terzo uomo libero tra i difensori avversari. L’essenzialità delle giocate si riassume nella frequenza con cui Behrami e Barák cercano le sponde di Maxi López e la corsa di Jantko. Al di là di queste, la ritmica del possesso friulano è scandita dalla uscite saltuarie delle mezzali bianconere, che hanno comunque costretto gli avversari a qualche errore tecnico di costruzione.

Il problema principale della strategia conservativa di Oddo è reagire alle lunghe fasi di possesso dei padroni di casa. La Juventus è superiore tecnicamente e fisicamente, le uniche possibilità che rimangono sono le corse in campo aperto, dove i velocisti possono dire la loro. I meccanismi di pressione collettiva però sono sporadici, e il recupero palla affidato alle iniziative individuali più che ad orchestrate azioni corali. O, peggio, al momento in cui la spinta della Juventus si esaurisce naturalmente. Tutto questo ha schiacciato il blocco dell’Udinese, e il mantenere gli attaccanti in linea non ha aiutato a scaglionare la squadra per un recupero proattivo, che sarebbe invece servito molto. Sicuramente Oddo voleva evitare che la squadra si allungasse oltremodo, dato che per la difesa a 5, peraltro già molto bassa, sarebbe stato difficile seguire ordinatamente i movimenti del centrocampo. A questo punto però il blocco basso lasciava solo due giocatori al di là dell’ipotetica linea di recupero palla, rendendo difficile anche rigiocare il pallone appena conquistato. Uno di questi possessi prolungati si è risolto con un fallo di Angella da cui è poi scaturita la punizione vincente di Dybala.

Gol fotocopia di quello dell’anno scorso, tra l’altro.

La reazione dell’Udinese è stata affidata ad una possesso più prolungato, propedeutico se non altro ad avvicinare la porta di Szczęsny. Senza poter andare in verticale (poiché la difesa della Juve è sempre ben posizionata), le soluzioni a disposizione si restringono ad un possesso perimetrale e sterile. In più, il contraltare è stato concedere qualche ripartenza fronte alla porta al tridente bianconero, tra cui quella da cui è nato il rigore per la Juve, fallito da Higuaín. Insomma, la coperta di Oddo è corta, se la si tira da un lato, si concede dall’alto.

Allegri è stato bravo ed intelligente a svuotare il centro del campo, e a giocarci solo in contropiede. La mancanza di palleggiatori l’ha portato ad orientare l’avanzamento sul terreno di gioco per vie esterne, privilegiando il sovraccarico a destra. Nonostante la difesa a 5 dell’Udinese avesse dovuto saper difendere l’ampiezza, la posizione bassa degli esterni ha concesso terreno, mortificando così le velleità di un pressing efficace.

Le piccole variazioni della ripresa

Il secondo tempo si apre proponendo lo stesso motivo del primo, con l’Udinese incapace di contendere o di attuare meccanismi elaborati di disturbo. La variante sul tema è semmai che la Juventus è riuscita ad arrivare in porta senza circumnavigare il centrocampo avversario, ma saltandolo a pie’ pari.

 

Il secondo gol è un campanello d’allarme assordante per Oddo, che a questo punto sceglie di cambiare approccio ed alzare il baricentro della squadra. Il pressing viene portato anche a ridosso dell’area avversaria, proponendo i suoi esterni in porzioni più avanzate e alzando al contempo la mezzala forte verso la zona di pressione. Ma anche quando l’Udinese prova ad improvvisare uno spartito differente, la superiore qualità tecnica del Juventus ha saputo far girare la situazione a proprio vantaggio. Un esempio da scuola, al minuto 56 della sfida. I friulani vengono a prendere alta la rimessa in gioco di Szczęsny, che non esita ad usare Chiellini per sporcare la traiettoria di pressing di Jantko. I bianconeri muovono la palla velocemente e con precisione, scelgono di passare a destra, ed utilizzano il deus ex machina Dybala (bassissimo e grimaldello prezioso) per macinare terreno: l’Udinese si scopre lunga e i bianconeri arrivano in porta.

 

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A quel punto la partita si è incanalata con 35 minuti d’anticipo verso il garbage time tanto caro alla narrazione anglosassone.

Tirare le somme

Oddo ha pagato la povertà di soluzioni e la giornata storta dei propri centrocampisti (Fofana e Balák su tutti). L’assenza di Lasagna non ha aiutato nel proporre trame offensive all’altezza dell’incontro, ma l’allenatore pescarese ci ha messo del suo nel costringere la squadra ad una partita passiva, alzandone la linea quando era già troppo tardi. Invece, le note di questa partita sono senz’altro positive per la Juve. Tra tutti, ha fatto piacere rivedere Marchisio viaggiare agli stessi giri della squadra, complice anche l’assenza di schermatura da parte degli avversari. Rugani è stato sempre attento anche nelle situazioni di uno vs uno, ed il tridente tutto ha brillato in una partita non scontata. Indicazioni positive per affrontare le prossime due partite prima della sosta con ottimismo, in attesa di recuperare squalificati ed infortunati.

Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.