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Cosa ci hanno detto le prime due amichevoli della Juve3 min lettura

Premesso che si tratta soltanto di amichevoli estive (‹‹sono partite che lasciano il tempo che trovano›› come ha detto lo stesso Sarri), le prime due uscite stagionali della Juve, contro Tottenham e Inter, hanno comunque dato delle indicazioni di massima sul lavoro fin qui svolto e su quello che resta ancora da fare da parte del nuovo staff tecnico bianconero.

Infatti, contro i nerazzurri, così come nella precedente partita con gli Spurs, la Juventus ha cercato di fare la partita, utilizzando il possesso palla per cercare di disarticolare il sistema difensivo avversario.

Data la condizione atletica, ovviamente non al meglio in questo periodo, la compagine bianconera non è riuscita a proporre una fase offensiva fluida. Le giocate sono apparse spesso scolastiche, con la ricerca insistita di Pjanic nel primo incontro anche quando quest’ultimo si trovava ad essere coperto dagli avversari di turno, mentre l’intera fase di costruzione ha sofferto il pressing messo in atto sia dagli uomini di Pochettino che da quelli di Conte.

L’Inter è partita con un pressing ultra-offensivo che ha messo in difficoltà il possesso bianconero.

Proprio le problematiche riscontrate in possesso hanno contribuito a determinare le reti subite contro gli il Tottenham nella prima partita.

In generale, come rimarcato dallo stesso allenatore juventino nel dopo partita contro l’Inter, la Juve ha palesato difficoltà nel difendere in zone più avanzate di campo. Di conseguenza, il baricentro della squadra in non possesso si è abbassato, costringendo i campioni d’Italia in carica a più o meno lunghe fasi di difesa posizionale.

Nella seconda partita, contro l’Inter, la compagine juventina, che difendeva con due linee da quattro, si è trovata inoltre ad essere allungata dalle ricezioni fra le linee di Sensi e dai movimenti verso il centrocampo di un Perisic riproposto da Conte nella posizione di secondo attaccante.

Le cose sono migliorate nel secondo tempo della sfida con i nerazzurri quando la linea difensiva si è alzata, portando De Sciglio e Cancelo ad andare a prendere i quinti della squadra di Conte.

 In questo modo la Juventus riusciva a mettere in pratica uno dei principi della fase difensiva sarriana, vale a dire la pressione avanzata per andare a recuperare palla più avanti.

Per quanto riguarda i singoli, Rabiot ha mostrato di essere ancora in ritardo sia quando schierato da interno di centrocampo sia quando, come nella seconda partita, è stato impiegato da vice Pjanic, cioè nella posizione che al Psg ha più volte dichiarato di non gradire.  

Sempre a centrocampo, anche un giocatore di strappi come Matuidi ha evidenziato delle difficoltà nel giocare un calcio fondato sulla costruzione di triangoli per muovere velocemente la palla.

I due terzini, in questo momento, sembrano fra i giocatori più in difficoltà nell’interpretare i desiderata dell’allenatore toscano: il gol del momentaneo 2-2 subito da Moura contro gli Spurs è in questo senso sintomatico della necessità del tempo che ancora serve per assimilare in fase difensiva dei concetti diversi da quelli applicati nelle ultime stagioni.

De Sciglio rompe la linea per seguire il taglio di Moura . Così facendo lo tiene in gioco, venendo anche battuto dal brasiliano all’interno.

Con movimenti, difensivi e offensivi, ancora da fare propri, resta comunque da segnalare in positivo la capacità dello staff tecnico di portare gli opportuni accorgimenti fra i due tempi e della recettività della squadra a mettere in pratica le istruzioni impartite nell’intervallo, come si è notato specialmente nei secondi quarantacinque minuti della sfida con l’Inter.

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Michele Tossani

Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus.