Approfondimenti

Bentancur in divenire

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In un calcio sempre più sofisticato tatticamente, in cui i sistemi difensivi e di pressing stanno raggiungendo vette mai esplorate prima per intensità ed organizzazione collettiva, il ruolo del centrocampista richiede sempre più competenze. Ormai, la sola tecnica e la specializzazione in un ruolo non bastano più, ed i pensatori polifunzionali stanno dominando il calcio moderno attraverso il controllo imperituro che riescono ad esercitare su qualsiasi contesto, grazie ad una vasta gamma di soluzioni a propria disposizione. Quando le strategie di squadra falliscono, devono essere loro a prendere in mano le redini del gioco e scardinare le difficoltà che incontrano. È da come reagiscono ai problemi, che si differenziano i fuoriclasse dai giocatori di medio livello.

Approdato a Torino sull’onda di grandi aspettative, Rodrigo Bentancur ci ha messo poco a rubare la scena. Sin da subito Allegri ha mostrato grande stima nei suoi confronti, ed il periodo di adattamento, solito di chi proviene da un campionato dal ritmo lento come quello argentino, ha fatto sì che con l’aiuto delle indicazioni dell’allenatore l’uruguaiano ampliasse i propri orizzonti. Nella sua breve carriera alla Juventus, Bentancur ha interpretato il ruolo del protagonista nella maggior parte delle sfide di alto livello in cui è stato impiegato: dal debutto in Champions League contro il Barcellona, alla disfatta contro il Real Madrid, fino al doppio confronto contro il Manchester United, nel quale è salito in cattedra definitivamente ed ha certificato la sua imprescindibilità nell’undici bianconero.

Il pensatore

Se si osserva Bentancur durante una partita, un aspetto del suo gioco che salta immediatamente all’occhio è la sua regia senza palla. Dal giovane centrocampista traspare la maturità tattica dalle indicazioni che dà ai compagni di squadra riguardo lo scaglionamento ed i movimenti da effettuare per aiutare al meglio la manovra, come un direttore d’orchestra. Questa visione distinta è corroborata anzitutto dall’ottimo senso della posizione di Bentancur, dal quale il collettivo trae benefici, ancorché sottili, essenziali nel calcio di oggi, in cui la supremazia nei minimi dettagli determina la posizione di una squadra sulla scala del risultato. Un senso di posizione non fine a se stesso, bensì sulla base di tutte le componenti variabili ed i successivi effetti di esse su un ipotetico punto del campo, in modo da ottenerne vantaggi significativi sia individuali che collettivi. Proprio favorire il collettivo sembra essere la funzione principale dell’uruguaiano, il quale non aspira a risolvere le situazioni in prima persona con l’egoismo e l’ambizione autodistruttiva di chi vuole mettersi in mostra a tutti i costi, ma ricerca un supporto più astuto e saggio, i cui frutti hanno margini maggiori. Attraverso un corretto posizionamento, Bentancur già sa dove disporsi per mantenere un equilibrio tra la fase di possesso e non possesso. Il successo del recupero alto attuato dalla Juve è infatti anche merito del giovane centrocampista – oltre che della linea difensiva, che ha il tutto fuorché semplice compito di tenere la linea costantemente alta -, il quale ha dato prova di buoni tempi di pressione sia in situazioni di pressing che di gegenpressing. L’occupazione della zolla di campo più adeguata per poter intervenire qualora la prima pressione venisse superata (marcatura preventiva dello spazio) ha più di una volta permesso un recupero alto della sfera e di esercitare una pressione costante sulla difesa avversaria, sia senza palla che, soprattutto, con essa.


La postura del corpo di Bentancur mostra come sia pronto a scappare all’indietro in modo preventivo, per coprire lo spazio alle spalle di Pjanić, il cui tentativo di intercetto andrà a buon fine.

Inoltre, le marcature preventive di Bentancur hanno assorbito gli sganciamenti in avanti di Pjanić, conferendo a quest’ultimo ulteriore libertà e influenza in fase di possesso, avvicinandolo alla zona di rifinitura. L’utilità di tale scaglionamento non ha solo effetti positivi sul bosniaco, ma asseconda anche le qualità di Bentancur, che non sarà mai un rifinitore per una mancanza di creatività nell’ultimo passaggio, ma ci si può aspettare che aumenti la frequenza dei lanci in diagonale (2.3 ogni 90 minuti), vista la precisione con cui svolge questa tipologia di passaggio.

Cancelo blocca Rodriguez, smarcando Bentancur, il quale può offrire una soluzione di passaggio a Pjanic senza essere seguito, e di conseguenza ricevere con tempo e spazio a disposizione.

La frequente collocazione di Bentancur nell’half-space o sulla linea laterale, dalla quale ha postura e orientamento del corpo rivolti verso l’interno del campo, favorisce molto il cambio-gioco, specialmente considerando che nella configurazione tattica della Juventus l’ampiezza è sempre occupata da almeno un uomo. Per di più, il posizionamento più basso, oltre ad avere scopi legati alla difesa in transizione, lo discosta dalla restrizione del campo (dovuta alla densità dei giocatori e la conseguente riduzione degli spazi) che subiscono gli ultimi 20 metri, regalandogli più tempo sul pallone.

