Analisi tattica

20a Serie A: Cagliari-Juventus 0-1

di Andrea Lapegna


Dopo qualche difficoltà autoimposta di troppo, la Juventus porta a casa tre punti importanti per la lotta scudetto. Troppo povera la proposta del Cagliari.


La Juventus arriva al match contro il Cagliari cercando di rimanere con il fiato sul collo al Napoli, prima di tuffarsi nella pausa invernale. Allegri sceglie una piccola sperimentazione tattica, per aumentare le ore di volo dei suoi a bordo del nuovo 4-3-2-1 di ancellottiana memoria. O almeno così era lecito pensare leggendo la formazione. Davanti a Szczęsny ci sono, da destra, Barzagli, Benatia, Chiellini e Alex Sandro. Confermatissimo il centrocampo a tre formato dalla cerniera Khedira, Pjanić, Matuidi; mentre alle spalle di Higuaín agiscono Bernardeschi e Dybala. López invece segue la via della prudenza, e ripropone un solido 3-5-2. La formazione recita: Rafael; Romagna, Ceppitelli, Pisacane; Faragò, Ioniță, Cigarini, Barella (recuperato dopo il problema alla caviglia), Padoin; Farias, Pavoletti.

Il piano gara del Cagliari mira a sabotare la costruzione bassa in maniera passiva. I due attaccanti si posizionano su linee sfalsate, di modo da prendere in consegna l’uno (Pavoletti) il dialogo tra centrali, l’altro i passaggi verso Pjanić (Farias). In realtà però la formazione della Juventus era tutt’altra. I bianconeri si sono disposti con un 3-5-2 che era ormai sopito nella memoria dei tifosi. Con la palla tra i piedi, i tre centrali (la nuova BBC) consegnano la palla a Pjanić o cercano di pescare uno degli esterni (Alex Sandro e Bernardeschi). Le mezzali giocano al solito altissime, formando con Dybala, Higuaín, e l’esterno sul lato palla quasi una linea a cinque d’attacco. Per la verità abbastanza statica.

I due triangoli di costruzione della Juventus. Difesa e centrocampo a tre.

Quando è il Cagliari ad avere la palla, la Juventus prova ad attuare un pressing a folate, come spesso le capita. In questo caso ogni situazione statica è foriera di pressione (rimesse laterali, passaggi all’indietro al portiere, rimesse dal fondo, etc). Qui sotto, un pressing scaturito da un disimpegno sporco della difesa ha provocato una buona riconquista del pallone, non concretizzatasi per un cattivo decision-making da parte di Dybala.

Nei primi 20 minuti il giochetto riesce anche abbastanza bene alla Juve. I due mancini prendono due pali, e Benatia mette in rete a gioco fermo per fuorigioco. Le catene laterali funzionano relativamente bene soprattutto a destra, dove Bernardeschi e Khedira riescono ad attirare fuori posizione Pisacane e Padoin, e liberare conseguentemente spazi per Dybala.

Anche in questa fase però, la migliore della partita per la Juve, sono emersi dei limiti nell’interpretazione del modulo. Per esempio, nonostante l’overload a destra fosse ben riuscito, raramente i bianconeri sono stati in grado di cambiare gioco verso Sandro. Né con le classiche sventagliate né con un giropalla più veloce si è riusciti a servire lui o Matuidi, che anzi sono dovuti entrare dentro al campo per ricevere più rapidamente palloni giocabili. Questo in parte si spiega con lo “specchio” della formazione sarda, in parte con le cattive spaziature tra Bernardeschi e Khedira, che hanno sottratto preziosi tempi di gioco alla manovra.

La Juventus si “spalma” sui 16 metri del Cagliari, che va sì in parità numerica (Faragò si allargherà su Sandro che riceve il passaggio di Dybala), ma nega agevolmente gli spazi di mezzo

Un altro limite è emerso nella gestione dei palloni persi ed in particolar modo delle transizioni negative conseguenti. Con Khedira e Matuidi così alti, per ben due volte in pochi minuti i tre difensori si sono ritrovati a scappare velocemente verso la porta per difendere la profondità.  E poco importa se sulla carta il 3-5-2 doveva diventare un 4-4-2, perché Sandro raramente è riuscito a ripiegare in tempo.
In un paio di occasioni Szczęsny ha dovuto suo malgrado alzare l’asticella nella gara con il suo ex-compagno Alisson per miglior portiere della Serie A.

Alex Sandro ha offerto una prova di confusione, per colpe ovviamente non soltanto sue. Scambiandosi l’out di sinistra con un Matuidi sempre molto generoso, spesso trovava Faragò preso in mezzo e poteva prendere porzioni di campo più centrali. Tuttavia, un notevole difetto nelle scelte gli ha precluso maggiore pericolosità. Con Matuidi largo e non più un’opzione, Pjanić timido davanti alla difesa e Khedira alto dall’altra parte, una situazione di potenziale caos per gli avversari diventava spesso un cul de sac per lui. Qui la sua heatmap

Paradossalmente, l’ampiezza diventa il cruccio di un sistema di gioco creato appositamente per ricercarla. I cambi sono stati effettuati proprio per questo, nonostante siano entrambi forzati da infortuni. Con Dybala out, Allegri spinge i suoi ad un 4-3-3 nemmeno troppo nascosto, con Costa a destra e Bernardeschi a sinistra. Al brasiliano viene chiesta la creazione di superiorità numerica che era mancata nel primo tempo, mentre a Bernardeschi è deputato un gioco più interno, cercando quelle sacche di spazio create dai movimenti di Sandro e Matuidi. Questo sistema ha avuto il pregio di mandare in parità numerica i nostri attaccanti con i tre difensori avversari, costringendo le ali a rimanere bassissime. Se questa era una strategia già vista nel primo tempo, adesso la Juventus ha un fraseggio più ricco e riesce ad isolare Douglas Costa a destra.

Con l’uscita di Khedira per Mandžukić si passa poi al consueto 4-2-3-1, dove il croato prende l’out di sinistra e Bernardeschi il centro. È a partire da questa configurazione che, grazie ad uno spunto di Douglas Costa, l’ex viola pesca il match winner.

Douglas Costa fa esattamente quello per cui era entrato. Ceppitelli si perde Bernardeschi. 

Capendo che la partita andava portata a casa senza badare allo stile, Allegri inserisce Lichtsteiner per Bernardeschi, gridando a gran voce “5-4-1”. D’altronde López con i cambi aveva destrutturato la sua squadra portandola a terminare la partita con un 4-2-3-1 molto offensivo. Senza tuttavia creare troppi problemi a Szczęsny, se non qualche traversone alla meno peggio.

La Juve era arrivata a questa partita con la lingua di fuori, più di quanto fosse lecito pronosticare. L’interpretazione del modulo offerta nel prima tempo non ha aiutato a cementificare le certezze tecniche, e Allegri dovrà rifletterci prima di riproporre lo stesso sistema. La sosta servirà a tutte le squadre d’alta classifica per tirare il fiato.

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.