Analisi tattica

Ottavi di Champions League: Juventus – Atlético Madrid 3-010 min lettura

LA partita è finalmente arrivata. Dopo 20 giorni in cui i più svariati stati d’animo si sono susseguiti nell’universo bianconero, Juventus e Atlético Madrid scendono in campo all’Allianz Stadium per giocare i secondi 90 minuti di questo affascinante ottavo di finale di Champions League. I Colchoneros hanno letteralmente dominato la partita di andata riuscendo a imporre, a dire il vero, senza troppa difficoltà, il piano di gioco a loro più congeniale contro una Juventus che ha invece manifestato con palmare evidenza tutti gli equivoci tattici, tecnici e psicologici accumulati nei mesi precedenti. Entrambe le squadre arrivano a questo appuntamento consapevoli che la Champions League rimane l’unico trofeo in cui potersi giocare qualcosa da qui a fine stagione poiché entrambe hanno sostanzialmente archiviato le competizioni nazionali, seppur con esiti differenti.

L’Atlético Madrid arriva a questo appuntamento priva di Diego Costa e Thomas, squalificati, e di Filipe Luis e Lucas Hernandez, infortunati. Lo schieramento però rimane il consueto 4-4-2: Oblak; Arias, Gimenez, Godin, Juanfran; Saul, Koke, Rodrigo, Lemar; Griezmann; Morata.

Anche Massimilano Allegri deve fare i conti con un discreto numero di assenze: Alex Sandro (squalificato), De Sciglio, Khedira, Barzagli e soprattutto Douglas Costa il cui tentativo forzato di recupero ha portato a una ricaduta durante l’allenamento di lunedì. A questi si aggiunge il lungodegente Cuadrado che però non risulta nemmeno inserito in lista Champions. In virtù delle numerose defezioni Allegri schiera una formazione inedita: dal primo minuto Spinazzola, al suo esordio in Champions, che completa la cerniera difensiva a 4 (sulla carta) con Cancelo, Bonucci e capitan Chiellini; Pjanić, Emre Can e Matuidi a centrocampo; Bernardeschi insieme a Ronaldo e Mandžukić davanti. Stupisce, ma non troppo, l’assenza di Dybala finalizzata ad avere un cambio spacca-partita in panchina.

Difendere in avanti ed Emre  Can

Il primo mattone della straordinaria prestazione bianconera va individuata nell’efficacia con cui gli uomini di Massimiliano Allegri hanno adottato una strategia continua di riaggressione una volta perso il pallone e un sistema di marcature preventive che ha funzionato ininterrottamente per 90 minuti. La mossa decisiva di Allegri per questo match va identificata in Emre Can come terzo di difesa: quasi come una salida lavolpiana in cui però il centrocampista non si abbassa centralmente tra i due difensori ma si posiziona come terzo di destra in una difesa a 3. Con questa disposizione, tenuta pure in non possesso di fatti, i bianconeri hanno sventato qualsiasi velleità di ripartenza avversaria con Chiellini a uomo su Griezmann ed Emre Can su Morata. In caso di anticipo a vuoto ci sarebbe stato Bonucci pronto a intervenire. A differenza del passato, però, questa tattica è stata notevolmente esasperata con Chiellini ed Emre Can pronti a riaccorciare quasi fino ai 25-30 metri dalla porta avversaria.

Osservare quanto sono alti Emre Can e Chiellini a palla persa.
Per la foto si ringrazia Jacopo Azzolini.

Ha impressionato proprio la partita del tedesco che è stato finalmente utilizzato assecondando le sue caratteristiche in maniera non dissimile da quanto fatto da Klopp a Liverpool. Il numero 23 bianconero ha una fisicità dominante e una qualità pressoché unica nell’anticipare o nell’intervenire in contrasto oltre che a coprire ampie porzioni di campo sia in orizzontale sia in verticale. In questa partita ha semplicemente messo in luce tutto questo non consentendo mai a Morata di girarsi o di toccare palla. Probabilmente sarebbe stato interessante vedere un duello con Diego Costa, molto più abile dell’ex Juve nel giocare spalle alla porta (ma sarà per un’altra volta dai, poco male!). Oltre però alle egregie marcature preventive di Chiellini e Can va sottolineato che, una volta persa palla, i giocatori bianconeri vicini al pallone hanno tentato immediatamente il recupero della sfera senza indietreggiare ma anzi avanzando se necessario e impedendo di fatto all’Atlético di ragionare o di imbastire un disimpegno sicuro.

