Il 2020 della Juve di Pirlo9 min di lettura

Un primo mini bilancio sulla Juventus di Pirlo, con focus sul Campionato dove siamo in ritardo.

NUMERI PREOCCUPANTI – Il 2020 si è concluso con la Juventus al sesto posto con 24 punti realizzati in 13 partite, una meno di Milan e Inter che guidano la classifica rispettivamente con 34 e 33 punti. È il secondo peggior bilancio dell’era Agnelli a parità di gare disputate, migliore solo del secondo anno di Allegri (21 punti). È anche il secondo peggior distacco accumulato nei confronti della prima classificata. Rispetto all’anno scorso, sono 11 i punti in meno dopo 13 partite. Le vittorie sono state solamente 6, tutte contro squadre della parte destra della classifica: la Sampdoria attualmente 11ma, lo Spezia 17mo, il Cagliari 15mo, il Torino ultimo, il Genoa 18mo e il Parma 16mo. Il numero di gol realizzati (25) è il peggiore delle prime 7 classificate nonostante il numero di rigori a favore (5, il secondo più alto della Serie A). La Juventus è settima per numero di tiri totali effettuati in calo di ben 7 tiri a partita rispetto alla passata stagione e in ben 4 occasioni il numero di tiri effettuati in partita è risultato inferiore a quello degli avversari (contro Roma, Crotone, Spal e Atalanta). Di contro, solamente in 3 occasioni su 13 la difesa non ha subito reti (sempre per un confronto: l’anno scorso erano 5).

È vero che i soli numeri non necessariamente bastano per raccontare la qualità del gioco espresso e la bontà del lavoro di allenatore e squadra, ma rappresentano certamente il punto di partenza dal quale iniziare a tracciare un primo bilancio. C’è inoltre da considerare la parzialità di ogni bilancio fatto a dicembre, e si può ben comprendere proprio dal confronto con i numeri di Sarri, poi peggiorati nella seconda parte di stagione: si spera con Pirlo avvenga il contrario.

LE DIFFICOLTA’ – Sebbene spicchi l’assenza di vittorie contro le big, è contro Crotone, Benevento e Fiorentina che la Juve ha perso 7 (dei 10) punti che la separano dalla vetta. Se da un lato era preventivabile che servisse tempo per assimilare i principi dell’allenatore, soprattutto in un anno anomalo senza precampionato, Pirlo ha però dimostrato dei limiti, speriamo limabili anch’essi con il tempo e l’esperienza. E sono stati limiti di campo, di lettura delle partite e delle situazioni.

Contro la Roma, alla seconda giornata, il tecnico bianconero aveva impostato la gara sperando di poter sfruttare la (di solito) difesa alta dei giallorossi con verticalizzazioni costanti verso Ronaldo e Morata, ma Fonseca ha letto meglio la partita organizzando un pressing molto efficace che ha messo in difficoltà la nostra difesa e ci ha costretti a lanci lunghi facilmente controllabili da Kumbulla e compagni. È stato il benvenuto alla Serie A.

Contro il Crotone, Stroppa ha sfruttato le difficoltà di Danilo e Chiesa nello scaglionamento a destra e ha attaccato costantemente da quella parte con tanti cambi di campo del 34enne Cigarini (colpevolmente lasciato troppo libero) per Reca, mossa semplice ma che unita alla eccessiva libertà tra le linee di Messias, ha mandato troppo facilmente nel pallone la Juve, incapace di trovare rapidamente delle contromisure.

Contro il Benevento, Pirlo ha insistito nell’attaccare con tre difensori quando probabilmente ne bastavano due (il Benevento non attaccava) e sarebbe servito di più dare ampiezza alla manovra contro una squadra che si difendeva a 5 e faceva densità in mezzo.

