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Cosa fare con Pirlo?

Con la stagione ormai in archivio si ripropone più che mai la necessità di rispondere all’annosa questione Pirlo sì/Pirlo no. Che fare con l’ex centrocampista assurto al ruolo di guida tecnica della U23 e poi repentinamente spostato sulla tolda di comando della prima squadra?


Autorevoli opinionisti si sono già espressi e, nelle ultime ore, la maggior parte di loro sembra propendere verso la necessità di una conferma.

Al netto di questo movimento d’opinione e in attesa di sapere quale sarà la decisione finale della società, vale la pena analizzare le ragioni dell’uno e dell’altro schieramento.

Perché Sì
Dal punto di vista della filosofia del club bianconero (‹‹vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta››) la stagione può essere considerata deludente ma non un fiasco completo. Alla fine dei conti la qualificazione Champions è arrivata (seppur sul filo di lana e grazie ad un notevole contributo del Napoli) e la Juve ha comunque messo in bacheca Supercoppa e Coppa Italia, risultando l’unica società italiana (a parte l’Inter campione) ad aver aggiunto quest’anno dei titoli al proprio palmares. Tutto questo, senza dimenticare che Pirlo si è trovato volente o nolente a dover giocare gran parte della stagione appena conclusa senza l’MVP del passato torneo (Dybala).

Inoltre, dopo un anno vissuto così intensamente l’anno, con partite ogni tre giorni e problemi vari, l’esperienza di campo del tecnico non può che essere aumentata; d’altro canto il finale in crescendo potrebbe legittimamente considerato un indizio in vista della prossima stagione. Scaricarlo sostenendo che non sia un grande allenatore appare prematuro, dato che nessuno è in grado di prevedere come si evolverà la carriera da tecnico di Pirlo. A Roma, pur in circostanze diverse, venne fatto praticamente lo stesso con Luis Enrique.

Ammesso che si voglia nuovamente cambiare allenatore dopo soltanto una stagione in carica, per chi andrebbe fatto questo avvicendamento? I nomi dei possibili sostituti sono raggiungibili? E, nel caso, rappresenterebbero tutti un upgrade rispetto a un Pirlo con un anno in più di esperienza dell’ambiente e della squadra sulle spalle?

Infine, giova ricordare che alcuni giocatori si sono trovati bene con Pirlo (Cuadrado) o sono addirittura evoluti sul piano tecnico e tattico (Chiesa, Danilo) rispetto agli anni scorsi.

La squadra ha intrapreso la strada verso un tipo di calcio più europeo, contemporaneo, adattabile alle circostanze e agli avversari (vedi le costruzioni a tre o a quattro); ha tentato di giocare un calcio intenso e veloce, e quando questo gli è riuscito i risultati sono stati incoraggianti. Interrompere questa evoluzione, magari per tornare indietro, potrebbe ingenerare più confusione del provare ad evolversi ulteriormente.

Perché No
È vero che la stagione ha portato due trofei ma si tratta comunque di obiettivi secondari. Forse in pochi si aspettavano il decimo scudetto ma, con questa rosa a disposizione e questo monte ingaggi, era lecito attendersi una campagna comunque migliore, con una qualificazione alla prossima Champions archiviata prima dell’ultima curva.

A questo si deve poi aggiungere l’eliminazione nella massima competizione europea per club, subita a favore di un Porto tutt’altro che irresistibile – sia nel doppio confronto che nel resto della competizione.

Sul fatto che ci siano dei giocatori che hanno mostrato progressi sotto l’allenatore bresciano ci sono pochi dubbi ma è altrettanto evidente come molti altri (Kulusevski e Bentancur su tutti) non lo abbiano fatto o siano apparsi addirittura regrediti. Anche le letture dal campo e i cambi conseguenti sono apparsi spesso tardivi o errati.

Per quanto riguarda Dybala, è vero che è mancato ma quando lo ha avuto a disposizione Pirlo è sembrato comunque non sapere cosa farci, relegandolo ad un ruolo di comprimario e lontano dalle sue caratteristiche tecniche.

In generale, la squadra non è sembrata in grado di assimilare il verbo del suo tecnico, che ad un certo punto dell’annata è dovuto scendere a compromessi sostanziali con i principi di gioco mostrati inizialmente. La Juve ha dato l’idea di essere un cantiere perennemente aperto, senza un’identità precisa, mostrando lacune evidenti e mai risolte in determinate situazioni (transizioni difensive) e questi sono validi motivi per considerare la separazione.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com