La scheda di Weston McKennie9 min di lettura

Una sorprendente convergenza di ultim’ore ha dato quasi per fatto l’acquisto di Weston McKennie, che diventerebbe il primo statunitense a vestire bianconero. Sconosciuto al grande pubblico italiano, il giovane centrocampista dello Schalke ha disputato un’ottima stagione e ricopre agevolmente più ruoli. 


Note biografiche

Weston McKennie nasce il 28 agosto 1998 a Little Elm, Texas, un pezzo di terra vicino a Dallas dove la cultura sportiva è dominata dal football americano. Come racconta Giorgio Dusi, il ragazzo passa tre anni in Germania (dai 6 ai 9 anni) dove gioca nel FC Phönix Otterbach e si appassiona al calcio. Tornato negli States, entra all’academy dell’FC Dallas a 11 anni, da cui uscirà solamente nel giorno del suo 18esimo compleanno per un nuovo trasferimento in Germania, stavolta nell’U19 del Fußball-Club Gelsenkirchen-Schalke 04. Nell’Under 19 rimane però solamente una stagione, al termine della quale esordisce anche in Budesliga; dal 2017/2018 mette le tende in prima squadra. 

In tre stagioni complete allo Schalke colleziona 112 presenze, 9 gol e 11 assist. Esordisce in Bundesliga il 20 maggio 2017 nel pareggio esterno per 1-1 contro l’Ingolstadt, subentrando a pochi minuti dalla fine. In Champions League invece metterà a referto la prima presenza il 18 settembre 2018, in un altro pareggio contro il Porto, ancora per 1-1. Con la nazionale a stelle e strisce conta già 19 presenze, la prima delle quali in un altro pareggio per 1-1 con il Portogallo; le presenze con lo USMNT sono condite anche da ben 6 gol e 1 presenza da capitano.

Capacità coordinative e condizionali

Ciò che spicca in McKennie sono senza dubbio le qualità fisiche e atletiche. 84 chilogrammi distribuiti su 185 centimetri non rendono bene l’esplosività e la reattività del giovane statunitense, che mette in mostra grandi doti aerobiche sul lungo e grandissime qualità condizionali sul breve. Queste abilità lo rendono una risorsa preziosa, soprattutto perché è in grado di coprire ampie porzioni di campo, davanti e dietro ai compagni. 

Ammantato di modernità per il suo gioco diretto, elettrico e veloce, McKennie fa dei cambi di direzione e della frenetica rincorsa dell’avversario i suoi marchi di fabbrica. Gli strappi e le conduzioni con la palla sono una specialità della casa, e sono una dote che non manca di mettere in mostra ogni volta che ne ha l’occasione. Pur non avendo la tecnica di uno sprinter (Mbappé) o di un podista (Alex Sandro), McKennie ha una facilità di corsa invidiabile, con appoggi rapidi e sicuri, un baricentro alto e proiettato in avanti. 

Il nazionale statunitense si è fatto notare anche per le doti aeree. Una qualità per certi versi sorprendente, dato che non sembra particolarmente elastico negli stacchi né incredibilmente alto; tuttavia, una buona capacità di leggere le traiettorie della palla e l’ottimo fisico gli permettono di sopperire a questa mancanza e di spuntare anzi il gioco aereo come una delle sue migliori abilità. 

Qualità tecniche

Destro naturale, è dotato di un discreto primo controllo, e possiede un ottimo calcio. Nonostante sia un giocatore che si fa notare per lo più per le doti atletiche, tratta molto bene il pallone, anche con il primo tocco. In effetti, una delle qualità che gli va riconosciuta, è la capacità di sapersi liberare bene ed efficacemente del pallone dopo il primo controllo. Tra le armi a sua disposizione c’è anche il tiro dalla distanza – un fondamentale in cui riesce a colpire il pallone se non sempre in maniera precisa quantomeno in maniera rapida ed efficace.

Siamo poco abituati a celebrare la capacità di coprire il pallone in fase di possesso; eppure, per uno che fa delle conduzioni palla al piede la migliore arma per far progredire l’azione, questa qualità diventa un talento interessantissimo. Le conduzioni verticali di McKennie, seppur facilitate dal contesto tedesco che offre spesso spazi da occupare, sono un toccasana per tutte quelle situazioni in cui bisogna scompaginare la struttura difensiva avversaria. 

Qualità tattiche

McKennie è un giocatore poliedrico, e per questo ha giocato in posizioni e ruoli molto diversi con profitto più o meno equivalente. Versatile e in grado di adattarsi a compiti e contesti diversi, ha giocato per lo più da interno destro in un centrocampo a due e da mezz’ala o regista in un centrocampo a tre. All’occorrenza, è in grado di disimpegnarsi addirittura come seconda punta (come avvenuto con Tedesco) e come centrale difensivo (quest’anno contro l’Eintracht). Ha avuto per due anni Tedesco, un allenatore moderno e ambizioso che non si fa problemi a cambiare moduli e sistemi di gioco. Si è trovato così a giocare in un 3-4-2-1, in un 3-5-2, in un 4-3-3 prima di esser provato da Wagner in un 4-3-1-2 e in un più classico 4-4-2. 

