Analisi tattica

27a Serie A: Lazio-Juventus 0-1

5 min lettura

di Kareem Bianchi


La Juventus vince una partita fondamentale in ottica scudetto grazie a una giocata di Dybala all’ultimo secondo. Fino alla fine, sì, ma con diverse difficoltà.


“Nella gara con la Lazio bisognerà venir fuori con un risultato positivo. Dobbiamo mettere in campo la miglior formazione per la partita.” Massimiliano Allegri presenta così la sfida in quel di Roma, la penultima partita di una serie di gare giocate fuori casa. Ormai si sa, la corsa verso lo Scudetto è una maratona a due: tra Napoli e Juventus. Ogni passo falso può risultare decisivo e dunque bisogna affrontare ogni partita come fosse una finale. La Lazio, reduce da un’eliminazione in Coppa Italia ai danni del Milan, dopo un periodo in cui sembrava fosse in ripresa, ha dato l’impressione di essere in calo fisiologico, peccando in brillantezza e lucidità.
La Juventus si presenta a Roma con un undici insolito, che lascia presagire un approccio alla gara conservativo, volto ad annullare i punti di forza degli avversari per gran parte della partita, per poi andare all’assalto nell’ultimo quarto di gara. Lo schieramento bianconero recita un 3-5- 2 composto da: Buffon in porta, salvaguardato dalla retroguardia formata da Lichtsteiner, Barzagli, Benatia, Rugani e Asamoah; il trio di centrocampo legge Khedira e Matuidi mezz’ali con Pjanić in cabina di regia; in attacco torna dopo più di un anno il duo Mandžukić-Dybala.
La Lazio scende in campo anch’essa con il suo consueto 3-5- 1-1 (o 3-4- 2-1, che dir si voglia): Strakosha a difesa dei pali, schermato da Luis Felipe, De Vrij e Radu, Lulić, Parolo, Leiva, Milinković-Savić e Lukaku a centrocampo e Luis Alberto alle spalle di Immobile.

Le difficoltà in costruzione riscontrate dalla Juventus

La sorprendente scelta di Allegri di schierare una difesa a tre aveva l’obiettivo di negare profondità ad Immobile e di difendere le transizioni negative con maggior copertura, oltre a poter uscire con aggressività sulle ricezioni negli half-space di Savić e Luis Alberto. L’inizio gara vede una Lazio contenta di aspettare gli ospiti, disposta in un 5-3- 2 volto alla copertura del centro cercando di convogliare il possesso bianconero verso le fasce; qui gli esterni biancocelesti uscivano aggressivamente sulle ricezioni di Asamoah e Khedira (il quale si allargava con Lichtsteiner che era praticamente in posizione di ala destra). Inoltre le mezz’ali laziali si alzavano sui centrali laterali ospiti ogniqualvolta entravano in possesso e Pjanić veniva marcato a uomo da Luis Alberto. Questi aggiustamenti sull’uomo e, in generale, lo schieramento dei padroni di casa hanno causato non poca difficoltà alla manovra juventina, che ha gestito un possesso perimetrale senza riuscire a trovare sbocchi in avanti.

Gli aggiustamenti sull’uomo della Lazio

 

Una soluzione iniziale ai problemi in costruzione sono state le combinazioni sulle fasce tra terzino, mezz’ala
e mediano. Data l’aggressività sull’uomo dei giocatori della Lazio, la Juventus è riuscita a manipolare le uscite degli avversari per creare spazio alle spalle dell’ultimo difensore (il centrale del lato palla uscito sulla mezz’ala) e andare al cross. Da questa situazione è nata infatti una potenziale occasione pericolosa con Lucas Leiva che ha atterrato Dybala in area di rigore.

 

Con le combinazioni tra la catena laterale di sinistra la Juventus arriva in area di rigore

Va detto, però, che questa trama di gioco non è stata ricercata con continuità e per gran parte del primo tempo la Juventus ha continuato a spostare la palla da un lato all’altro senza creare alcuna superiorità o aprire linee di passaggio. Complice anche una lentezza nel giro palla ed errori tecnici banali.

