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Juventus-Fiorentina, o di una partita sbagliata

La Fiorentina sovverte ogni pronostico imponendosi per la prima volta nelal sua storia in una sfida di campionato alla Juventus giocata all’Allianz Arena (0-3). Al netto di alcuni episodi contrari (espulsione di Cuadrado dopo diciotto minuti, decisioni arbitrali relative a due rigori richiesti…) la partita ha evidenziato un netto passo indietro della Juve rispetto alle ultime convincenti prestazioni e ha anche visto il prevalere di Cesare Prandelli nella battaglia tattica fra i due allenatori.

Costruzione, sviluppo e cambi

La Juve era impostata con il classico 4-4-2 come sistema base, per andare poi a giocare 3-5-2 nell’altra metà campo. Elementi chiave di questa liquidità tattica erano Ramsey e McKennie. Schierati rispettivamente da esterno destro e da interno del centrocampo bianconero, in fase di possesso entrambi assurgevano al ruolo di mezzala col compito di invadere la zona di rifinitura e andare a riempire l’area gigliata. Una soluzione già provata di recente, che consente alla squadra di Pirlo di avere un invasore in più e sviluppare così 3-1/4-2.  

Riaggressione

Al netto di questa soluzione, la squadra bianconera ha palesato nuovamente delle difficoltà nella riaggressione col risultato di esporsi alle transizioni viola. Questo problema è apparso evidente fin da subito, a partire proprio dal gol di Vlahovic che ha aperto le segnature ospiti dopo soltanto tre minuti di gioco.

In quella occasione (come in altre nel giro di pochissimo tempo) la Juventus si è presentata senza adeguate coperture preventive. A beneficiare particolarmente di queste situazioni è stato Ribery. Il francese infatti è stato collocato da Prandelli in posizione intermedia fra centrocampo e difesa juventina.

In pratica, agendo a metà strada, l’ex Bayern si è trovato libero in una terra di nessuno: alle spalle della prima pressione avversaria ma lontano dai bianconeri sotto palla, che non accorciavano in avanti su di lui.

Fase difensiva viola

L’espulsione di Cuadrado ha finito per accentuare una tendenza che si era notata già nel primo quarto d’ora di partita, vale a dire la difficoltà juventina nel trovare spazi contro una squadra che ha complessivamente difeso bassa (46.84m il baricentro medio sul possesso bianconero) ma non in modo passivo.

Infatti, come già mostrato nella partita col Verona, gli uomini di Prandelli sono stati reattivi negli scivolamenti laterali e nell’accorciare sul portatore, finendo così per rubare spazio e tempo alle giocate della Juve e per riuscire a coprire la palla.

I cambi di Pirlo

La risposta del tecnico juventino all’inferiorità numerica è stata quella di togliere Ramsey per mettere Danilo e riformare il pacchetto arretrato a quattro.

Questa mossa ha però finito per squilibrare la squadra che si è trovata ad agire dentro una specie di 4-3-2 con Chiesa a metà strada fra la posizione di esterno e quella di interno di centrocampo e con Morata che agiva da elemento di supporto, senza più riuscire però a riempire l’area avversaria.

Per riparare agli effetti negativi provocati da questa scelta, nella ripresa Pirlo richiamava l’attaccante spagnolo inserendo Bernardeschi, nel tentativo di dar vita ad un 4-4-1 più razionale. 

Così facendo, pur in inferiorità numerica, la Juve riusciva ad abbassare la Fiorentina (45.92m il baricentro medio dei gigliati nella ripresa) mantenendo un bilancio positivo relativamente al possesso palla (53%) ma senza riuscire a creare molto (appena 0.48 il dato finale degli xG).

Cesare Prandelli

Il tecnico di Orzinuovi ha presentato una squadra iper-verticale, riuscendo a sfruttare appieno la superiorità numerica per incrementare il vantaggio. Le scelte di Ribery (di cui sopra), di Borja Valero play basso, di Amrabat mezzala e di continuare con Vlahovic titolare hanno tutte pagato.

Anche la gestione dei cambi è stata migliore della controparte. Una vittoria di questo genere nella partita più sentita dalla tifoseria, per di più in trasferta e contro gli ex Bernardeschi e (soprattutto) Chiesa, rinvigorisce un ambiente finora abbattuto a causa di un inizio di stagione sotto le aspettative.  Prandelli ha spesso parlato della necessità di svoltare psicologicamente per la sua squadra. Questa vittoria potrebbe aver tracciato definitivamente la via per uscire dal tunnel.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com

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