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Precedenti, Atalanta-Juventus 1997

Juventus di scena a Bergamo dove ha una tradizione molto favorevole. Tra i ricordi piacevoli anche il festeggiamento del 24° Scudetto, tra celebrazioni del centenario, minacce di dimissioni e l’attesa dell’ennesima finale di Champions.


La qualificazione per la Champions League 2021/22 passa da Bergamo. Juventus di scena in casa dell’Atalanta dove ha una tradizione favorevole. Tanti risultati utili, poche sconfitte negli ultimi anni (l’ultima risale a 20 anni fa) e anche un ricordo indelebile: la conquista dello Scudetto numero 24, celebrato proprio sul terreno dell’allora stadio Azzurri d’Italia nel maggio 1997.

Quanti sorrisi, prima dell’arrivo di Gasperini

Come detto, Bergamo è stata spesso terreno di conquista per la Juventus. Anche negli ultimi anni. Basta un dato: i bianconeri non tornano sconfitti, per quanto riguardo le gare di campionato, da 20 anni esatti. Cioè dal 2001, quando la squadra allora allenata da Vavassori tolse punti preziosi ai bianconeri di Ancelotti nella rincorsa alla capolista Roma.

Da allora è stato quasi un monologo. Con la Juventus capace di imporsi in 11 occasioni consecutive fino al 2016, al momento dell’approdo dell’ex Gian Piero Gasperini sulla panchina orobica. Da allora, 3 pareggi di fila (tutti chiusi sul 2-2) e il successo dello scorso anno firmato Sarri, ottenuto però al termine di una sfida molto sofferta e risolta solo nel finale.

1997, centenario tricolore

Tra le tante gare giocate a Bergamo, una su tutte è entrata nella storia della Juventus. Quella della stagione 1996/97, chiusa con un pareggio che regalò alla squadra allora allenata da Marcello Lippi l’ennesima soddisfazione di una annata indimenticabile. O quasi.

1997 ha un sapore speciale dalle parti di Torino: è l’anno dei festeggiamenti del centenario della fondazione del club. Per questo c’è voglia di realizzare qualcosa di speciale.

Il 1996 è già stato speciale di suo con la conquista della agognata Champions League dopo i rigori contro l’Ajax a Roma. Un traguardo che ha rappresentato una sorta di chiusura del cerchio dopo lo Scudetto di un anno prima. Anche per questo si decide di voltare pagina.

La Triade decide di ringiovanire la rosa. In un colpo solo vanno via 5 dei senatori dello spogliatoio – Vialli, Ravanelli, Marocchi, Carrera e Vierchowod – e, un po’ a sorpresa, Paulo Sousa. Spazio ai nuovi, una serie di talenti pronti a esplodere, quali Vieri, Zidane, Amoruso,  Boksic, Montero e Iuliano.

Le ambizioni sono tante e non solo per il centenario da onorare. C’è un predominio europeo da proseguire (2 finali nelle ultime 2 stagione) e lo Scudetto da riprendersi. Oltre a quelle 2 coppe in più da onorare che il trionfo dell’Olimpico ha portato in dote: l’Intercontinentale contro il River Plate e la Supercoppa Europea contro il Paris Saint-Germain.

Percorso in crescendo

Alla terza stagione insieme, Triade e Marcello Lippi formano una squadra nella squadra. L’altra squadra, quella che va in campo, è invece da costruire dopo i tanti cambi estivi. Per questo ci vuole un po’ di pazienza anche se i tempi non permettono passi falsi.

L’avvio di campionato è un po’ traballante, tanto che nelle prime giornate bisogna rincorrere non solo l’Inter che è partita meglio, ma anche il sorprendente Vicenza. Le cose vanno decisamente meglio in Europa dove ormai i bianconeri viaggiano col pilota automatico. Tanto da potersi permettere anche una scorribanda all’Old Trafford con il Manchester United. Il girone eliminatorio è superato senza patemi.

La Juve cresce di settimana in settimana. Soprattutto seguendo il percorso di apprendistato di Zidane. Il francese si sblocca proprio nel momento giusto, segnando un gran gol nel big match contro l’Inter.

Le tabelle di Ventrone sono chiare: portare la squadra al top per fine novembre quando a Tokyo c’è un appuntamento con la storia. E i bianconeri ci arrivano al meglio. Questa volta non ci sono rigori o situazioni strane, il successo sul River Plate è palese e porta la firma di Alessandro Del Piero, che a 23 anni appena compiuti si è già messo la Juve sulle spalle.

Da ritorno dal Giappone la squadra di Lippi vive di rendita per qualche settimana e si prende anche il platonico titolo di Campione d’Inverno, nonostante lo 0-0 interno contro l’Atalanta alla penultima giornata. Il distacco è di 4 punti su un Vicenza che sembra ripercorrere le orme di quella che con Paolo Rossi sfiorò il titolo a fine anni ’70.

Con l’inizio del 1997, Peruzzi e compagni possono prendersi anche qualche momento di respiro. Ma quando la posta in palio è importante, sembra non essercene per nessuno. Il Paris Saint-Germain se ne accorge quando ne prende 6, in casa, nella finale d’andata di Supercoppa (replicato da un tris al ritorno, giocato a Palermo). Stessa sorte per il Milan di Sacchi, annientato a San Siro con lo stesso clamoroso 1-6. Va poco meglio all’Ajax in quella che dovrebbe essere la rivincita di un anno prima: non c’è storia, i bianconeri vincono ad Amsterdam e straripano al Delle Alpi conquistando un’altra finale di Champions.

