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Che partita ha fatto Chiesa?

Una grande partita. E ha giocato una grande partita perché quella di ieri è stato il “suo” tipo di partita.

Il duello Chiesa – Theo Hernandez era evidentemente una delle chiavi su cui si sarebbe giocata Milan – Juventus. Da un lato le qualità dell’ex Fiorentina nell’1 vs 1, dall’altro le doti atletiche in progressione del francese, potenzialmente letali in transizione. Il duello è stato ampiamente vinto dal giocatore bianconero che ha messo a nudo tutte le difficoltà in fase difensiva dell’avversario il quale nelle occasioni del gol e non solo è stato deficitario sotto il profilo della postura e dei tempi di intervento.

La ricerca dell’isolamento

Il piano gara di Pirlo prevedeva fin dall’inizio l’isolamento di Chiesa sul lato destro del campo contro Theo Hernandez. Il numero 22 bianconero aveva il compito di pestare la linea esterna del campo per ricevere palla, dopo ovviamente una circolazione rapida della stessa, per poi puntare l’uomo avversario con l’obiettivo di arrivare al cross oppure al tiro. Come già anticipato nella scheda di presentazione, Chiesa è un giocatore che si esalta in un contesto del genere e che, quando ha spazio per puntare l’uomo, può diventare un fattore all’interno di una partita anche di alto livello. Al contrario, nel momento in cui si richiede un lavoro su tracce centrali che richiede testa alta e visione di gioco, l’italiano palesa alcuni limiti.

Questa è la situazione di partenza in occasione del gol del vantaggio: Chiesa che riceve largo , in isolamento, con Theo sulle sue tracce; Dybala, andato prima insieme a Ronaldo a sovraccaricare il lato opposto, andrà a tagliare andandosi poi ad accoppiare con Romagnoli
Anche le posizioni medie testimoniano come il numero 22 abbia tenuto una posizione più larga

Al di là poi del mero fattore tattico, Chiesa, dal lato tecnico, ha effettuato eccellenti giocate, soprattutto ma non solo in occasione dei gol e, dal lato mentale, ha dimostrato di essere stato sempre “dentro” la partita con un’intensità notevole. Va specificato anche come questa partita sia un segno di come Chiesa riesca, in questo momento, ad essere più incisivo sul lato destro del campo che sul sinistro. Starebbe a Pirlo, pertanto, e al suo staff trovare una via per far convivere a destra Chiesa e Cuadrado, autentico mattatore della fascia in questa prima metà di stagione seppur con caratteristiche radicalmente diverse. Il colombiano più volte ha agito su tracce interne pur essendo schierato nominalmente da quinto ma il rebus, con questo sistema di gioco, appare comunque di difficile risoluzione.

Dall’altra parte Theo Hernandez è stato largamente insufficiente in fase difensiva: in occasione del primo gol ha concesso troppo facilmente a Chiesa la traccia interna dove ha potuto riceve il meraviglioso tacco di Dybala; sulla seconda marcatura ha concesso tempo e spazio a Chiesa per spostarsi palla sul sinistro senza riuscire a frapporsi tra palla e porta.

Il posizionamento di Chiesa così isolato sul lato destro aveva poi anche l’obiettivo di impensierire continuamente e tenere basso lo stesso Theo Hernandez in modo tale da renderlo meno protagonista nelle transizione positive rossonere. Di fatto il miglior modo per limitare il terzino sinistro rossonero è stato quello di attaccarlo. In fase di non possesso poi il numero 22 bianconero ha giocato una partita molto attenta ed è stato autore di ripiegamenti profondi essenziali per limitare le scorribande avversarie e costringere il Milan a cercare molte soluzioni dalla distanza.

La connessione con Dybala

La partita contro il Milan ha offerto anche interessanti segnali dal duo Chiesa-Dybala. Dybala infatti, come anche Ronaldo, ha avuto lungo il corso del match il compito di muoversi verso l’esterno attraendo su di sé i centrali difensivi rossoneri (Kjaer e Romagnoli) per consentire l’attacco della profondità ai centrocampisti. Sul lato destro i movimenti di Dybala ad allargarsi servivano per attrarre Romagnoli e consentire a Chiesa di attaccare la profondità. Si è trattato di un espediente interessante in una partita in cui è mancato Morata come terminale offensivo e il primo gol ne è stato in qualche modo una testimonianza. Superlativa infatti la combinazione dei due in occasione della prima marcatura con l’argentino che ha fatto una giocata tanto spettacolare quanto essenziale per mettere l’ex Fiorentina davanti alla porta.

In conclusione, dopo questa partita Chiesa giunge ad un bottino di 6 gol e 6 assist in 1300 minuti. Si tratta di numeri senza dubbio ragguardevoli che confermano come il giocatore bianconero, se inserito nel contesto idoneo, può rivelarsi estremamente utile. Contro il Milan Chiesa si è fatto sicuramente trovare pronto e va fatto un plauso a Pirlo e allo staff per avere preparato la partita su questo duello in fascia in maniera funzionale.

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Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.