L’impatto dei nuovi acquisti8 min di lettura

Siamo ormai giunti al mese di Dicembre, tra qualche giornata verrà decretata la squadra “campione d’inverno” e si sono appena conclusi i gironi di Champions League. Insomma, un po’ di acqua è passata sotto i ponti di Torino e la Juventus fino ad adesso ha mostrato volti e sfaccettature diversi sebbene sia possibile intravedere il percorso che Maurizio Sarri, con qualche legittima difficoltà, sta provando a tracciare. Sarà ovviamente la stagione primaverile a dirci la verità su questa Juventus e anche sull’impatto che i nuovi acquisti avranno avuto sul rendimento della squadra, se si saranno dimostrati funzionali al progetto tecnico oppure meno.

Allo stato attuale delle cose però è senza dubbio possibile trarre alcune indicazioni, non tutte, sull’apporto che potranno dare nei prossimi mesi. In particolar modo è interessante analizzare non solo le prestazioni in campo, stella polare di qualsiasi disamina, ma anche, e soprattutto per alcuni, l’utilizzo che Sarri ne ha fatto, dove sono stati schierati e dove non sono stati schierati. Iniziamo.

de Ligt

16 presenze e 1440 minuti giocati
1 gol

Il difensore olandese, fiore all’occhiello della campagna acquisti bianconera, è il giocatore che ha fornito maggiori indicazioni ed è colui che ha prospettive maggiori di crescita, anche per questioni anagrafiche. Infortunato Chiellini, dal match col Napoli de Ligt è diventato titolare fisso nell’undici di Maurizio Sarri. Il primo aspetto da evidenziare è la posizione: difensore di sinistra in una linea a 4. Non è stato facile per il numero 4 bianconero immedesimarsi in questa posizione: ha dovuto e deve ancora aggiustare la postura in alcune situazioni di gioco; può migliorare ad andare a terra intervenendo col piede, tempo e postura corretti; deve imparare a leggere meglio alcune situazioni di gioco; si deve abituare (e lo sta già facendo) in fase di possesso ad utilizzare il piede sinistro che gli ha creato qualche grattacapo nelle prime apparizioni. Di certo, al di là della bizzarra sequenza di falli (o quasi) di mano, ci sono state alcune prestazioni non positive in cui ha manifestato problemi di adattamento ed è stato protagonista di letture errate.

Qui avrebbe dovuto coprire la linea su Lozano invece di interrompere la corsa per paura dello scarico dietro

Non sono mancate ovviamente critiche aspre alle sue prestazioni, spesso sfociate in giudizi negativi molto perentori sul suo valore. È opportuno però contestualizzare il rendimento di de Ligt: si tratta di un giocatore di 20 anni e non è semplicissimo trovare difensori della sua età titolari in top team; viene impiegato come titolare in una squadra che ha l’obbligo di vincere ogni partita in cui scende in campo; sta giocando in una nuova posizione, difensore di sinistra, che richiede accorgimenti anche piccoli ma sicuramente non banali; è impossibile pensare che per leadership, costanza e sicurezza possa sostituire istantaneamente Chiellini, giocatore eccezionale che ha conosciuto un sensibile miglioramento superati i trent’anni.

Ma l’elemento più importante da tenere a mente è che già in pochi mesi de Ligt ha offerto prestazioni in cui ha dominato la zona di sua competenza: Atalanta e Atlético Madrid sono gli esempi più lampanti in cui ha raggiunto picchi altissimi per qualità e precisione degli interventi. Si è vista in maniera evidente la differenza tra lui e Rugani nelle partite in cui quest’ultimo è stato chiamato in causa a sottolineare che del valore di un grande difensore ce ne si accorge anche in sua assenza. Ha fatto inoltre vedere delle giocate che solo lui e pochi altri al mondo. L’ultima probabilmente è ancora davanti ai nostri occhi.

Va apprezzato: (1) postura del corpo, (2) la consapevolezza della posizione dell’avversario; (3) la chiusura. Da campione

In conclusione, de Ligt ha ancora ampi margini di crescita che lo porteranno probabilmente a dominare nel prossimo decennio. Ogni crescita passa ovviamente per degli errori. Alcuni ne ha già fatti, ne farà altri ancora, ma il suo valore resta francamente difficilmente discutibile, così come il livello delle sue prestazioni.

Demiral

2 presenze e 180 minuti giocati

Sarri ha fatto pochissima rotazione con i difensori centrali e in un paio di partite Sarri si è affidato a Rugani più che a Demiral. I due match fin qui giocati dal giovane turno ne hanno evidenziato alcuni pregi e difetti già noti: ottime doti in marcatura ed esplosività; grande grinta e aggressività sull’uomo che lo rendono un difensore molto ostico da superare. A fare da contraltare va evidenziata un’eccessiva impulsività e una ridotta pulizia di intervento che infatti, contro il Verona, hanno provocato il rigore per i gialloblu. Il potenziale è grande, e andrà affinato col tempo soprattutto per quanto riguarda la difesa sul pallone (prima ancora che sull’uomo).

