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La nuova Inter da Conte a Inzaghi

Dopo l’addio di Antonio Conte, l’Inter ha dunque scelto Simone Inzaghi come nuovo allenatore. In questa pazza estate, che ha visto attuarsi un incredibile valzer dei tecnici (e il ritorno nella massima serie di Max Allegri, José Mourinho e Luciano Spalletti), anche i campioni in carica si sono trovati a dover cambiare guida tecnica, a seguito della decisione di Conte di lasciare un club che sarà probabilmente costretto a ridimensionare le spese.

Indipendentemente da quale sia stato il casting condotto a Beppe Marotta (non possiamo sapere se l’ex laziale ha rappresentato la primissima scelta per il dopo Conte) la decisione di affidare al più piccolo dei fratelli Inzaghi la prossima gestione tecnica nerazzurra rappresenta a prima vista un segnale di continuità, a partire dall’utilizzo dello stesso modulo di base (3-5-2).

In realtà, ad un’analisi più approfondita, i due 3-5-2 proposti dall’ex allenatore dell’Inter e dal 45enne piacentino presentano sì dei punti in comune ma anche notevoli differenze.

Per quanto concerne Conte, l’evoluzione tattica della sua Inter in questa stagione è stata già ampiamente documentata. L’ultima versione nerazzurra proposta dal 51enne allenatore leccese è stata quella di una squadra che tendeva a difendere più bassa, con una prima pressione arretrata (il PPDA finale è stato di 11.96, il tredicesimo della serie A) volta a favorire la creazione di spazi da attaccare alle spalle della linea difensiva avversaria. In questo senso non c’è stata grande differenza col dato registrato dagli uomini di Inzaghi (10.38).

Allo scopo di favorire il crearsi di queste situazioni, l’Inter cercava di costruire pazientemente da dietro, cercando di attirare il pressing avversario proprio per liberare zone di campo da attaccare poi in verticale.

Negli ultimi tempi poi, Conte ha accentuato una costruzione a quattro per andare successivamente a sviluppare 4-2-4 in fase di risalita, cercando di sfruttare soprattutto la coppia Barella – Hakimi che andava a crearsi sul lato destro del campo.

Ferma restando la ricerca della profondità il prima possibile e l’utilizzo di quelle combinazioni fra i due attaccanti centrali che caratterizzano il suo modello di gioco (e che Conte già utilizzava ai tempi di Arezzo e Bari) l’Inter 2020/21 veniva così a mostrare un interessante ibrido fra elementi propri del gioco di posizione (nella propria metà difensiva) e appunto queste giocate codificate in zone più avanzate di campo.

Riguardo invece Inzaghi, la sua Lazio cercava di costruire da dietro sfruttando l’uomo libero, che essenzialmente era il portiere Reina. Non a caso ad un certo punto Inzaghi jr. ha promosso lo spagnolo no.1 titolare, proprio per sfruttare le sue qualità col pallone fra i piedi.

Quando l’uscita bassa da dietro veniva efficacemente contrastata dalla pressione rivale, la Lazio cercava una risalita diretta che passasse proprio dalla linea di passaggio avente Reina come punto iniziale e, spesso, Milinkovic-Savic come quello d’arrivo. Non era infatti raro vedere il centrocampista serbo ricevere un lancio lungo da dietro con i compagni che andavano poi a cercare di catturare la seconda palla in zone più avanzate di campo.

Accanto a questa costruzione diretta c’era, come accennato poc’anzi, una costruzione più elaborata, che spesso vedeva Leiva abbassarsi fra accanto ad Acerbi con i braccetti che prendevano ampiezza.

In questo la costruzione non differiva molto dalla sopracitata costruzione a quattro proposta dall’Inter di Conte.

In generale comunque, pur avendo proposto nelle ultime stagioni una versione di se stessa più incline al palleggio (con sovraccarico del lato sinistro del campo), la Lazio del campionato appena finito è risultata essere una squadra più diretta dell’Inter, avendo registrato una media dei passaggi negli attacchi conclusi con una rete realizzata inferiore rispetto a quella dei nerazzurri.

Dal punto di vista offensivo quindi l’idea è che Inzaghi sia meno legato ad un tipo di approccio per così dire standardizzato e sia invece più incline ad adattare il possesso della squadra alle situazioni che di volta in volta si vengono a creare in funzione del momento, dando delle opzioni fra le quali i giocatori sono poi chiamati a scegliere.

Un accorgimento interessante, tenuto anche conto che nella stagione appena conclusa proprio la difesa sulla costruzione avversaria è stato uno dei talloni d’Achille della Juve di Andrea Pirlo.

Resta sottinteso come questi siano ragionamenti preliminari, che esulano da quello che potrà verificarsi in sede di campagna acquisti, momento che ovviamente rappresenterà un punto di svolta importante per valutare la competitività dell’organico che verrà affidato al neo tecnico interista.

In questo senso, una eventuale partenza di Hakimi (così come si vociferava di recente) potrebbe condizionare non poco il lavoro del nuovo allenatore nerazzurro, che si vedrebbe privato di un elemento importante per la risalita del campo e per la creazione di superiorità numerica nelle zone esterne di campo.

Per la Juve questo cambio sulla panchina dei campioni d’Italia può alla fine rappresentare uno stimolo in più. Infatti, sempre al netto di quello che sarà il mercato per bianconeri e nerazzurri, il passaggio da un tecnico di provate esperienza e capacità come Conte ad uno che dovrà dimostrare di sapersi confrontare al livello più alto del campionato può (sulla carta almeno) spostare l’ago della bilancia a favore della squadra di Max Allegri.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com