Precedenti: Juventus-Atalanta 2018

Juventus-Atalanta va considerato ormai un big match. Con l’arrivo di Gasperini, bergamaschi capaci di mettere in difficoltà i bianconeri. Anche nel 2018 in campo di mercoledì allo Stadium, con Higuain mattatore.


Da qualche anno è ormai un big match a tutti gli effetti. Da quando l’Atalanta è diventato un ospite fisso delle competizioni internazionali, la sfida con la Juventus è cresciuta ancora più di importanza. Un cambio di marcia che, per i bergamaschi, ha un nome ben conosciuto dalle parti di Torino: Gian Piero Gasperini.

La rivoluzione di Gasp

L’Atalanta è diventato un modello di società ben gestita. Dopo anni con la sola nomea di grande fucina di talenti, ora il club orobico è una solida realtà anche nelle alte sfere. Merito della gestione Percassi bis indubbiamente, ma anche dell’approdo in panchina di Gasperini.

Da quando Gasp è sbarcato a Bergamo nell’estate 2016, i nerazzurri hanno avuto un cambio di marcia impressionante, entrando 3 volte nelle prime 4 della Serie A e facendosi un nome rispettabile anche in Europa. E, dato non trascurabile, a cambiare pure il destino delle sfide contro la Juventus.

Fine dei match a senso unico

Basta dare un’occhiata all’elenco dei precedenti dell’ultimo decennio, o poco più. Dalla fine del 2009 alla fine del 2016, i bianconeri hanno infilato una striscia di ben 13 vittorie di fila in campionato contro i nerazzurri. E al computo manca la stagione 2010/11, quando gli orobici furono obbligati a una toccata e fuga in B.

Bianconeri capaci di imporsi con Ferrara, Zaccheroni, Conte e Allegri. Tra queste 13 vittorie, spicca una capace di prendersi a forza un posto nel cuore dei tifosi juventini: quella del 13 maggio 2012 con il saluto di Alessandro Del Piero.

Un netto cambio di marcia da quando, come detto, sulla panchina dell’Atalanta siede Gasperini, torinese, ex giocatore e allenatore del settore giovanile Juve. I match perdono la patina del senso unico e passano in modalità equilibrio. Tanto che negli ultimi 7 scontri in campionato, sono usciti 5 pareggi (tutti spettacolari e spesso strappati coi denti dai bianconeri, come l’ultimo con 2 rigori di Ronaldo) e solo 2 successi, tra questi quello della passata stagione con Sarri, con rimonta negli ultimi 15 minuti ma dopo essere stati a lungo in balìa degli avversari. E al computo si aggiunge anche il 3-0 rifilato dai bergamaschi in Coppa Italia nel 2019, che ha messo fine alla striscia di 4 vittorie della squadra di Allegri nel trofeo nazionale.

Ancora in campo di mercoledì

La sfida della 12a giornata si gioca allo Stadium di mercoledì, per il turno infrasettimanale. Come di mercoledì, allo Stadium, si disputò la partita del girone di ritorno del campionato 2017/18. Il giorno 14 marzo, data forzata per una questione… di clima. La gara era infatti in calendario domenica 25 febbraio, alle 18.

Una tipica domenica torinese di fine inverno, fredda ma tranquilla. Almeno fino a un’ora prima del fischio d’inizio quando sul cielo sopra il capoluogo piemontese si abbatte un’autentica tempesta di neve che, in pochi minuti, ricopre il campo. Come da regolamento, i teloni sono stati rimossi in anticipo per predisporre tutto l’occorrente per il match, Goal Line Technology compresa. All’arbitro Mariani non resta che decretare la sospensione.

Per la delusione dei migliaia di tifosi già presenti sugli spalti. Che assistono anche alla beffa: dopo pochi minuti la situazione torna alla normalità, ma oramai non si può tornare indietro. Tanto che, fin da subito, viene scongiurato il possibile rinvio dell’altro incontro che Juventus e Atalanta devono affrontare. Tre giorni dopo c’è il ritorno della semifinale di Coppa Italia che i bianconeri vinceranno 1-0 (gol di Pjanic) bissando quello dell’andata a Bergamo (rete di Higuain e rigore parato da Buffon al Papu Gomez).

Per il recupero bisogna fare un’opera di ingegno. Incastrare la gara in mezzo ai molteplici impegni. Viene individuato mercoledì 14 marzo, giorno in cui le due rivali non avranno impegni europei. L’Atalanta ha chiuso in maniera onorevole ma molto sfortunato il suo cammino in Europa, estromessa dopo una doppia sfida alla pari con il più quotato Borussia Dortmund.