Ed è proprio in situazioni di gioco come queste, il cosiddetto “difendere in avanti”, che sono fondamentali giocatori come Matuidi il quale ha giocato una partita di altissimo profilo. Con questo atteggiamento di fatti la Juventus non si è pressoché mai trovata costretta a difendere posizionalmente con le due consuete linee da 4 e ha potuto mantenere un baricentro alto. Ha stupito la totale incapacità dell’Atletico e di Simeone di trovare una soluzione per poter respirare ma in questo senso l’assenza di Diego Costa ha inciso e non poco. Nel video sottostante alcuni esempi di questo modo di difendere

Questa strategia ha dato ampiamente i suoi frutti non avendo concesso all’Atlético né un tiro in porta né tanto meno un calcio d’angolo.

Sfruttare l’ampiezza

Per recuperare era ovviamente necessario eseguire una fase di possesso migliore rispetto a quanto mostrato nella partita di andata. E così è stato grazie al 3-4-3 disegnato con Emre Can terzo di difesa e gli esterni piuttosto alti. In primis la Juventus ha fatto circolare il pallone con maggior velocità sia sul corto sia sul lungo. Pjanić da questo punto di vista è stato egregio dettando i tempi ma soprattutto effettuando scelte molto sapienti. Molto spesso il bosniaco è stato accusato, a ragione, di verticalizzare poco o di giocare molto sotto ritmo; al contrario contro l’Atlético di prima o a due tocchi la sua gestione del pallone è stata ottima. Pjanić funziona, però, quando funziona la Juve e quest’oggi ad aiutarlo ci sono stati due fattori importanti: innanzitutto un baricentro alto tenuto dalla squadra; in secondo luogo i triangoli che si sono formati lungo tutta l’ampiezza del campo (soprattutto con gli esterni e Bernardeschi che ha svariato sia a destra sia a sinistra).

Anche per quanto concerne la fase di possesso va citato Emre Can: il tedesco soffre nel giocare nello stretto, soprattutto se aggredito, ma se ha tempo e spazio con la fronte rivolta verso la porta può sfoggiare una tecnica e una visione di gioco più che discrete che sono state molto utili per iniziare l’azione quando Pjanić era schermato dagli attaccanti avversari. In effetti il rombo formato da Chiellni, Bonucci, Emre Can (in atipica salida lavolpiana) e appunto Pjanić ha consentito di gestire il pallone sempre con una certa dose di sicurezza grazie alla superiorità numerica.

Ben visibile il rombo in impostazione

L’Atletico Madrid è una squadra però abilissima nel difendere l’area di rigore e soprattutto nel proteggere il centro. Ne è stata una dimostrazione la partita dell’andata dove Dybala è stato letteralmente fagocitato dal centrocampo e difesa avversari. Allegri pertanto, saggiamente, ha schierato due esterni abili nell’1vs1 e in grado di spingere con una certa continuità provando a scardinare la difesa avversaria proprio sulle fasce, prive, sponda Atletico, di Filipe Luis e Lucas Hernandez. L’offesa bianconera si è poi concretizzata fondamentalmente in un crossing-game continuo, 38 i cross totali nel match. L’Atletico ha comunque dimostrato le sue grandi abilità difensive concedendo spiragli davvero solo sull’esterno, senza concedere mai il tiro dalla distanza e resistendo discretamente bene all’avanzata bianconera.

Lo scacchiere bianconero in fase di possesso si conclude con Bernardeschi libero di svariare, muoversi e combinare con i compagni. La sua occupazione degli half space si è rivelata spesso utile per mettere in difficoltà il terzino (Juanfran), indeciso se uscire o se coprire sull’esterno. Ronaldo e Mandžukić possono giocare da attaccanti con almeno uno dei due in grado di attaccare il palo difeso dal terzino e non da uno dei due centrali. L’assedio bianconero ha vissuto una prima folata di 15 minuti a cui sono seguiti 5 di respiro per l’Atletico. Ma dal 23esimo circa la Juventus ha ripreso a spingere e ha trovato il gol del vantaggio su cross di Bernardeschi che pesca Ronaldo proprio sul secondo palo.

Dopo altri 15 minuti di assedio la Juventus rifiata negli ultimi 5 minuti del primo tempo rientrando negli spogliatoi sul risultato di 1-0.

