Perché Shadows3 min di lettura

Dopo aver condotto per quattro anni un Podcast avevo deciso di prendermi una pausa per mille motivi. Il primo e il più importante è che ero stanco e che dopo un po’ di tempo tutte le cose, anche le più interessanti, diventano routine. Il secondo è che le esigenze e gli interessi del gruppo si erano piano piano spostati verso territori che mi interessano meno e nei quali non sono molto a mio agio.

Dopo un anno di pausa mi è stata data l’opportunità di creare un nuovo podcast con una redazione completamente nuova e francamente l’idea mi ha affascinato da subito. La possibilità di forgiare un nuovo gruppo di persone che in futuro (ho compiuto 63 anni pochi giorni fa, non durerò in eterno) possa portare avanti il mio modo di vedere e di parlare di calcio, ovvero di crearsi una discendenza, è qualcosa che tutti quelli che fanno il mio mestiere cercano. Forse è anche un atto di presunzione, ma oramai sono troppo vecchio per pormi certi problemi; a questo punto della vita se una cosa ti piace la fai e il resto del mondo si adegua.

Il nome del nuovo podcast sarà Shadows, due parole per spiegare il perchè. Come scrive Platone la nostra esperienza consiste nel vedere le ombre sul muro di una caverna e cercare di interpretare la realtà che sta fuori attraverso quelle. Nel calcio abbiamo l’illusione oramai di vedere tutto, ma secondo me quello che vediamo sono solo i riflessi di qualcosa di più ampio che spesso è sommerso e solo intuibile. In questo nuovo podcast cercheremo di decodificare i segnali che arrivano da fuori della caverna, ma con la contezza che tutto ciò che diremo è solo un riflesso della realtà.

Come primo collaboratore ho scelto Roberta Sacco, per la sua expertise di calcio femminile e U23, poichè sono due temi dei quali voglio occuparmi spesso; gli altri ve li presento qui di seguito.

Giulia Chiminelli. Bresciana classe ’93, studia Giurisprudenza, tifosissima della Juventus a dispetto della famiglia interista, ex portiere grazie alla parata di Buffon su Inzaghi in finale a Manchester.

Michele Giliberti. Classe ’72, pugliese, juventino sin dall’infanzia per colpa di Antonello Cuccureddu il cui cognome, pronunciato da Nando Martellini, lo divertiva e spingeva, quindi, a guardare le partite della Juve. Ha vissuto tutte le finali perse dalla Juve, tranne quella con l’Ajax (ma solo per motivi anagrafici) e non vorrebbe ripetere ancora l’esperienza.

Federico Ienco. Salernitano, tentativo di ingegnere elettronico. Prova a capire il calcio da circa 25 anni con alterne fortune, tra finali perse e scudetti vinti che hanno suggellato la sua juventinità in aeternum. Nerd, quando non si parla di pallone.

Tommaso Nevi. Nato nella provincia umbra, classe ’98, nutre da sempre una grande passione per il calcio e per i colori bianconeri. Ha collaborato per diversi portali nel corso degli anni.

Federico Manissero. Cuneese, classe 95, grande appassionato di calcio e Juventus grazie a del Piero. Vedovo di Pogba.

Matteo Trevisan. Classe’92, milanese D.O.C. a dispetto del cognome, medico specializzando. Innamorato perso della Juve dalla zazzera bionda di Nedved e dalle lacrime post-Manchester.