Jorginho o Locatelli?12 min di lettura

Negli ultimi giorni le chiacchiere mercatare hanno visto emergere due nomi caldi che potrebbero venire buoni per il prossimo calciomercato della Juventus: Jorginho e Locatelli.

E’ infatti indubbio che in questo momento, per una lunga serie di motivazioni che non staremo qui ad eviscerare, il centrocampo sia il reparto bianconero che ha più bisogno di interventi di ristrutturazione (senza comunque dimenticare il “sotto-reparto” relativo ai terzini).

Il regista italo-brasiliano, si sa, è un fedelissimo di Sarri ed è un po’ il “cervello” della sua squadra-tipo. Lo fu tanto a Napoli quanto al Chelsea, così che con l’arrivo del tecnico toscano a Torino in molti specularono sull’idea che si sarebbe fatto seguire dal suo fedelissimo, cosa che almeno per questa prima stagione non è avvenuta.

Manuel Locatelli è invece, come dico da tempo, uno degli italiani più talentuosi di questa nuova generazione di calciatori, un centrocampista moderno e dotato sia a livello tattico, che cognitivo, che tecnico, con limiti relativi più che altro a ritmizzazione motoria, forza massimale ed esplosiva e passo che non a livello di “gioco”. Un giocatore che a Sassuolo è cresciuto moltissimo e che grazie alla sapiente guida di un maestro del gioco di posizione come De Zerbi ha finalmente potuto sublimare le sue grandi qualità.

Da un punto di vista puramente teorico, quindi, se la Juve ha davvero l’intenzione di andare a puntare su di un giocatore da piazzare centralmente nel proprio centrocampo e cui affidare un po’ le chiavi del ritmo della squadra potrebbero essere entrambi due buoni acquisti.

Ovviamente con delle differenze marcate: da una parte Jorge conosce già bene Sarri e si inserirebbe in maniera praticamente automatica nel suo contesto tattico. E’ inoltre un giocatore di 28 anni con una carriera piuttosto solida alle spalle, un giocatore da cui ci si aspetterebbe che possa reggere senza problemi un contesto competitivo e pretenzioso come quello Bianconero.

Dall’altra, Locatelli avrebbe secondo me bisogno di passare un altro anno agli ordini di De Zerbi in un contesto tranquillo come quello di Sassuolo per poi ri-provare un approccio con una big storica del calcio europeo. Ha qualità importanti e qualche limite, come detto, ma penso che debba stare in Emilia soprattutto per una questione “mentale”: sta compiendo un processo di crescita – soprattutto prestazionale – importante e deve continuare su quella strada, per aumentare la propria fiducia in sé stesso ed arrivare quindi sul grande palcoscenico saldamente convinto dei mezzi che ha.

Insomma, da una parte un giocatore di quasi 30 anni (e quindi poca prospettiva sul medio-lungo termine) che sarebbe pronto all’uso, dall’altra un 22enne con ancora margini inesplorati che andrebbe però calato nel contesto Bianconero. In entrambi i casi, su presupposti diversi, indubbiamente due buoni acquisti se presi in quanto tali, avulsi da ogni considerazione contestuale.

Come possibile notare dal raffronto statistico riassunto dalla grafica di Soccerment le prestazioni dei due giocatori sostanzialmente si equivalgono. Se per gioco aereo ed attacco il pareggio è sostanziale, Jorginho si fa preferire per difesa e passaggi, mentre Locatelli per dribbling e visione di gioco. Del resto va anche detto che le squadre in cui i due giocano sono molto diverse (per il livello, per i compagni con cui si trovano a giocare, per il campionato in cui militano, per sistemi tattici differenti, ecc.) e di conseguenza anche le richieste che influenzano poi le prestazioni e lo sbilanciamento statistico non potranno che essere differenti.

Le traiettorie dei due, da un punto di vista tattico, sono in qualche modo antitetiche. Jorginho lo ricordo ai tempi in cui giocava in Serie B a Verona, quando lo vidi anche dal vivo al Franco Ossola di Varese. Era giovane (stagione 2011/12, quindi il ragazzo stava compiendo vent’anni proprio in quei giorni in cui l’Hellas venne in visita nella Città Giardino), giocò trequartista in quella partita ed in generale faceva anche la mezz’ala destra, era un ragazzino calcisticamente forse un po’ timido che mise però in mostra buonissime capacità soprattutto tecniche ed interessanti prospettive.

Poi però, lo sappiamo, la sua evoluzione lo ha portato ad affermarsi in ben altro ruolo: non da centrocampista spiccatamente offensivo, quanto da regista davanti alla difesa. Non tanto da rifinitore (tra Napoli e Verona ha fatto 1 assist ogni 1240 minuti di gioco, quando a Verona nonostante fosse giovanissimo viaggiava alla media di 1 ogni 1019) quanto da puro meneur de jeu, capace di toccare un numero infinito di palloni (un articolo pubblicato dal Guardian lo scorso settembre dice che dal 2006 al 2019 solo Julian Weigl chiuse una gara con più passaggi effettuati di Jorginho in un Napoli-Crotone del 2015) e dettare il ritmo alla squadra.

