Analisi tattica

Coppa Italia, Finale: Juventus Milan 4-0


La Juventus gioca un’ottima partita contro un Milan che ha retto un tempo e poi è stato affossato da un avversario più forte e dagli errori dei singoli. Quarta coppa Italia consecutiva, sempre più nella storia


Dopo ormai avere messo in cassaforte lo scudetto con la vittoria contro il Bologna e il successivo pareggio del Napoli contro il Torino la Juventus in quel di Roma si gioca l’ultimo trofeo ancora disponibile di questa stagione: la Coppa Italia.  È la quarta finale consecutiva in quattro anni di gestione a firma Massimiliano Allegri e quindi per la quarta volta di fila i bianconeri hanno la possibilità di mettere il segno il “double”. Il tecnico toscano, che deve fare i conti con l’assenza di Chiellini, opta per l’ibrido 3-5-2/4-4-2 già visto contro il Bologna in cui sorprende  Mandžukić dal primo minuto in luogo di Gonzalo Higuaìn. Per il resto viene confermato Cuadrado terzino e ritorna al centro della difesa Benatia. La formazione recita: Buffon; Cuadrado, Benatia, Barzagli, Asamoah; Khedira, Pjanić, Matuidi, Douglas Costa; Dybala, Mandžukić.

Gattuso, dal canto suo, deve fare i conti con l’assenza di Biglia come perno del centrocampo e punta su Locatelli dal primo minuto. Il ballotaggio come terminale offensivo se lo aggiudica Cutrone battendo la concorrenza di Andrè Silva e Kalinić. La porta di Donnarumma è difesa da Calabria, capitan Bonucci, Romagnoli e Rodriguez; Kessié e Bonaventura fanno compagnia a Locatelli in mediana mentre il tridente offensivo prevede insieme a Cutrone Suso a destra e Çalhanoğlu a sinistra.

Fin dai primi minuti sono ravvisabili degli aspetti della strategia bianconera che caratterizzeranno l’intera partita: un pressing molto alto e armonico che vede Mandžukić, profilo ottimale per questo tipo di strategia, e Dybala disturbare costantemente i possessori del pallone con Pjanić a uomo su Locatelli e gli esterni alti sui terzini. Matuidi spesso invece rimane basso su Kessié per reggere il duello aereo.

Mandzukic e Dybala marcano i centrali difensivi; Pjanic sta su Locatelli mentre Costa chiude Calabria sull’esterno. Donnarumma può solo lanciare lungo

Così facendo i bianconeri mettono  in enorme difficoltà la circolazione bassa avversaria e spesso viene chiamato in causa Donnarumma che tutto sommato riesce a districarsi discretamente coi piedi. I risultati di tale strategia però son evidenti e consistono in un’interruzione sistematica dell’impostazione bassa rossonera e in un recupero molto spesso alto del pallone.  L’unica controindicazione, verificatasi in poche circostanze per la verità, si ha in caso di duello aereo e conseguente seconda palla vinti dal Milan poiché in tale situazione lo squadra rimane scoperta e attaccabile come in questa circostanza in cui Cutrone sbaglia lo stop.  È in questi casi infatti che Suso, Çalhanoğlu e Bonaventura stringono verso il centro per raccogliere la seconda palla e eventualmente poi attaccare l’area o tentare il tiro. In fase di difesa posizionale la Juventus si schiera col consueto 4-4-2 con Costa a sinistra che si abbassa sulla linea dei centrocampisti e Khedira che scala come esterno destro.  I problemi bianconeri in non possesso derivano solamente da un paio di letture sbagliate, ma giustificabili, di Cuadrado e in un paio di circostanze in cui la copertura dell’ampiezza non è stata perfetta per via di un Khedira non correttamente posizionato. È invece ottimo il lavoro della catena di sinistra con Douglas Costa ben coperto da Matuidi e da Asamoah. In fase di possesso palla invece vanno registrati i tratti migliori che hanno come fonte principale Cuadrado terzino destro. La Juventus in fase di possesso si schiera con la difesa a 3, già vista col Bologna seppur con Benatia al posto di Rugani. Sostanzialmente Asamoah rimane bloccato e non accompagna l’azione mentre Cuadrado alza la sua posizione sulla linea dei centrocampisti.

Ben visibile la cerniera a tre di difesa con Benatia centrale e Asamoah terzo di sinistra. Cuadrado ha tutta la fascia per sè e la percorre senza sosta per 90 minuti. Dybala, con Cuadrado che offre un’uscita a destra, può giocare più centrale.