Questa volta sarà contro il Borussia Dortmund, nella sfida in programma a Monaco di Baviera mercoledì 28 maggio. Ma prima c’è da chiudere il discorso Scudetto.

A Bergamo, anticipo di coppa tra mille tensioni

La Juventus ha un’occasione d’oro: vincere il tricolore prima di partire per la Baviera. La prima chance è andata male e ha lasciato qualche strascico e un po’ di nervosismo di troppo.

Domenica 18 maggio, c’è il big match contro il Parma di Ancelotti che col tempo è diventata la prima rivale dei Campioni d’Europa. Ci sono tutte le condizioni per rivivere il film del 2005, ma questa volta il copione è diverso. Un autogol di Zidane su cross di Chiesa padre (a pochi mesi dalla nascita di Federico!) complica le cose. Il rigore di Nicola Amoruso mette tutto a posto e nel secondo tempo nessuno sembra aver voglia di farsi male.

L’1-1 finale è una mezza vittoria per i bianconeri che tengono le distanze invariate a un +6 a 180 minuti dalla fine. Ma fa storcere il naso a tanti, soprattutto Gianni Agnelli che lascia il Delle Alpi deluso. E che oltre commentare il risultato lascia una risposta che finisce per creare un terremoto non voluto. Alla domanda chi, in vista del centenario, è il bianconero del secolo, l’Avvocato vota per Boniperti.

Non ci sono ancora i social eppure iniziano a girare le voci più strane, quali il ritorno del Presidentissimo in società. Prima Moggi e poi Giraudo minacciano le dimissioni. Non proprio il clima ideale per preparare le sfide contro Atalanta e Borussia.

Lippi è un maestro nell’isolare i proprio gruppi (il capolavoro lo farà quasi 10 anni dopo al Mondiale) e a venirgli incontro è il calendario. Vista la finale di Champions, la Juve ottiene l’anticipo della sfida con l’Atalanta per venerdì 23. In serata. Regalando così l’occasione per entrare un’altra volta nella storia: mai prima di allora, nei suoi quasi 100 anni di vita, la Signora ha festeggiato uno Scudetto in notturna.

A Bergamo, obiettivo per 2

Manca un solo punto per raggiungere l’obiettivo. Una frase che accomuna le 2 rivali: anche all’Atalanta basta un pari per ottenere la salvezza. Ma i motivi per tenere alta la tensione ci sono tutti. Benché squalificato e non in panchina, il tecnico orobico Emiliano Mondonico pagherebbe di tasca sua per impedire alla Juve di vincere lo Scudetto. In più c’è Pippo Inzaghi che cerca gol per confermarsi capocannoniere del campionato.

In più Lippi ha qualche gatta da pelare. A parte Vieri, ormai inamovibile, in attacco ci sono troppe incognite. Del Piero e Boksic non sono al meglio ed entrambi vanno recuperati al 100% soprattutto per la finale di coppa. Anche in difesa con mancano i grattacapi con l’ex Montero e Porrini squalificati.

La tensione è evidente e attanaglia le 2 squadre. Vero che il pareggio sarebbe risultato ideale, ma dopo quello accaduto col Parma, in casa bianconera non c’è troppa voglia di speculare. E anche Lippi lo ha detto chiaro alla vigilia.

E proprio come 5 giorni prima, la Juve si trova a rincorrere. Inzaghi mette un’altra vittima illustre nel suo ruolino di marcia e porta avanti l’Atalanta dopo 20 minuti. Zidane e compagni non trovano il pari e si devono subire anche l’intervallo con qualche preoccupazione di troppo.

Per fortuna, il gol Scudetto arriva a una manciata di minuti dal ritorno in campo. E a segnarlo è forse il meno atteso degli 11 mandati in campo. Mark Iuliano sceglie l’occasione giusta per segnare la sua prima rete in bianconero deviando di testa da 2 passi.

Il resto dei 35 minuti è quasi accademia e l’unica emozione la regalano un manipolo di spettatori: invasione di campo quando sul cronometro mancano ancora dei minuti alla fine. Le squadre sono costrette a riparare negli spogliatoi, prima di dover rientrare per gli ultimi non più palpitanti minuti. In cui non succede nulla. L’1-1 è il risultato che tutti volevano: l’Atalanta festeggia la salvezza, la Juve un traguardo un po’ più luccicante. È Scudetto numero 24, il secondo in tre anni per Marcello Lippi e per la Triade. Per giunta nell’anno del centenario.

Ci sarebbe ancora una chicca da mettere sulla torta. Ma a Monaco di Baviera, la Juventus paga ancora una volta il ruolo da favorita nella finale di coppa e rimedia una delle sconfitte più cocenti. Vince il Borussia, per mano di 3 ex quali Kohler, Reuter e proprio Paulo Sousa.

Un ko che impedisce di fare della stagione 1996/97 la migliore di tutti i tempi dal punto di vista dei successi ottenuti.

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Giornalista freelance e podcaster.