I bianconeri non conoscono ancora il loro destino in Champions. O meglio, a quel momento non sanno se saranno ancora in corsa (ma comunque liberi per i vari incastri di calendario) o eliminati. L’andata degli ottavi con il Tottenham non è finita come si sperava. I due gol del Pipita nei primi 10 minuti facevano presagire tutt’altro che il 2-2 finale, firmato in rimonta da Kane e da un certo Eriksen. Vi dice qualcosa questo nome?

Ma al ritorno saranno ancora Higuain e Dybala a regalare un’impresa da ricordare: Wembley espugnato 2-1 e quarti di finale conquistati.

Prospettive diverse

Passano appena 17 giorni tra la tempesta di neve di domenica 25 febbraio e il più sereno pomeriggio di mercoledì 14 marzo. Sereno non solo per questioni climatiche. Per la Juventus sono cambiate tante cose. Intanto il ruolo in classifica. Invece che inseguitrice, i bianconeri indossano i panni della capolista.

Maurizio Sarri vive in anticipo le sue “idi di Marzo”. Il Napoli raggranella un solo punto tra la gara casalinga con la Roma (ko 4-2) e lo 0-0 di Milano con l’Inter. Con tanto di teatrino del tecnico toscano che finisce nella bufera (mediatica) per una risposta non proprio da galantuomo verso una giornalista presente nella sala stampa del Meazza.

In più i partenopei sono andati fuori anche dall’Europa League (per mano del Lipsia), dopo aver fallito l’attracco degli ottavi di Champions. E nella mattinata di mercoledì 14, il club Aurelio De Laurentiis si attira qualche altra dose di antipatia disertando i funerali di Luigi Necco, storica voce di 90° minuti che dei collegamenti dall’allora San Paolo aveva fatto le sue fortune.

La Juventus ne ha approfittato come meglio non avrebbe potuto, presa sulle spalla da un Dybala formato Champions. Una prodezza all’ultimo respiro con la Lazio, due stoccate nella sfida casalinga contro l’Udinese. La Joya spinge i bianconeri al sorpasso e ora si attende il recupero in vetta, a +1 sui campani. Massimiliano Allegri sa quanto possano valere i 90 minuti contro l’Atalanta.

Juve avanti tutta

Allegri riconosce il momento chiave del campionato e si gioca il tutto per tutto. Formazione super offensiva per affrontare l’Atalanta. Dentro, insieme, Higuain, Mandzukic, Dybala e Douglas Costa. Il copione è già scritto nel cast: baricentro in avanti per chiudere in fretta la pratica e pensare al futuro. Ai successivi incontri, ma soprattutto al completamento degli ottavi di Champions e l’imminente sorteggio dei quarti.

I bianconeri assediano da subito la porta di Berisha che si salva a fatica in almeno 3 occasioni. Almeno fino alla mezz’ora, quando Douglas Costa rende onore al Pi Greco Day (celebrato appunto il 14/3 o 3/14 come lo scrivono gli americani!) ed espone un trattato di geometria applicata: prende palla sulla tre quarti bianconera, mette il turbo, taglia a metà la retroguardia ospite e infila Higuain nel corridoio giusto. Il Pipita è uno che non sbaglia certe occasioni e spara il destro in corsa nell’angolo opposto: 1-0, meritato in pieno.

Atalanta quasi non pervenuta nel primo tempo. Ma in troppi sono ancora memori di quanto accaduto all’andata, quando non bastarono i gol di Bernardeschi e dello stesso Higuain. Il 2-2 finale entrò subito a bilancio sotto la voce “2 punti buttati”.

Difatti, nella ripresa, la squadra di Gasp tira fuori la testa. Sull’unico tiro verso la porta di Gigi ci pensa ancora Higuain a intercettare e mettere in corner. Allegri inizia a coprirsi e toglie Mandzukic e Douglas Costa per Barzagli e Alex Sandro. Il copione è altrettanto chiaro: non rischiare niente e mettere in cascina 3 punti d’oro. Che diventano certezza quando Gonzalo si trasforma anche in uomo assist e smarca Matuidi solo in area: il francese non sbaglia e chiude i discorsi.

Sull’azione del gol, Benatia si attorciglia a un giocatore nerazzurro. Ci lascia la sua maglia numero 4 (completamente stracciata), rimedia un giallo, un attacco di bile e un litigio con il suo mister. Che a fine gara esprime davanti alla stampa il rammarico per un episodio che si poteva evitare. E che inizia a minare un rapporto che pochi mesi dopo porterà al divorzio del difensore marocchino.