Un po’ al suo contrario, Locatelli ha compiuto invece il percorso quasi opposto. La prima volta che lo vidi se non erro aveva 14 anni, era una partita della Nazionale under 15 di cui era capitano, aveva una folta chioma riccia e correva ovunque, pressava chiunque, giocava la palla con personalità. Era difficile non notare un giocatore di quel tipo, anche se poi a 14 anni è sempre ostico dire dove un ragazzo possa arrivare (di certo lui era uno di quelli su cui un euro per un suo approdo in Serie A chiunque l’avrebbe giocato, all’epoca). Locatelli era anche il faro di una squadra giovanile quella dei 1998 del Milan, carichissima di talento, una delle “selezioni” più interessanti passate negli ultimi anni per i nostri settori giovanili: Donnarumma (sottoetà), Zanellato, Mastour e Cutrone facevano parte con lui di quella squadra, assieme ad altri giovani all’epoca quotatissimi come Llamas, El Hilali e Crosta.

Il ragazzo giocava prevalentemente da centrale di un centrocampo a tre, era un giocatore di lotta e di governo, sicuramente completo rispetto ai propri pari età, un ragazzino cui piaceva tenere in mano il pallino del gioco e dettare i tempi alla sua squadra. Poi l’evoluzione che ha avuto lo ha portato a disimpegnarsi anche diversamente. Tra under 19 e 20 ad esempio si trovò a fare l’interno di un centrocampo a quattro, dividendo la zona centrale con un certo Barella. In prima squadra al Milan giocò invece spesso da mezz’ala, per altro limitando di molto il proprio apporto in fase di costruzione, la sua visione di gioco, la creatività innata di cui è dotato e diventando quasi un giocatore più dedito al recupero palla che non allo sviluppo delle azioni.

A Sassuolo, quindi, il ritorno in un centrocampo a due, con una applicazione però che è appunto principalmente “registica” ed offensiva: Locatelli sale e scende senza problemi, gioca a uno o due tocchi con grande facilità, aiuta la fase di costruzione bassa facendo da “sponda” alla circolazione palla dei propri difensori, si propone in cabina di regia, si porta anche nella metà campo avversaria e non disdegna la rifinitura, anche se magari lo fa più attraverso i third pass che non i veri e propri assist (4 in campionato, ovvero 1 ogni 593 minuti, una media comunque molto migliore rispetto a quella di Jorginho), vista anche la pattuglia nutrita di trequartisti che è solito schierare il suo mentore De Zerbi.

E’ facile immaginare che se potesse scegliere uno dei due senza altre considerazioni di sorta (prezzo, stipendio, età, ecc.) Maurizio Sarri si rivolgerebbe al proprio fedelissimo; è altresì però inevitabile che la Juventus in quanto società non possa pensare di acquistare un giocatore solo perché, appunto, nelle grazie del proprio allenatore, ma debba lavorare più sul profilo necessario per andare poi ad individuare il nome migliore, proprio anche sulla base di una serie di questioni che vanno al di là dei rapporti interpersonali del proprio allenatore (che un domani potrebbe cambiare).

In questo senso quindi se davvero i bianconeri stanno lavorando su di un mediano da inserire in cabina di regia bisogna innanzitutto capire verso quale sfumatura di giocatore vogliano andare. Da un punto di vista della mole di gioco che i due sono abituati a trattare, ad esempio, resta chiaro che oggi ci sono pochi eguali al mondo rispetto a Jorginho. Tornando ai dati pubblicati da Soccerment, Jorge fa 38,1 passaggi nella propria metà campo ogni 90 minuti, contro i 29,5 di Locatelli, lasciandosi preferire anche per percentuale di riuscita: 93,7% vs. 92,2%. Il discorso non cambia molto nemmeno nei passaggi nella metà campo opposta, dove pure il gap si riduce proprio a dimostrazione del fatto che Manuel col tempo sia diventato un giocatore capace di alzare il baricentro del proprio gioco: 48 vs. 46,1 passaggi nella metà avversaria, 82,9% vs. 81,5% la rispettiva accuratezza. Jorginho che ad oggi si fa preferire anche al lancio: 7,22 contro 6,07, 67,8% contro 63,1%.

D’altro canto ciò che c’era del trequartista che fu sembra ormai essere scomparso, in Jorginho. Fa infatti abbastanza impressione notare come un giocatore cresciuto giocando tra le linee oggi crei “solo” 0,9 chance ogni 90′. Soprattutto perché il confronto con Locatelli è assolutamente impari, dato che il centrocampista Azzurro lo doppia, col suo 1,82 (terzo dato nei Neroverdi dietro a Djuricic e Berardi). A dimostrazione di quanto poi oggi Locatelli sia centrale nello sviluppo del gioco del suo Sassuolo c’è anche la percentuale di contribuzione alla creazione delle chance di squadra, con Locatelli che pesa ben il 12,3% sul totale.