Contro lo Spezia, dopo il gol iniziale di Morata, dal 30′ al 57′, la squadra di Pirlo ha subito 7 tiri (e 1 gol) lasciando troppi spazi tra i reparti e non tirando nemmeno una volta. La mancata riaggressione e la lunghezza inaccettabile della squadra ha permesso agli uomini di Italiano di poter costruire in tranquillità dal basso e di poter puntare con continuità fronte alla porta la nostra trequarti. Un dato su tutti: i 14 tiri subiti, contro i soli 8 effettuati (4 gol). La differenza l’ha fatta la qualità della rosa, non della proposta di gioco. E, per quanto suoni strano, la voglia dei Liguri di cercare la vittoria allungandosi troppo con un attaccante in più.

Contro l’Atalanta, Pirlo ha probabilmente tardato (e sbagliato) i cambi.

Contro la Fiorentina, ha subito Ribery che ha svariato per tutto il campo alternando movimenti ad attaccare la profondità sulla sinistra ad altri in cui si abbassava e giocava quasi da mezz’ala toccando un numero incredibile di palloni (che, essendo il francese un fuoriclasse, sono stati giocati con una qualità eccellente), senza trovare una contromisura per tutto il match.

Questo è forse l’aspetto più preoccupante della stagione finora. L’allenatore bianconero ha dimostrato di avere le idee chiare su cosa voglia vedere in campo (grazie anche ad uno staff di buon livello), ma si è finora dimostrato meno brillante nella lettura in corsa delle partite e nel pensare a contromosse rapide ed efficaci quando messo in difficoltà. In questo Pirlo deve migliorare.

MOTIVI DI OTTIMISMO – Dopo la vittoria contro il Torino nel derby, importantissima dal punto di vista emotivo, la squadra ha cambiato il modo di stare in campo. Pirlo si è orientato verso un 352 in fase di possesso con un vertice basso (Arthur o il ritrovato Bentancur) e due mezz’ali (idealmente McKennie e Ramsey) e ne ha guadagnato non tanto in pericolosità offensiva (con questo assetto in realtà si è tirato di meno e segnato di meno), ma nell’equilibrio complessivo e nella capacità (con l’americano soprattutto) di riempire meglio l’area. Di questo, va dato certamente atto sia a lui sia al suo staff.

Complice soprattutto il ritorno in campo di de Ligt, fondamentale, Pirlo ha inoltre potuto alzare di oltre 5 metri il baricentro medio rispetto alle prime 7 giornate e si è iniziato a vedere quel gioco di aggressione alta e recupero veloce del pallone promesso in estate, che renderebbe meno sterile il seppur ottimo dato sul possesso palla (primi in Serie A per possesso nella metà campo avversaria). Purtroppo, il trend di crescita si è bruscamente interrotto contro Atalanta (per il risultato, meno preoccupante) e Fiorentina (anche per il gioco, molto più preoccupante), in parte per le letture errate di Pirlo (vedi prima), in parte anche per un paio di arbitraggi condizionanti. È un peccato perché, soprattutto nel giorno in cui veniva ribaltata la sentenza che ci aveva consegnato i 3 punti a tavolino contro il Napoli, perderne ben 6 dalla vetta è stato un colpo potenzialmente mortale (speriamo di no) per le ambizioni di titolo.

