Il decreto crescita e il suo impatto su stipendi e calciomercato3 min di lettura

Il 1 gennaio 2020 è entrato in vigore il c.d. Decreto Crescita, che prevede un regime fiscale particolarmente favorevole per i giocatori che dall’estero si trasferiscono in Serie A. Di seguito riportiamo i punti principali della normativa e il possibile impatto sulle strategie di mercato delle italiane.


Nel recente passato, una delle principali normative volte a favorire l’arrivo di calciatori in un campionato fu la c.d. “Legge Beckham”, che garantiva agli sportivi che si trasferivano in Spagna una tassazione particolarmente bassa. Tale legge, entrata in vigore nel 2004 e sostanzialmente abrogata nel 2011, prevedeva l’applicazione di un’aliquota fiscale fissa pari a circa la metà di quelle vigenti negli altri maggiori campionati europei (24% contro aliquote che oscillavano tra il 40 e il 50% negli altri paesi). La norma non mancò di attirare diverse polemiche, tanto che alcuni club e rappresentanti di campionati stranieri definirono la Legge Beckham una forma di “doping economico”.

In modo parzialmente analogo, il nostro D.Lgs. 147/2015 (c.d. ”Decreto Crescita”) prevede un regime fiscale particolarmente agevolato per specifiche categorie di lavoratori che dall’estero spostano la residenza fiscale nel nostro paese, diventando così “impatriati”.

Tale normativa è già in vigore dal 2019, ma è solo dal 1 gennaio 2020 che anche gli sportivi professionisti (atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici) possono beneficiarne.

Ai sensi di tale decreto, i redditi di lavoro percepiti dagli sportivi “impatriati” sono tassati limitatamente al 50% del loro ammontare. In termini pratici, partendo da un ingaggio lordo pari a 10 milioni di Euro annui, il calciatore “impatriato” si vedrà tassati solo 5 milioni. Rispetto a un calciatore non “impatriato” che percepisce il medesimo lordo annuo di 10 milioni, il netto del “impatriato” si aggirerà dunque attorno agli 7-8 milioni, mentre quello del non “impatriato” sui 5-6.

Con riferimento agli sportivi professionisti, tale beneficio è il medesimo indipendentemente dalla regione italiana in cui ci si trasferisce e non è previsto alcun regime di ulteriore favore per le società sportive del sud Italia. Tale parziale esenzione fiscale ha una durata massima di 5 anni ed è riservata a chi: (i) ha lavorato all’estero nei due anni precedenti al trasferimento in Italia e (ii) si impegna a risiedere e lavorare in Italia per almeno 2 anni. Con riferimento al mondo del calcio, è interessante chiedersi la portata che tale nuova norma avrà sulle prossime sessioni di calciomercato delle italiane.

Tornando all’esempio della legge Beckham, essa generò un notevole flusso di campioni in Liga nel periodo 2004-2011. Si pensi ai vari Beckham, Cristiano Ronaldo, Kakà, Benzema, Ronaldinho, Henry e Ibrahimovic, nonché alcuni dei bianconeri che nell’estate del 2006 decisero di non fare la B.

Dobbiamo aspettarci qualcosa di simile anche in Serie A?

La risposta non può che essere negativa, dal momento che in Italia nessun club, neppure la Juventus, ha la potenza economica per fare un rastrellamento di grandi campioni analogo a quello fatto dal Real Madrid nell’arco di tempo citato.

Ciò premesso, è facile prevedere che nelle prossime sessioni di mercato il numero di calciatori provenienti dall’estero andrà a incrementarsi sensibilmente, con le nostre società che saranno in grado di mettere a segno acquisti che fino a qualche mese fa sembravano improbabili o impossibili. Ibrahimovic al Milan e la trattativa Eriksen-Inter sono esempi lampanti.

Chissà che anche la Juventus non sia in grado di approfittarne, magari mettendo le mani su quel giocatore che quasi 4 anni fa decise (ahilui) di interrompere il suo “periodo di vacanza” torinese.