Lo schieramento  con tre difensori garantisce innanzitutto, complice un pressing rossonero pressoché assente, una circolazione pulita e sicura del pallone mentre Cuadrado grazie alle sue doti in dribbling e in palleggio fornisce un’alternativa molto valida in uscita. Inoltre la sua grande capacità di corsa dà con continuità una soluzione in ampiezza permettendo a Dybala di giocare più centrale da seconda punta senza costringerlo ad allargarsi troppo. Cuadrado terzino si dimostra, quantomeno in queste fasi sperimentali, una soluzione significativa per alcuni problemi strutturali della Juve di quest’anno tra cui la fatica nella costruzione della manovra e l’equivoco Dybala nel 4-3-3.  I problemi in questo match relativi al fase di possesso sono invece legati a un Pjanić decisamente lento nel verticalizzare che molto spesso ha rallentato la manovra facendo troppi tocchi e giocando sovente sul corto (qui osservare Allegri). La giocata in verticale sul lungo è uno degli aspetti in cui il bosniaco difetta ancora per poter essere davvero il faro della Juve come centrocampista centrale. Nonostante la prestazione non eccelsa del numero 5 bianconero la Juventus raggiunge tutto sommato agevolmente la trequarti avversaria ma negli ultimi 25 metri fatica a rendersi particolarmente pericolosa sia per imprecisione sia per un ottimo lavoro milanista di copertura sulle fasce con raddoppi puntuali.  Il Milan dal canto suo in fase di non possesso cerca di non scoprirsi troppo per non prestare il fianco alle ripartenze bianconere mentre presenta ancora i problemi di lettura delle ricezioni ai fianchi di Locatelli (come lo erano state ai fianchi di Biglia in campionato). In fase offensiva cerca ovviamente di attaccare sulle fasce con continui cambi di posizione nel triangolo terzino-mezz’ala-esterno alto. L’obiettivo è quello di liberare e arrivare all’1vs1 con i giocatori più tecnici e pericolosi ossia Suso e Çalhanoğlu che infatti si rendono pericolosi con due tiri dalla distanza.

In questo contesto tattico la partita scorre equilibrata e tutto sommato vivace seppure il primo tempo non brulichi di occasioni (un paio per parte) e si chiuda sullo 0-0. La Juventus però mostra una condizione psico-fisica sicuramente migliore rispetto alle ultime uscite con Napoli, Inter e Bologna.

Nei primi 10 minuti del secondo tempo, che vede gli stessi ventidue giocatori in campo, la Juventus si rende pericolosa con Dybala in un paio di circostanze dalla distanza ed è poco dopo il decimo minuto che i bianconeri si portano in vantaggio con un imperioso stacco di testa di Benatia su calcio d’angolo.

Nei 5 minuti successivi il Milan cerca di reagire immediatamente ma tra il minuto 59 e il 60 prima Dybala con una grande azione personale si procura lo spazio per la gran botta dai 35 metri e poi sul prosieguo del conseguente calcio d’angolo Costa va al tiro su cui Donnnarumma è assolutamente rivedibile. Il 2-0 è un risultato che garantisce un buon margine di tranquillità e che costituisce il premio per una Juventus che, una volta conseguito il vantaggio, continua a spingere, sempre con sapienza e intelligenza, piuttosto che chiudersi e gestire passivamente fino al termine del match. Tre minuti dopo Donnarumma è autore di un errore abbastanza clamoroso che consente a Benatia di segnare da calcio d’angolo il terzo nonché realizzare la doppietta personale. Gli ultimi 25 minuti sono accademia in cui trovano spazio Bernardeschi per Costa, Marchisio per Pjanić, Higuaín per Dybala e un autogol di Kalinić, subentrato a Cutrone. Il 4-0 chiude un match vinto dalla squadra più forte e più abituata a giocare per vincere.

La Juventus conquista la sua quarta coppa Italia consecutiva, e quindi anche il quarto double (per lo scudetto è solo formalità). È un risultato che rimarrà nella storia e che è la testimonianza di una squadra, di un allenatore e di una società eccezionali ogni anno nel trovare motivazioni, voglia di vincere e maturità nei momenti importanti della stagione. Un ciclo così vincente difficilmente ricapiterà nella storia del calcio italiano e tutti i tifosi juventini devono essere orgogliosi di quanto sta facendo questa squadra e società. Questa squadra, checché se ne dica, ci sta facendo divertire moltissimo.

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.