Il secondo tempo
L’inizio di secondo tempo segue la falsariga del primo se non per un Atlético che, vistosi totalmente inerme nella prima frazione, prova ad alzare maggiormente il pressing per impedire alla Juventus di riversarsi troppo facilmente in avanti. Poco male per i bianconeri, perché con un Atlético più lungo riescono comunque a trovare gli spazi per avanzare palla al piede e dopo due minuti arriva il gol del 2-0.

Nemmeno nelle più rosee previsioni Allegri si aspettava di essere in vantaggio per due reti a zero dopo nemmeno un’ora di gioco. Simeone nel frattempo non riesce a cambiare l’inerzia del match: probabilmente il Cholo non si aspettava di subire due gol in così poco tempo né tanto meno si attendeva una Juventus così organizzata nel recupero del pallone e, complici le assenze, non ha le carte per modificare il corso degli eventi.

Contrariamente a quanto qualcuno, legittimamente, potesse pensare la Juventus non si ferma e cerca di velocizzare i tempi per segnare il terzo gol. Al minuto 57 Simeone inserisce Correa in luogo di Lemar, ma la musica non cambia. Stavolta anche Allegri risponde con un cambio inserendo Dybala al posto di Spinazzola e passando a una difesa a 4 pura: Emre Can terzino destro, Bonucci, Chiellini e Cancelo che si sposta a sinistra; Pjanić e Matuidi a centrocampo; Bernardeschi libero di svariare e Dybala che fa compagnia agli attaccanti. In fase di non possesso Dybala e Bernardeschi si abbassano sulla linea dei centrocampisti per formare una linea da 4. Gli ultimi venti minuti sono caratterizzati da una Juventus meno arrembante, complice la stanchezza, ma anche da un Atlético più lungo che concede spazi alla squadra di casa. Allegri al minuto 80 si gioca la carta Kean al posto di
Mandžukić ed è proprio il classe 2000 ad avere un’enorme possibilità di segnare al minuto 81 sfruttando gli spazi lasciati da un Atlético sempre più lungo. Il tiro però termina a lato di poco. Passano pochi minuto e Bernardeschi con un’azione che è un condensato della sua partita si guadagna un calcio di rigore che CR7 non sbaglia e che consegna alla Juve il pass per i quarti di finale.

Approdo ai Quarti

La Juve doveva giocare davvero una partita straordinaria viste le qualità difensive dell’avversaria e con la spada di Damocle del 2-0 subito all’andata. Lo ha fatto e ha passato il turno dimostrando di essere una squadra e un gruppo in grado di poter battere chiunque. Vincere 3-0 è una dimostrazione di forza non indifferente. Allegri, giustamente messo in discussione dopo la pessima partita dell’andata per questioni tattiche e di gestione della rosa, ha letto magistralmente questo match mettendo i suoi giocatori nelle migliori condizioni per esprimersi e sfruttando i pochi punti deboli difensivi avversari. Ecco quindi l’importante ruolo degli esterni, Cancelo e Spinazzola (esordio eccellente in Champions), che hanno attaccato per tutta la partita con continuità e qualità lì dove l’Atletico soffre di più. Ecco quindi Emre Can terzo di difesa con compiti in marcatura preventiva per prevenire le ripartenze e in riaggressione, aspetti in cui ha pochi eguali al mondo (e lo ha dimostrato). Ecco quindi una Juventus molto aggressiva nel recuperare il pallone appena perso, quasi in gegenpressing (leggasi, Matuidi). Ecco quindi Cristiano Ronaldo che ha avuto la possibilità di muoversi da attaccante e ha segnato una tripletta da fenomeno per il quale è difficile trovare aggettivi. Nello specifico, segnare due gol di testa all’Atletico è un evento più unico che raro. Nota di merito anche per Bernardeschi che ha giocato una partita sontuosa per quantità e qualità a tutto campo andandosi a guadagnare il rigore decisivo. L’Atlético ha provato a resistere con una strenua difesa posizionale, ma si è scoperto incapace di ripartire, affidandosi alle proprie qualità nella difesa dell’area di rigore; ma una buona partita difensiva non è stata sufficiente contro una Juventus dominante e contro Cristiano Ronaldo. Questa partita segna, indelebilmente, una strada che, si spera, possa portare fino a Madrid, una seconda volta.

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Luca Rossi

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.