Analisi tattica

4a Serie A: Juventus-Sassuolo 2-1

6 min lettura

Per quanto ci si sforzasse di azzeccare la formazione con un occhio alla Champions, tutte le attenzioni dei tifosi si sono concentrate sul pre-partita all’annuncio dell’undici titolare. In effetti, Allegri si presenta al banco di prova post-sosta con: Szczęsny; De Sciglio, Benatia, Bonucci, Alex Sandro; Khedira, Emre Can, Matuidi; Dybala, Mandžukić, Ronaldo. Un centrocampo così muscolare e al tempo stesso la rinuncia alle geometrie di Bentancur, ponevano qualche interrogativo sulla posizione e i compiti di Dybala, oltre che sulla regia nelle fasi di possesso. Tuttavia, l’infortunio patito da De Sciglio nei momenti immediatamente precedenti all’incontro ha portato in dote un 4-3-3 più lineare, dove per un esterno che svuota la fascia (Dybala) c’è un terzino propositivo a prendere quello spazio (Cancelo).

De Zerbi, spauracchio di molti juventini dopo aver fatto veder loro i sorci verdi con il Benevento, si presenta alla Stadium con un 4-3-3 d’ordinanza, meno versatile e frizzante del 3-4-2-1 cui aveva fatto ricorso nelle ultime due uscite. La formazione recita: Consigli; Lirola, Marlon, Ferrari, Rogerio; Duncan, Locatelli, Bourabia; Berardi, Boateng, Ðuričić. La rinuncia ad una difesa a tre si spiega con la scelta di non sovraccaricare la fase di costruzione di uomini, contando forse sulla scarsa pressione da parte degli avanti bianconeri. De Zerbi, coerentemente con un profilo di allenatore proattivo ma anche sensibile all’avversario, ha di fatto voluto togliere un uomo dalla difesa per aggiungerlo a centrocampo, dove altrimenti avrebbe rischiato di alzare bandiera bianca da subito.

Tuttavia, Allegri confonde le acque, con due accorgimenti per niente scontati né alla vigilia, né all’annuncio della formazione. Il primo, è la grande pressione offensiva: profonda, orientata all’uomo, e soprattutto costante lungo la prima mezz’ora di gioco. Ad iniziare il pressing, inusitatamente, è il passaggio tra centrali o verso Consigli.

 

Il Sassuolo riesce a cambiare gioco sulla propria sinistra per respirare. La Juventus si muove in blocco e poi ogni giocatore si sistema su un uomo.

La squadra di Allegri chiuderà il primo tempo con un baricentro medio di 56,35 metri, un dato molto alto. Vale la pena calcare la mano su questo dato, perché la Juventus si è dimostrata anche incredibilmente corta verticalmente, accorciando il campo al Sassuolo e togliendo una possibile valvola di sfogo nei lanci lunghi. Il dato parla di 24 metri nel primo tempo, un dato estremamente positivo e difficile da raggiungere soprattutto in ragione del blocco alto con la difesa che ha svolto un lavoro magistrale nell’assecondare le tendenze di centrocampo e attacco ad aggredire la costruzione neroverde.

La circolazione del Sassuolo d’altronde non ha saputo rispondere alla pressione, e si è anzi rivelata particolarmente sensibile ai duelli individuali. Accorciando il campo, i giocatori bianconeri erano sempre in raddoppio: se uno seguiva il portatore, un altro prendeva il secondo uomo in verticale e un terzo si avventava sulla linea di passaggio. Si sparpagliava così sul campo una grande serie di 3vs2 e il Sassuolo si è improvvisamente ritrovato con le opzioni di uscita ridotte, perdendo di conseguenza diversi palloni sanguinosi nel primo tempo.

Khedira e Can hanno portato a casa 5 recuperi a testa, ancora meglio Cancelo con 6 e Benatia con 7. In particolare, le due mezz’ali si sono trovate perfettamente a proprio agio con una difesa così proattiva, e non hanno lesinato corse generose anche verso gli out. Lo scaglionamento ideale nei mezzi spazi, a cominciare dalle posizioni Dybala e Ronaldo, ha permesso un appoggio sicuro nelle situazioni di palla contesa, riconsegnando alla Juventus un’arma offensiva importantissima e troppo spesso accantonata l’anno scorso.

Altra situazione. Su rinvio da fondo, oguno dei tre avanti bianconeri controlla due giocatori. Dybala i due mediani, molto bassi, Ronaldo e Mandžukić  marcano il centrale e controllano la linea di passaggio verso il terzino. Poiché Consigli non voleva forzare il rinvio, questo atteggiamento ha costretto il portiere neroverde a passare all’interno dell’area di rigore, obbligando l’arbitro a fargli ripetere la battuta. La meccanicità dell’uscita palla del Sassuolo gli si è ritorta contro.

Il secondo accorgimento, meno appariscente ma certamente altrettanto cruciale, è stata la grande flessibilità dei tre attaccanti nell’occupare le posizioni. Dando per pacifica la scarsa appartenenza di Dybala in un 4-3-3 classico (a meno di fargli fare la punta), Allegri ha chiesto rotazioni radicali ai suoi: così, in un primo momento si poteva quasi disegnare un 4-3-1-2 con l’argentino dietro agli altri due. Ma durante il primo tempo si sono visti anche Dybala da attaccante e persino Cristiano a destra.

