La prova del budino della Juventus di Pirlo e l’isterismo sugli arbitri5 min di lettura

Nemmeno la Juventus di Andrea Pirlo è sfuggita alla prova del budino.
Solo dopo averlo mangiato sappiamo se è buono.

Arrivati alla sosta natalizia, possiamo dire che lo chef ha delle buone idee, si applica, ma la prova non è stata superata.
Lo certificano i numeri: 13 partite, 24 punti, 6 vittorie, 6 pareggi, 1 sconfitta, 25 gol fatti, 13 subiti.
A oggi siamo all’altezza di Roma, Sassuolo e Atalanta.
Il confronto col passato è chiaramente impietoso – a oggi sono 11 punti in meno rispetto alla scorsa stagione -, ma non c’è nulla di sorprendente in tutto questo.

Andrea Pirlo è un allenatore esordiente, che ha dimostrato finora di avere delle buone idee, di saperle trasmettere al suo gruppo, certamente ha un eccellente rapporto empatico e comunicativo coi giocatori, ma sta naturalmente sbagliando.

Qualsiasi esordiente assoluto avrebbe fatto lo stesso. Sbagliare, commettere errori, ragionare sugli stessi. A Pirlo è evidente manchino le letture in corso d’opera e gli adattamenti: è successo recentemente con l’Atalanta, dove si è tardato a cambiare davanti, è capitato di nuovo con la Fiorentina. Perché togliere Ramsey per mettere un difensore? Perché non usare Kulu come esterno subito? Perché poi rinunciare a Morata, chiamato per un tempo a svolgere un compito non suo, per mettere Bernardeschi? E non parliamo di Dybala, su cui qualcosa probabilmente non torna.

La Juventus, che era reduce da prestazioni convincenti, è una squadra che riesce a svolgere sempre bene il proprio compito fino a quando non ci sono ostacoli non previsti. Con la Fiorentina, per esempio, è stato bravo Prandelli a posizionare Ribery come mezzala sinistra sfruttando uno spazio che lasciamo spesso libero. Già, perché per come gioca la Juve, la zona in cui il terzino si alza e resta largo e l’esterno entra profondamente dentro il campo è quella dove gli avversari si possono piazzare ed entrare dentro. Ed è una colpa non avere ancora trovato rimedio (per me, basterebbe allargare la punta e far stringere il terzino fino a quando il possesso non è stato consolidato), così come ancora generalmente la squadra è balbettante sulle marcature e coperture preventive (coprire il campo in maniera razionale per essere preparati e aggressivi sugli avversari in caso di perdita del possesso).

La Juventus ha conquistato il possesso, Bentancur vede Ramsey e lo serve giustamente. Il gallese poi sbaglia appoggio. Da notare il diverso atteggiamento tra Bonucci e De Ligt: il secondo si alza per accorciare, il primo resta passivo. Cuadrado si sta alzando e allargando.
Pallone perso. La Juve prova a riconquistare il possesso (tranne Ronaldo che resta fermo), Cuadrado è completamente distante da Ribery. Con due passaggi la Fiorentina è in porta.

Letture, adeguamenti, adattamenti mancano alla Juventus di Pirlo. Così come non c’è consistenza mentale, continuità prestazionale all’interno della stessa gara. Questo è un difetto enorme che ci portiamo da anni, ma che nasce dal campo, dalla difficoltà di muovere velocemente palla – Bonucci, per esempio, fa sempre molto tocchi – all’attacco dello spazio perché abbiamo tanti giocatori che vogliono la palla sui piedi e alla riaggressione. Quando va tutto bene, la squadra gioca e gioca ottimamente. Quando ci sono difficoltà, poche letture con tanta volontà che generano confusione notevole.

Creano anche nervosismo. Non sfuggo alle polemiche arbitrali. Gli arbitri sono una componente del gioco, certamente incidono su una gara, come qualsiasi altro aspetto. Sono uomini e donne più o meno bravi, più o meno scarsi, che possono avere prestazioni ottime macchiate da gravi errori o prestazioni non all’altezza. La Penna ha sbagliato, così come aveva commesso errori Doveri (con l’Atalanta, è onesto dirlo, è stato concesso un rigore al limite, così come è mancato un rosso a De Roon).

Gli arbitri però continuano a essere unicamente l’alibi degli sconfitti. Possiamo tranquillamente crederci vittima di un complotto, sostenere che il sistema non ci vuole far vincere. Si può fare tutto, ben consapevoli che queste sono le accuse che vengono mosse alla Juventus. Abbiamo episodi a sfavore, ne abbiamo a favore. Possiamo piangere per il mancato secondo giallo a Borja Valero, ma poi ricordiamoci della mancata espulsione di Pjanic con l’Inter nella gara decisiva per lo scudetto. Altrimenti non siamo coerenti e giustamente veniamo derisi.
Sono brutte, per me, le reazioni alla Nedved che lascia il campo in aperta polemica con l’arbitro. Sono brutte le ammonizioni, le diffide dei nostri dirigenti che si lasciano andare a insulti nei confronti dei direttori di gara. Sono brutte le entrate al limite per eccesso di foga, sono brutte le proteste sul campo. C’è troppo nervosismo.

Stiamo cercando alibi che non esistono, se non nella mente e nel cuore dei perdenti.
La Juventus ha fatto una scelta la scorsa estate, mi auguro consapevole dei rischi cui sarebbe andata incontro. Questa pausa serve per riflettere serenamente sugli errori commessi, rinforzare la squadra, lavorare tutti per migliorarsi, supportare in tutto Andrea Pirlo e il suo staff. Pensate a quanto tempo Pippo Inzaghi e Gennaro Gattuso hanno impiegato per diventare gli allenatori che ora sono: hanno fatto esperienze, commesso errori, fallito. Ora sono allenatori diversi da chi erano. Noi chiediamo a Pirlo di essere subito vincente e di fare bene, è stato messo nelle condizioni peggiori. Per questo ha necessità del supporto di una società forte quale la Juventus deve essere, ma noi dobbiamo essere sempre consapevoli che la scelta di Pirlo rappresenta sempre un grosso rischio. Ovviamente, noi non possiamo far altro che tifare per Pirlo, facendo presenti limiti e pregi attuali.

Gennaio sarà decisivo, servirà solamente farsi trovare preparati.
Senza più isterismi, senza più vittimismo e nervosismi. Son da perdenti, non da vincenti.

E buon Natale, che sia un momento di serenità e gioia in questo anno disastroso.

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