Ma quello che conta è la vittoria. Ora sono 4 i punti sul Napoli e c’è chi, come la Gazzetta dello Sport in prima pagina il giorno dopo, si chiede: “Chi li prende più?”. E sarà un facile presagio, perché quel bottino arriverà fino in fondo, messo in discussione solo per 6 giorni, tra le inzuccate di Koulibaly allo Stadium e di Higuain a San Siro. Con annessi fuochi d’artificio e vigilie tormentate in albergo.

Occhio all’altro mercoledì

Compiuto in pieno il proprio dovere, i bianconeri possono dedicarsi all’altro mercoledì, quello della Champions League. Restano da assegnare 2 posti nei quarti. Alla Juventus, che come detto ha ribaltato il Tottenham, si sono già aggiunte Real Madrid, Liverpool e Manchester City. E martedì 13 ha dato via libera anche alla Roma e a un altro pezzo di Italia, quel Vincenzo Montella che guida il Siviglia all’impresa sul campo del Manchester United.

Restano 2 punti. A dire il vero uno. Perché il Bayern Monaco na ha fatti 5 al Besiktas all’andata e ha più che ipotecato il passaggio del turno. E ne fa 3 anche al ritorno tanto per gradire. Come 3 sono quelli che il Barcellona rifila al Chelsea di Antonio Conte. L’ex bianconero si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato: al Campo Nou quando Messi è in forma. L’argentino sforna un assist e segna 2 gol che gli fanno toccare quota 100 reti in Champions.

Tutti sappiamo cosa uscirà dall’urna, cioè il Real Madrid di Cristiano Ronaldo. E sappiamo anche come andrà a finire, tra rovesciate spettacolari e rigori contestati. Con l’unica consolazione che saranno le ultime volte in cui il portoghese vestirà i panni dell’avversario.

In attesa del VAR formato europeo

Europa ancora senza Var in quella stagione 2017/18. Per la gioia di Simone Inzaghi che, alla vigilia del match della sua Lazio in Europa League, non fa nulla per nascondere un tuffo in un calcio meno tecnologico. Già, perché in casa Lazio non tutti hanno preso ancora confidenza con il mezzo elettronico. O meglio, alcuni suoi tifosi, che hanno addirittura denunciato Giacomelli e Di Bello, arbitro e addetto al Var di un Lazio-Torino di 3 mesi prima. Il tutto per un rosso comminato a Ciro Immobile. Se Simone Inzaghi si fosse trovato al Bernabeu, al posto di Max Allegri, avrebbe avuto un giudizio diverso. Forse!

Super Goggia anche a marzo

L’inverno è praticamente finito e con esso anche la stagione dello sci. Che regala però ancora emozioni. Sofia Goggia vince la Coppa del Mondo di discesa libera e completa un’annata strepitosa, impreziosita dall’oro all’Olimpiade di di Pyeon Chang, in Corea del Sud, terminata da pochi giorni.

Un successo che aveva reso più scintillante il bilancio azzurro, fatto di 3 ori, 2 argenti e 5 bronzi. Dieci medaglie in tutto, di cui 3 conquistate da Arianna Fontana nello short track.

Un 14 marzo nefasto

Mercoledì 14 marzo si apre con una notizia triste: quella della morte di Stephen Hawking, uno dei più grandi scienziati del nostro tempo. Matematico ed astrofisico, un genio che non si è fatto fermare neppure dalla Sla che ne ha condizionato gran parte della vita. Un personaggio a tutto tondo, che si è fatto conoscere dal grande pubblico anche per le apparizioni nella serie Big Bang Theory. E anche la sua morte è un elemento che finisce per caratterizzarlo. Arrivata proprio nel Pi Greco Day e nel giorno dell’anniversario della nascita di Albert Einstein.

La scomparsa di Hawking giunge il giorno dopo quella di un personaggio molto conosciuto dagli sportivi italiani. Il 13 marzo ci ha lasciati anche il brasiliano Bebeto, uno dei più grandi allenatori del volley mondiale. Nella sua carriera ha guidato, e fatto vincere, anche la Nazionale azzurra.

Alla ricerca di un governo

Quando Juventus e Atalanta si affrontano, in Italia gli occhi sono puntati soprattutto su Roma. A 10 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo non c’è ancora idea sul possibile governo. E in un seggio, quello del Senato di Napoli, non c’è ancora neanche il dato del conteggio definitivo. Anche questa volta, gli americani non hanno nulla da insegnarci!

Cashback, era ora

In questi giorni di fine 2020 impazza la parola “cashback”: tutti pronti a scaricare la app per recuperare parte delle spese. Ma soprattutto per dare una svolta di modernità ai consumatori italiani. Mentre qui ci si appresta a partire, nel 2018 in Cina uscivano numeri più incoraggianti: 7 cinesi su 10 pagavano già regolarmente con i loro telefonini.

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Giornalista freelance e podcaster.

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