Pirlo: difesa e uscita palla4 min di lettura

Le indiscrezioni sul sistema di gioco che Andrea Pirlo vorrà quantomeno inizialmente utilizzare con la sua Juventus hanno fatto riscoprire i numeri. La difesa a quattro che diventa a tre, la tre e mezzo insomma. Le partite dell’Italia stessa, come si è visto anche con l’Olanda, hanno contribuito a portare luce su questo argomento: perché diverse squadre sempre più tendono ad avere sistemi fluidi, che cambiano a seconda della situazione di gioco?

Per rispondere devo utilizzare questa immagine.

Per chi è rimasto al calcio pane e salame, queste sono solamente seghe mentali da nerd e questa foto rappresenta un oggetto pornografico che stimola la fantasia. Liberissimi di pensarlo, ma il calcio contemporaneo, quello che si pratica sempre più ed è diventato dominante, nasce dalla suddivisione del campo in quella maniera e si basa sui principi del gioco di posizione, declinati diversamente a seconda dell’allenatore, uniti al pressing organizzato proveniente dal calcio tedesco, e queste idee sono quelle sostenute da chi allena la Juventus (Gagliardi, per esempio, è un grandissimo conoscitore del gioco di posizione) e alla base quindi di quello che la Juventus proverà a fare.

Il gioco di posizione non è il tiki taka, non è il possesso palla fine a stesso. Il gioco di posizione è una corretta occupazione degli spazi all’interno di una struttura organizzativa definita e predefinita; posizioni e pallone avanzano assieme, le prime dipendono da dove viene mosso il secondo. Quello che conta è avere la superiorità numerica e posizionale, trovando l’uomo libero (il terzo uomo) ai fianchi o alle spalle di una linea di pressione avversaria.

Per questa ragione è fondamentale l’inizio dell’azione, perché non ci può essere lo sviluppo voluto senza avere una prima superiorità rispetto la prima linea di pressione; per questo, esemplificando molto, si vuole avere un avvio di manovra composta da 1+3 giocatori (portiere + 3 giocatori); c’è chi utilizza 3 difensori centrali (la BBC), chi fa abbassare il mediano (salida lavolpiana), chi defilare i centrocampisti, chi tenere un terzino più bloccato, chi utilizza queste diverse soluzioni all’interno della stessa partita o cambiandoli di gara in gara a seconda delle caratteristiche dell’avversario di turno. Quello che conta è far uscire pulita la palla per poter avanzare, chiamando il pressing avversario per cercare il terzo uomo libero alle spalle o ai fianchi della linea di pressione avversaria. Per questo i tre di difesa si posizionano coi due centrali esterni spesso nel corridoio tra zona centrale e zona laterale, con l’ampiezza che deve essere sempre presidiata da un giocatore per fascia. C’è chi sostiene che non ci possano essere più di due giocatori per ogni fascia laterale (che sono cinque) e più di tre per ogni fascia orizzontale. I due riferimenti larghi servono per poter dilatare il campo che gli avversari devono presidiare, con l’obiettivo di liberare lo spazio tra la linea difensiva; per questa ragione si tende a volere centrocampisti che si posizionino su linee sfalsate agendo negli spazi di mezzo, quei corridoi tra zona centrale e fascia laterale.

Ora, non è ancora possibile dire come vorrà giocare Pirlo, ma se ci immaginiamo una fase d’avvio manovra composta da 3 giocatori di movimento, possiamo immaginarci 2 centrali+1 terzino bloccato inizialmente ma libero poi di seguire l’azione. Chiaramente tutto il resto dipende da chi scegli. Se hai Cuadrado a destra, a sinistra puoi mettere Alex Sandro nei 3, ma devi avere un giocatore offensivo che ti garantisca inizialmente ampiezza a sinistra. Se tieni Danilo più bloccato e metti Douglas Costa/Bernardeschi a destra, a sinistra puoi utilizzare un terzino che sappia spingere. Davanti è probabile vedere due giocatori occupare gli spazi di mezzo dietro a un giocatore che attacchi maggiormente la profondità per allungare la difesa avversarsaria. Puoi giocare con Kulu-Dybala-Ronaldo, puoi giocare con Kulu-Suarez-Ronaldo. Quello che conta è capire che oggi i ruoli non sono più posizioni, ma funzioni (come ripete sempre Antonio Gagliardi). E occupare al meglio gli spazi in campo.

Scaglionamento, ampiezza, profondità, mobilità e imprevedibilità sono alcuni dei parametri per giudicare la prestazione di una squadra. Il gioco di posizione non è una filosofia, non è un pensiero, non è un’ideologia, ma un modo di giocare che si basa sull’occupazione dinamica e razionale dello spazio utilizzando il pallone come strumento. Per questo la squadra deve saper muovere il pallone, deve sapersi muovere in relazione a come muove il pallone stesso, per questo è fondamentale saper creare superiorità numerica e posizionale, per questo è saggio conoscere le caratteristiche dei giocatori a disposizione e farle brillare all’interno della propria organizzazione.