Le transizioni della Lazio

La squadra di Inzaghi è una delle più pericolose in Serie A nelle transizioni, aspetto sottolineato dallo stesso Allegri in conferenza stampa. La compattezza del blocco medio della Lazio permette di intercettare con relativa facilità i passaggi in verticale e l’aggressività con cui i giocatori biancocelesti escono sull’uomo, permette di recuperare palla in posizioni favorevoli per le ripartenze. Contro la Juventus, la miglior difesa in Serie A, la Lazio non è riuscita a trovare le sue solite combinazioni tra le linee in fase di attacco posizionale scontrandosi contro il muro bianconero, maggiormente rassodato dalla presenza di 5 giocatori sull’ultima linea, di cui tre centrali che uscivano sull’uomo in possesso con aggressività.

Il 5-3- 2 della Juventus; da notare la compattezza verticale tra la prima e seconda linea

Uno dei giocatori più importanti nella manovra della Lazio, se non il più importante è Lucas Leiva. Il brasiliano ha la responsabilità di ricevere dai centrali difensivi e collegare il centrocampo con l’attacco, innescando le combinazioni tra i giocatori più creativi della squadra. Allegri ha riconosciuto la sua importanza all’interno dei meccanismi della Lazio e ha quindi chiesto alle prime due linee di rimanere strette tra loro, in modo da schermare la ricezione di Leiva. La tendenza nel difendere in avanti di Khedira ha però aperto delle linee di passaggio sfruttate dalla Lazio per far avanzare il possesso. Il tedesco saliva spesso in pressione su Radu sguarnendo l’half-space di destra e costringendo Pjanić e Matuidi a difendere molto campo orizzontalmente. Questa situazione si è ripetuta diverse volte, rischiando di mandare a monte un piano difensivo altrimenti quasi perfetto ma, le letture perfette all’interno di prestazioni notevoli dei centrali difensivi hanno rimediato agli errori di Khedira.

Khedira sale su Radu e apre una linea di passaggio verso Savić

Il passaggio al 4-3- 3

Intorno al trentesimo minuto, la Juventus è passata al solito 4-3- 3, con Lichtsteiner in posizione di ala destra, Mandzukić a sinistra e Dybala centravanti. La nuova disposizione ha reso più efficace il giro palla bianconero e, con due uomini in fascia, ha facilitato la risalita del campo mediante le catene laterali. La risposta della Lazio è stata di alzare il pressing aprendo però una linea di passaggio da Rugani per Mandzukić, dato che Parolo non copriva l’half-space durante la pressione sul centrale azzurro. La Juventus nei primi dieci minuti del secondo tempo è riuscita a trovare con continuità le ali negli spazi di mezzo, invitando la pressione e verticalizzando immediatamente. Per massimizzare la superiorità posizionale creata, Allegri ha sostituito Lichtsteiner con Douglas Costa, il quale ha aggiunto maggiore qualità e velocità. L’ingresso verso la fine di Alex Sandro per un Mandzukić spento è stato un chiaro tentativo del tecnico livornese di vincere la partita dopo aver gestito gran parte della gara.

Conclusione
La fortuna aiuta gli audaci e, come in altre occasioni la Juventus ha vinto dopo una performance opaca grazie al colpo di un campione, in questo caso Dybala. Non vanno però ignorati i segnali negativi, soprattutto in vista Champions. La Juventus mostra ancora grandi difficoltà in palleggio e nel risalire il campo contro squadre ben disposte e che effettuano un pressing aggressivo e organizzato. Questo, oltre alla sensazione che come organizzazione difensiva la Juve non sia più la corazzata di una volta e che basta una squadra abile nel palleggio a disordinare lo schieramento bianconero. Finora le eccezionali prestazioni individuali dei centrali difensivi hanno nascosto alcune pecche nel posizionamento dei centrocampisti – Khedira, in particolare – ma chissà cosa potrebbe succedere se il rendimento dovesse calare.  Segnali tutt’altro che promettenti, che già mercoledì potrebbero costare caro.