Qui le posizioni medie dei bianconeri, in possesso palla.

 

Qui invece è Dybala a fare la punta, con il croato dirottato sulla destra

 

In questo contesto per il Sassuolo è stato veramente difficile proporre il proprio gioco. I giocatori di De Zerbi sono stati surclassati dal punto di vista fisico e anche da quello tattico, due circostanze che magari l’allenatore bresciano sperava di sfruttare di più. Una volta compreso il nuovo spartito, il Sassuolo si è adeguato mettendo in atto a sua volta una contro-pressione molto aggressiva, che è poi la ragione dei molti cartellini gialli sventolati da Chiffi nella prima frazione (tre per il Sassuolo, uno per la Juventus). La squadra di De Zerbi dal canto suo ha saputo alternare sistemi difensivi basati sul 4-5-1, ma anche attuare un buono scivolamento per passare al 4-4-2 (in questo caso era Ðuričić ad affiancare Boateng).

La linea a 5 abbastanza netta del Sassuolo

 

Il ghanese è stato forse il migliore in campo dei suoi, o quanto meno l’unico con la verve necessaria per provare a piegare i binari su cui si era messa la partita. In effetti Boateng è stato a lungo il solo riferimento offensivo del Sassuolo, cercato con insistenza sia dalla difesa, che attraverso passaggi diagonali dagli out (il centrocampo è stato a lungo zona off limits per i neroverdi, a causa anche dell’incredibile leggerezza degli interpreti, Locatelli in primis). Tuttavia, il grande isolamento del numero 27 ha facilitato le uscite di Benatia e le coperture di Can, che hanno in effetti limitato molto il gioco a venire incontro della punta. 

Pur palesando qualche esitazione di troppo in fase di rifinitura, la Juventus non ha mai dato l’impressione di poter andare sotto. Semmai, l’unica tribolazione difensiva è stata un’eccessiva leggerezza sui piazzati, la sola arma con cui il Sassuolo ha potuto impensierire la Juventus. La fiducia nel sistema era tale da non alterarne i connotati nemmeno nel secondo tempo, iniziato esattamente come il primo.

La partita si è inevitabilmente aperta dopo il primo gol di Ronaldo, e paradossalmente ha avuto il merito di renderla ancora più facile per la Juventus. Ricominciando a giocare a calcio e risalendo il campo sugli esterni, il Sassuolo si è allungato a dismisura, preparando il terreno per transizioni positive ad alto coefficiente di pericolosità. In questo senso va vista la mossa, perfetta ancorché telefonata, di inserire Douglas Costa per uno spento Mandžukić. Il brasiliano ha avuto il grande merito da dare il La alla ripartenza che ha prodotto il secondo gol, e con le sue accelerazioni ha saputo mantenere il Sassuolo diviso in due tronconi.

Se devo cercare una nota stonata, questa va trovata nel gol subito. Quello di Babacar è sinistramente simile a quelli presi contro il Chievo e contro il Parma, quando un cross senza opposizione ha mostrato i difetti in marcatura stretta di Bonucci. Bisognerà lavorare sulla protezione dell’area di rigore, ma anche sui movimenti collettivi in caso di palla scoperta vicino all’out, perché a scappare ben oltre la linea dell’area piccola si rischia molto.

Menzione particolare per João Cancelo, MVP della giornata ed autore di alcune giocate tanto efficaci quanto in grado di scaldare i cuori del pubblico. Il portoghese sta prendendo per mano sia l’uscita del pallone dalla difesa (almeno nel corto) che la fascia destra, e lo sta facendo con una rapidità e una qualità tali da farci dire “João, dove sei stato fino ad ora?”. Adesso, come promesso, carrellata. 

 

Magic trick #1

Magic trick #2

Magic trick #3

Easter egg: el Lolo Bentancur; è lui ad iniziare il contropiede che porterà al rigore reclamato da Ronaldo. La finta di corpo, nel traffico, è un cioccolatino che solamente giocatori compassati in genere si concedono. 

 

In definitiva, Allegri ha giocato la partita che aveva preparato, costringendo un comunque preparatissimo De Zerbi non solo a subire il piano gara della Juventus, ma anche a modificare il proprio in corsa, senza esito. Le consegne tattiche date alla squadra, talmente diverse da quelle interpretate nelle ultime uscite, hanno provocato anche i complimenti dell’allenatore bresciano, che ha ammesso come l’umiltà tattica e la capacità di adattarsi all’avversario siano qualità enormi delle Juventus di Allegri. È chiaro che la diversa cifra tecnica ha fatto la differenza, ma non bisogna dimenticare che la mediana bianconera era priva di Miralem Pjanić, ovverosia del centrocampista con più qualità: il centrocampo che ha fatto alzare il sopracciglio a molti va interpretato alla luce del piano gara messo in atto, e cioè di una partita di grande pressing ed intensità. Non erano lì per palleggiare a uno o due tocchi, e tutti hanno assolto in maniera preziosa il compito assegnato loro.

Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.