In un calcio molto disteso e verticale come quello di Tedesco, ha potuto farsi notare da regista davanti alla difesa, facendo leva sulla resistenza al pressing e sulla capacità di spezzare le linee in conduzione. Da mezz’ala, ha messo in mostra la grande abilità di buttarsi nello spazio, ed è facile vederlo concludere l’azione in piena area di rigore: una capacità che manca cronicamente ai centrocampisti della Juventus.

In fase di non possesso spicca per le doti di interdizione. Per dare un’idea, quando ha potuto contare su una copertura supplementare come quest’anno, ha fatto registrare 2.09 intercetti ogni 90’ e 21 azioni di pressing: in linea con Bentancur (1.60 e 23), il migliore della Juve. In questo è simile all’uruguaiano, ma diverso da Locatelli, che pure era un obiettivo di mercato della Juventus. Qui una rapida comparazione tra McKennie e Bentancur e tra lo stesso e Locatelli.

Da mezz’ala però ha anche fatto vedere qualche difetto nel mettersi in luce per ricevere il pallone, palesando così una lacuna negli smarcamenti. Questo perché, alla fin fine, la sua capacità di ricevere tra le linee fa più affidamento sulle abilità dei compagni a creare superiorità numerica che non sulle sue abitudini a creare superiorità posizionale tra le linee. 

Un difetto che sta forse limando. Qui chiama il passaggio del compagno e con una corsa dietro la linea va ad occupare in maniera dinamica lo spazio alle spalle del centrocampo avversario

Tuttavia, va detto che sembra particolarmente restio a scappare all’indietro per difendere gli avversari: se sa prodigarsi in generose corse per seguire l’avversario, la difesa posizionale sembra un ambiente ostico. 

Qualità mentali

Per qual poco che si è potuto vedere, McKennie sembra avere un buona costanza di prestazione all’interno della partita. Difficilmente “esce” dal campo o si fa trovare senza concentrazione. Tuttavia, è ancora un giocatore molto irruento, e se l’intensità fisica è certamente un pregio che manca alla rosa della Juventus, il ragazzo deve limare alcune asperità legate all’istinto, che lo portano troppo spesso ad intraprendere interventi rischiosi. 

Valutazione generale

Mc Kennie sembra essere un giocatore che sa fare tutto, ma che non eccelle in niente (se non nelle doti atletiche che però, senza comprensione del gioco, è difficile far valere). Si tratta di un giocatore che è abituato ad un calcio verticale, intenso, dove la difesa in avanti è l’unica possibile. Il suo è un calcio dove recuperare il pallone è ancora più importante che tenerlo tra i piedi – e questo è certamente un aspetto importante per la Juventus. Ma deve ancora specializzarsi e capire “cosa vuole fare da grande”.

Poiché ha svariato in molte posizioni, la heatmap stagionale non restituisce ipotesi concludenti: di sicuro, però, a destra è più a suo agio nel dare contributi offensivi

Di pari passo, vale pena ricordare che è comunque difficile trovare ventiduenni già completamente svezzati “fatti e finiti”, e un cambio di contesto farà certamente bene al suo processo di maturazione. 

Alla Juventus

Se fino a pochi giorni fa McKennie era in fondo alla lista di possibili arrivi (o non vi compariva affatto), oggi lo stiamo già immaginando in bianconero. Bisogna premettere che non sappiamo ancora come Andrea Pirlo vorrà far giocare la squadra, ed è quindi complicato offrire una valutazione precisa di come si integrerà nella Juventus. Tuttavia, McKennie corrisponde all’identikit del giocatore ad alto tasso di intensità fisica e mentale, abituato a difendere in avanti e coraggioso nelle uscite che Pirlo auspica che manca(va) alla Juventus. 

Immaginando che non partirà titolare, possiamo provare a prevedere un utilizzo da mezz’ala destra per dare profondità all’azione, o anche a sinistra per legarsi con Ronaldo ed uscire verso la fascia. Nel calcio di posizione che ha delineato Pirlo è difficile vederlo come vertice basso del centrocampo, sia perché gli manca la gestione dei tempi di gioco, sia perché in quella posizione ci sarebbe bisogno un pizzico di creatività in più. 

Nell’ipotesi di un centrocampo a due, verrebbe ad integrarsi molto bene con Arthur o con Bentancur: al primo offrirebbe protezione e al secondo darebbe alternanza nel recupero palla. Da escludere, a mio avviso, la coppia con Rabiot, poiché il francese ha bisogno di un appoggio più sicuro da cui far riposare il pallone. 

Weston McKennie sembra essere un profilo che manca alla Juventus. Se abbia le qualità per vestire il bianconero, però, è ancora tutto da dimostrare: si tratta di una scommessa e se sarà capace di fare il salto di qualità anche in un ambiente esigente come quello juventino, potremo dire che sarà una scommessa vinta.