Altra questione sono i lanci in profondità, che non sembrano però nelle corde di “El Lolo”, dotato di visione a lungo raggio e verticalità piuttosto limitate e influenzato da uno stile di gioco essenzialmente fondato sul corto.

Adattabilità

L’impiego di Bentancur in diverse posizioni, a volte in zone di campo nelle quali la sua sfera d’azione è limitata in quanto le mansioni non completamente nelle proprie corde, sta, tra le righe, perfezionando il calcio imperfetto del centrocampista. Dovendosi adattare alle contingenze presentatesi nelle varie funzioni svolte sotto la guida di Allegri, è indubbiamente migliorato sotto molti aspetti.

Tra le linee o sulla linea degli attaccanti (come in occasione della partita casalinga contro lo United), ha affinato la capacità di giocare a un tocco con precisione, mediante sponde o combinazioni, che a causa della sua tendenza ad effettuare un maggior numero di tocchi, lo rendeva meno incisivo; il che spesso portava ad una perdita di tempi di gioco, oltre che della palla, dovuta all’eccessiva pressione attirata su di sé.

Questa lentezza decisionale sta invece tramutandosi in una lentezza ragionata, ossia al fine di invitare il pressing avversario essendo consapevole del rapporto tempo-spazio a propria disposizione per lo scarico, o consolidare il possesso per migliorare lo struttura collettiva; anziché seguire uno spartito perpetuo, le sue giocate sono sempre più volte alla massimizzazione di una situazione, quantunque seguano un processo lento. Lento, ma con scopo progressivo e non statico.

In aggiunta, l’attacco all’area di rigore esplicitamente richiesto da Allegri non ha solamente aggiunto dimensioni ad un giocatore che in passato preferiva rimanere a presidio dello spazio davanti alla difesa, ma lo ha inevitabilmente portato ad affrontare scenari diversi da quelli cui era solito frequentare, che hanno richiesto un adattamento delle proprie attitudini. Nonostante gli inserimenti non siano consueti e probabilmente non diventeranno mai parte abituale del repertorio di Bentancur, la saltuarietà con cui l’uruguaiano attacca l’area o la profondità regala un pizzico di imprevedibilità all’attacco posizionale bianconero. Bentancur è sagace, e sa quando abbandonare la propria postazione per assumerne una più utile alla situazione di gioco. 

Bentancur detta passaggi 

Bentancur è la chiave di volta attorno alla quale la Juventus può trovare la libertà che brama. Ne stanno infatti giovando le prime due fasi di costruzione, notoriamente le meno efficaci della passata stagione a causa di una staticità eccessiva degli uomini senza palla ed un centrocampo che non occupava a dovere lo spazio tra le linee avversarie, inserendosi profondamente ed isolando il regista. In base alle necessità della partita o del momento, l’uruguaiano sa come coadiuvare la costruzione dal basso, sia direttamente che indirettamente: allontanandosi dal pallone (d’altronde, benché possa sembrare paradossale, il miglior modo per assistere un compagno è distanziandosi da esso, poiché gli si lascia spazio), in modo tale da abbassare le linee avversarie e creare spazio e opzioni di passaggio; o avvicinandosi al portatore di palla, offrendosi come soluzione qualora questo necessitasse di supporto.

L’intelligenza di Bentancur: dopo aver scansionato i dintorni, attacca lo spazio per portare Herrera fuori posizione ed aprire una linea di passaggio verso Cuadrado. 

Bentancur ha trovato nell’interpretazione tattica della Juventus il suo habitat naturale, essendo a suo agio nel formare rombi o triangoli di costruzione fluidi in cui deve occupare più posizioni durante la stessa partita a seconda dei compagni e della situazione di gioco. Fluidità che tramite le continue rotazioni con i giocatori del lato forte lo ha anche liberato dalle marcature a cui sono soliti essere sottoposti i centrocampisti di regia.

Bentancur agisce da vertice basso nel rombo di costruzione

Questa valentia innata nel plasmare il contesto a distanza con la sola forza del pensiero e le informazioni ottenute tramite un assiduo ruotare della testa, tipico dei grandi calciatori, spiega la rapida crescita di Bentancur ed il motivo per il quale è entrato immediatamente nelle grazie di Allegri.

La capacità analitica di comprendere i momenti propizi per rallentare o accellerare, creare spazi con le proprie avanzate, o abbassarsi per offrire una soluzione di passaggio, porta alla paradossale scomparsa nel sistema, dovuta al continuo coinvolgimento nelle trame di gioco. Essere impercettibile, ma allo stesso tempo vitale per l’ecosistema. L’ago della bilancia in un fluido in perenne mutamento, l’essenza invisibile di un calcio basato sull’interpretazione dei singoli in corrispondenza delle posizioni degli astri (in questa metafora gli uomini) sulla sfera (il campo).

La velocità mascherata da un andamento compassato e l’impermeabilità alla pressione con cui l’intrigante talento non convenzionale ha seguito serenamente il naturale processo del divenire, hanno permesso a Rodrigo Bentancur di scalare la vetta delle gerarchie seguendo il percorso più agevole: la complicata semplicità del proprio gioco.