Danilo

9 presenze e 593 minuti giocati
1 gol

Abbastanza incolore l’esperienza fin qui del terzino brasiliano tra acciacchi fisici e prestazioni non entusiasmanti. La verità è che Sarri ha trovato in Cuadrado un eccellente interprete del ruolo tanto da diventare in molte partite una vera e propria fonte di gioco per la Juventus. Il dribbling e le doti associative del colombiano, combinati con un rendimento strepitoso sia in fase offensiva che difensiva, lo hanno reso uno degli irremovibili della squadra andando a definire già dopo poche settimana le gerarchie per il ruolo.

Danilo non offre la stessa sensibilità tecnica di Cuadrado e inoltre non può essere considerata una fonte di gioco, soprattutto per un gioco di palleggio in cui non sempre riceve il pallone in corsa con tanti metri da attaccare (situazione dove invece eccelle). Ecco che quindi per lui si è andato a delineare un ruolo di riserva. Anche il differenziale di Expected Goals (numeri di gol che la squadra dovrebbe segnare considerando numero e qualità delle occasioni create) prodotti dalla squadra quando un giocatore in campo confermano tutto questo: con Cuadrado in campo vi è un saldo positivo di 0,70 mentre con Danilo la squadra produce, secondo questo calcolo, circa un xG in meno (- 1,02). Non poco.

Ramsey

11 presenze e 464 minuti
2 gol

Il numero 8 bianconero è uno dei giocatori sui quali sorgono i maggiori dubbi in relazione al suo utilizzo e alla sua influenza futura sulla Juventus 2019/2020. In primis, si è confermato un giocatore molto fragile fisicamente tanto da aver saltato già quasi un mese di stagione per infortunio. È evidente che si tratti di un centrocampista non affidabile in questo senso, ma in qualche modo si sapeva.

Analizzando le sue prestazioni, Ramsey ha già dimostrato ampiamente di avere caratteristiche uniche nel reparto bianconero: la sua verticalità, la qualità negli scambi rapidi e brevi, l’intesa nel duettare con i compagni di squadra, l’intelligenza nell’occupare gli spazi, e le capacità di smarcamento sono quasi inuche tra i centrocampisti in rosa. Anzi, Ramsey è forse l’unico dei centrocampisti in squadra a poter dare un significativo apporto nell’ultimo terzo di campo in termini di gol e di pericolosità. Le sue prestazioni, però, anche in fase di possesso sono state più deludenti di quanto ci si potesse aspettare: in particolare il suo impatto da un punto di vista atletico è stato non sufficiente finendo in alcune partite per essere davvero poco incisivo. Insomma, se Ramsey trova lo spazio giusto (ed è bravo nel farlo), riceve e ha dei compagni vicini può essere molto utile e funzionale. Altrimenti fatica ad apportare un contributo sensibile alla manovra.

Il vero deficit è però in fase di non possesso. Sarri in questi mesi si è concentrato molto sulla fase di non possesso e sul pressing per trovare un compromesso tattico adeguato tra l’obiettivo di difendere in avanti e le caratteristiche dei giocatori. Ramsey ha fornito pochissime garanzie e non a caso l’esperimento mezz’ala è durato soltanto per un’ora di partita contro il Verona. Per il resto, infatti, Ramsey è sempre stato schierato trequartista poiché unico modo per avere equilibrio di squadra con lui, Ronaldo e un’altra punta in avanti. Non solo, molto spesso Sarri ha preferito schierare Bernardeschi trequartista, molto più impreciso davanti, in ragione del migliore contributo difensivo. Per quanto dimostrato finora sembra complicato pensare che Ramsey possa risolvere dei problemi tattici della squadra senza creare altri scompensi.

Rabiot

10 presenze (di cui 5 da subentrato) e 551 minuti giocati

L’ex PSG sta pagando senza dubbio il lungo periodo in cui è stato fermo e fisicamente, complice un problema all’adduttore, sta facendo molta fatica a entrare in condizione. Non a caso le prestazioni fin qui sfornate sono state ampiamente negative manifestando un ritmo eccessivamente compassato e lento. Da mezz’ala sinistra Rabiot potrebbe offrire un grande supporto in termini di pulizia di passaggio, di qualità nel palleggio e fornire degli strappi palla al piede di cui questa squadra ha necessità. Al momento però non si è visto pressoché nulla di tutto questo e anzi sono stati numerosi gli errori in possesso oltreché assenti spunti utili per lo sviluppo della manovra. La speranza ovviamente è che in primavera il francese possa raggiungere uno stato di forma adeguato per fornire ricambio a Matuidi, giocatore eccezionale e utilissimo in non possesso ma senza dubbio poco compatibile col gioco di palleggio di questa Juventus. Dal francese sarebbe auspicabile inoltre anche un contributo maggiore nell’ultimo terzo di campo, ma, ad opinione dello scrivente, Rabiot non ha nelle corde il gol né l’inserimento in area avversaria. Ancora oggi, pertanto, aldilà dell’annata negativa, è legittimo avere perplessità su un suo sensibile impatto migliorativo nel centrocampo bianconero. Felice di essere smentiti, ovviamente.