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Prossimi avversari – Il Sassuolo di De Zerbi

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Il Sassuolo è una delle piacevoli “sorprese” di questo inizio campionato, e per quanto si potesse immaginare che i “neroverdi” avrebbero vissuto un’annata felice, un avvio così positivo, con sette punti ottenuti nelle prime tre gare, era difficilmente pronosticabile.

La rapida ascesa Di Zerbi è dovuta ad un forte credo calcistico ispirato al gioco di posizione, identificabile in tutte le squadre da lui allenate. D’altronde, lui stesso si ritiene un discepolo di Pep Guardiola (dal quale ha studiato, andando a seguire i suoi allenamenti sia a Barcellona, che a Monaco di Baviera, come se fossero lezioni universitarie), l’allenatore più vincente dell’ultimo decennio, un rivoluzionario del calcio moderno. Nel suo piccolo, anche De Zerbi ha guidato una mini-rivoluzione, in quel di Foggia, e nella sua sfortunata esperienza a Benevento. In entrambe le esperienze l’attuale allenatore del Sassuolo ha mostrato forti ideali calcistici, che, benché i risultati non siano sempre stati dalla sua, sono rimasti immutati e hanno aiutato in parte a sfatare alcuni miti. I successi a Foggia, in particolare, hanno dato ulteriore riprova della compatibilità del gioco di posizione indipendentemente dal materiale tecnico a disposizione. Anche a Benevento, pur in assenza di dogmi o automatismi, si è potuta creare una comfort zone per i calciatori, innalzando il livello tecnico generale della squadra, seppur nei limiti del possibile.

Il Sassuolo di De Zerbi

Arrivato quest’estate alla corte del Sassuolo, già dopo sole tre gare, l’hype intorno alla squadra modenese è alle stelle. Seppur con comprensibili margini di miglioramento, considerata la precocità dell’esperienza di De Zerbi a Reggio-Emilia, la velocità con cui il collettivo e specialmente i singoli hanno assimilato i concetti del calcio di posizione è sorprendente. Merito anche di una campagna acquisti notevole da parte della società, che ha portato alla corte di De Zerbi giocatori di alto livello che rispecchiano le sue idee di calcio; tra questi, alcuni hanno già avuto esperienze calcistiche sotto la guida di allenatori dai princìpi simili, come Boateng e Lemos al Las Palmas di Quique Setién.

Dopo un uso del 4-3-3 nelle prime uscite stagionali, nelle ultime due gare De Zerbi ha virato su un 3-4-2-1, forse in parte costretto da alcuni infortuni; tuttavia, tenendo sempre a mente la flessibilità che ha contraddistinto la breve carriera dell’allenatore bresciano finora, non è sorprendente vederlo variare modulo in base all’avversario (pur rimanendo sempre fedele ai suoi princìpi).

Il passaggio da una linea a quattro, o a due, che dir si voglia, ad una a tre può essere attibuito allo schieramento avversario in fase di non possesso. L’Inter è stata disposta in un 4-4-1-1 in cui gli attaccanti erano schierati in diagonale, e la seconda punta, Lautaro, ha avuto principalmente il compito di schermare le ricezioni del metodista, mentre Icardi pressava i centrali ed il portiere. Pertanto il Sassuolo ha potuto costruire in un 3v1/3v2 senza avere giocatori ridondanti sotto la linea della palla. Invece contro Cagliari e Genoa, disposti rispettivamente in un 4-rombo-2 e 5-2-3 con le prime linee strette e disposte in orizzontale, è stato necessario un uomo in più in costruzione per poter manipolare le uscite e poter salire in modo pulito. La prima linea del Cagliari era formata dai due attaccanti e il trequartista , equidistante da entrambi i mediani del Sassuolo, così da poter pressare immediatamente ai propri fianchi qualora i centrali fossero riusciti a rompere la linea di Pavoletti e Sau con un passaggio. A causa della difficoltà strutturale del rombo nel coprire l’ampiezza, il Sassuolo è riuscito a superare la prima linea piuttosto agilmente, passando direttamente per le fasce o servendo Berardi nell’half-space in seguito all’uscita del terzino e della mezzala avversaria sul proprio riferimento. Frequenti sono stati anche i cambi gioco sul lato debole, per sfruttare il difetto strutturale sopramenzionato. Contro il Genoa, anche dovuto alla parità numerica in costruzione (3v3), è stato necessario ricorrere a smarcamenti individuali e rotazioni per manipolare il forte orientamento sull’uomo della compagine di Ballardini, il quale ha affrontato il Sassuolo basando il suo piano gara sugli 1v1 lungo il campo.