I SINGOLI – Partiamo dai due giocatori più forti in rosa: de Ligt e Cristiano Ronaldo. L’olandese, come detto, appena rientrato si è subito caricato la difesa sulle (nuove) spalle avendo un impatto spettacolare sul rendimento e il modo di stare in campo della squadra. Il portoghese, dal canto suo, è capocannoniere della Serie A con 12 gol in 10 partite ed è il calciatore che tira di più in porta del campionato. C’era da aspettarselo per entrambi, sono dei fuoriclasse assoluti, il loro rendimento è alle stelle. Meno scontato era invece l’inserimento e il rendimento dei nuovi acquisti. McKennie è forse la sorpresa positiva di questa prima parte di stagione, soprattutto ora che gli è stato disegnato un ruolo che gli permette di sfruttare al meglio le sue caratteristiche di aggressione degli spazi e inserimento senza palla; Chiesa ha mantenuto le promesse e si è subito calato nella parte con un buon rendimento sia a destra che a sinistra; Arthur ha soltanto fatto intravedere un ottimo potenziale e il nuovo modulo non potrà che esaltarne i pregi; Morata, infine, ha avuto un rendimento superiore a ogni aspettativa, anche la più ottimistica. Se consideriamo la perfetta sintonia tra Pirlo e Paratici sul mercato, possiamo certamente iscrivere tra i meriti di Pirlo l’aver avuto le idee chiare e l’aver saputo sfruttare al meglio le operazioni di mercato. Non era scontato ed è un grande pregio.

DYBALA E KULUSEVSKI – Tra i “problemi”, c’è da registrare le difficoltà che sta incontrando Kulusevski (per onore della cronaca, un acquisto precedente alla firma di Pirlo), autore comunque di 3 gol e di lampi di classe che ne hanno solo fatto intravedere le potenzialità. Su di lui, e sull’altro talento Dybala, la Juve dovrà fare affidamento nella seconda parte di stagione cercando di trovare un modo, e starà a Pirlo farlo, per aggiungere la loro qualità al servizio della squadra. Lo svedese, in particolare, ha dimostrato limiti tecnici (la posizione del corpo in ricezione, la goffaggine nel breve, l’incapacità di giocare spalle alla porta) sui quali lo staff di Pirlo dovrà lavorare molto, e anche da questo lavoro potremo valutare la capacità di far crescere talenti grezzi, fondamentale per una società le cui casse non sono in questo momento floride e che difficilmente potrà premettersi in futuro di acquistare campioni già “fatti e finiti”.

Dybala, invece, va semplicemente recuperato innanzitutto psicologicamente (Pirlo non ne è mai stato uno sponsor), ma anche tatticamente, perché non possiamo pensare di fare affidamento solo su Morata e Ronaldo per tutto l’anno. L’Argentino è tornato ad abbassarsi troppo e ad allontanarsi dall’area di rigore, dove è in grado di fare ancora la differenza. È sintomo di disagio, di ritardo di condizione e di voglia di toccare maggiormente il pallone, sui quali Pirlo dovrà lavorare (con la collaborazione di Dybala, s’intende) come fece l’anno scorso Sarri con fatica, ma venendo premiato.

TANTI GIOVANI – Altro merito attribuibile all’allenatore, è certamente l’utilizzo di tanti giovani. In 13 partite di campionato, hanno già trovato spazio Dragusin, Vrioni, Portonava (1 da titolare) e Frabotta (4 da titolare). Anche questo è un aspetto molto importante per un allenatore “europeo” come si propone di essere Pirlo: in futuro, si spera che i giovani potranno essere anche di maggior qualità (in U23 ci sono Coccolo, Fagioli e Fèlix Correia in rampa di lancio).

GENNAIO DECISIVO – La Juventus si ritroverà già da gennaio a non poter più perdere punti per strada, con la pressione che aumenterà di gara in gara. Sarà un mese probabilmente decisivo nel quale affronteremo in rapida successione l’Udinese (il 3), il Milan (il 6), il Sassuolo (il 10) e l’Inter (il 17), appuntamenti intervallati dall’impegno di Coppa Italia col Genoa (il 13) e seguiti da quello della Supercoppa Italiana col Napoli (il 20).

Da questo ciclo difficilissimo di 6 gare in 17 giorni ne usciremo con le idee più chiare sulle possibili ambizioni (realistiche) stagionali. Dal mercato, parallelamente, potrebbero arrivare dei rinforzi per premiare e accelerare ulteriormente la crescita della squadra e per provare a supportarla nel tentativo di vincere il decimo di fila che, con queste premesse, sarebbe un’impresa non da poco.