Molto diversa anche la facilità di dribbling dimostrata dai due, cosa però che è sicuramente influenzata anche dalla posizione occupata in campo, dato che solitamente i centrali tendono a giocare palla più che cercare gli uno contro uno, rifugiandosi nel dribbling giusto quando, braccati, si liberano degli avversari rompendo una linea di pressing e aprendosi davanti a sé soluzioni interessanti. In questo senso, infatti, il dato sui novanti minuti recita 2,35 a 0,86 in favore dell’ex Milan, con un rateo di successo del 79,3% contro il 61,9% dell’italobrasiliano che comunque marca una differenza netta nella qualità d’esecuzione di questo gesto.

Tutti questi dati, più tutti gli altri che potremmo snocciolare in questo confronto anche statistico tra i due, vanno tenuti presente nel momento in cui si vuole fare un raffronto tra i giocatori. Perché se davvero la Juventus oggi stesse decidendo chi scegliere tra Jorginho e Locatelli dovrebbe inevitabilmente fare delle considerazioni prettamente di campo e di gioco che non potrebbero non partire da qui, ovvero da quali sono i rispettivi punti di forza dei due giocatori.

Poi, ovviamente, subentrerebbero tutte le questioni collaterali ed ecco che allora tra costo del cartellino (quello di Jorginho potrebbe essere dilazionato à la Cuadrado, mentre col Sassuolo si potrebbero probabilmente mettere in campo degli scambi), stipendio (inevitabilmente credo che Jorginho prenderebbe da “di più” a “molto di più”) ed età (qui non c’è molto da dire) Locatelli qualche motivo di interesse in più potrebbe forse mostrarlo.

Però a margine del confronto tra Jorginho e Locatelli c’è un’altra domanda che ci si deve inevitabilmente porre: ma sono davvero loro due, a prescindere da chi potrebbe eventualmente spuntarla, i profili giusti per completare il reparto juventino?

Dando per quasi scontato che due titolari su tre dovrebbero essere Bentancur ed Arthur, potrebbero essere Jorginho e Locatelli il completamento ideale del centrocampo?

Secondo il mio parere si correrebbe il rischio di costruire un reparto un po’ ridondante, soprattutto senza nessun giocatore dalle doti offensive e – ancor di più – con un buon numero di gol nei piedi. Nell’ultimo podcast Davide Rovati ha giustamente sollevato la questione riguardante lo scarso numero dei gol segnati dai centrocampisti juventini, ponendo il dubbio se questo non fosse anche dovuto al gioco dell’allentore, più bravo a valorizzare i propri attaccanti che non la propria mediana (sempre parlando di zona gol). In questo senso è chiaro però che se vuoi avere un contributo di marcature dai tuoi centrocampisti devi anche mettere in condizioni il tuo mister di poterlo sviluppare; e per farlo hai necessariamente bisogno, per l’appunto, di investire su interpreti che il vizietto del gol ce l’abbiano già di loro, un po’ a prescindere dal contesto in cui vengono calati.

In questo senso sono quindi curioso di capire se Kulusevski potrebbe essere utilizzato in versione mezz’ala che va ad ibridarsi a trequartista, perché chissà che non possa essere lui l’uomo giusto che andando ad agire tra le linee non porti quel plus di gol ed assist che ad oggi la mediana Bianconera ha fatto mancare.

In un caso simile sorgerebbero comunque altri dubbi. Ad esempio l’utilità di uno tra Jorginho e Locatelli, perché se ad oggi la Juventus si immagina un centrocampo titolare con Arthur, Bentancur e Kulusevski è evidente che l’arrivo di uno dei due registi costringerebbe o a spingere in panca Bentancur (sempre nell’ipotesi che Kulusevski faccia la mezz’ala offensiva capace di portare in dote qualche gol), o a lasciare in panca lo stesso Locatelli (perché Jorginho in panca è impensabile, ed a quel punto comunque Locatelli avrebbe un motivo in più per non spostarsi da Sassuolo).

E qui sorgerebbe un dubbio ulteriore, anche in relazione all’impalcatura generale della squadra, soprattutto qualora la scelta dovesse ricadere appunto su di un centrocampo composto dall’ex Barcellona, uno dei due registi protagonisti di questo articolo e lo svedese di origine macedone, con l’uruguagio primo backup. Perché partendo dal presupposto che verosimilmente due titolari su tre del futuro attacco juventino dovrebbero essere Ronaldo e Dybala (e magari il terzo potrebbe essere Douglas Costa) ecco che la squadra potrebbe perdere ulteriormente equilibrio.

Poi, per carità, è sempre il lavoro di campo che definisce le gerarchie e gli equilibrismi, ma sulla carta pensando solo a quello che verrebbe schierato dalla cintola in su una squadra con Arthur, Jorginho/Locatelli, Kulusevski, Costa, Dybala e Ronaldo qualche problema in questo senso è probabilissimo che lo manifesterebbe…!

Sono quindi molto curioso di capire come la Juventus gestirà la questione riguardante il proprio centrocampo, perché secondo me è un problema aperto da ormai molti anni. Sono infatti lontanucci i tempi in cui in rosa c’era un poker d’assi come Pirlo, Pogba, Vidal e Marchisio, ed è forse tornato il momento di dare una conformazione coerente e soprattutto un livello importante al reparto nevralgico della squadra.