L’idea di calcio di De Zerbi si basa sul controllo del pallone attraverso quello degli spazi, per creare i necessari triangoli propiziatori ad un’uscita del pallone pulita (parola ripetuta spesso dall’allenatore ex Benevento). La costruzione dal basso è una fase di gioco fondamentale per una serie di motivi propedeutici all’obiettivo chiave del gioco di posizione: la creazione di una superiorità, idealmente posizionale, ma che può essere anche di tipo numerica, dinamica o qualitativa. Inoltre, un’ottimale occupazione degli spazi e conseguente risalita del campo in blocco lungo le numerose ragnatele tessute consente di mantenere un equilibrio tra le due fasi. Il posizionamento e le distanze reciproche tra i giocatori creano triangoli che permettono di disporre di connessioni alle quali affidarsi per mantenere il possesso sotto pressione e in spazi angusti; in caso di perdita della palla, la densità di uomini intorno al pallone garantisce una compattezza locale e riaggressione immediatata.

La prima fase ha lo scopo di attirare il pressing avversario per aprire spazi all’interno del blocco difensivo e risalire il campo tramite i triangoli di costruzione. La circolazione palla è dunque lenta e principalmente sul corto, con un alternanza di passaggi orizzontali tra i centrali di difesa e retropassaggi verso il portiere per invitare l’uscita di un giocatore dalla prima linea, e passaggi verticali al metodista. Quest’ultimo rimane davanti ai centrali, in modo tale da creare un triangolo di costruzione in un 2-1 e regalare un connettore per arrivare al centrale opposto quando la squadra viene pressata, utilizzando il concetto del terzo uomo. Come qualsiasi squadra che pratica un gioco di posizione, il fine è di servire il giocatore più distante, solitamente l’attaccante, il quale, trovandosi spalle alla porta al momento della ricezione ha bisogno di un supporto da parte di un giocatore con un campo visivo migliore, e possibilmente, un vantaggio dinamico rispetto all’attaccante stesso e al marcatore.  Si tratta di un altro tipo di combinazione per trovare il terzo uomo, questa volta già in movimento rispetto all’esempio precedente (la ricerca del terzo uomo mediante un passaggio a muro) e perciò in possesso di una superiorità dinamica.

La ricerca del terzo uomo da parte del Sassuolo

 

Situazioni simili sono tipiche con Boateng, sempre abile nello smarcarsi per trovare zolle di ricezione ideali e giocare ad un tocco (o tacco, ormai una sua giocata standard in questo inizio di campionato) per mettere in movimento o servire un compagno in profondità. Nel 4-3-3 i movimenti in profondità vengono eseguiti principalmente dalle mezzali, alle quali è richiesto un attacco all’area di rigore quasi constante, mentre nel 3-4-2-1 il compito di garantire profondità spetta ai trequartisti ed ai terzini, con le mezzali che si occupano della gestione del pallone e sono meno inclini ad inserimenti senza palla.

Se pressato in zone basse di campo, il Sassuolo non disdegna l’uso del portiere, il quale aggiunge un ulteriore uomo alla costruzione, creando superiorità numerica e variando sia giocate sul corto, che sul lungo alle spalle del centrocampo avversario. Una strategia adoperata contro l’Inter quando l’uscita palla a terra era impossibilitata è stato proprio il lancio lungo per il terzino alto tra le linee, facilitato dalla posizione mediamente bassa della linea difensiva rispetto al resto della squadra.

Un concetto di cui De Zerbi si è avvalso nelle precedenti esperienze è la cosiddetta “Salida Lavolpiana”, che consiste nell’abbassamento del mediano tra i due centrali per creare superiorità numerica; però questo trend tattico non è ancora stato utilizzato al Sassuolo.

La propria zona può essere abbandonata solo per smarcarsi o portare un marcatore fuori posizione, aprendo di conseguenza uno spazio per un compagno, che deve essere occupato immediatamente dal giocatore più vicino, in modo che la struttura posizionale non si disconnetta. Un metodo di smarcamento tipico sono rotazioni tra le catene laterali volte a creare indecisioni nella retroguardia avversaria e creare una situazione di uomo libero. A queste rotazioni può aggiungersi anche la punta.

Boateng si allarga e porta fuori posizione il centrale esterno; Berardi effettua il movimento opposto a riempire lo spazio creato

Un’altra costante è il sovraccarico di un lato per isolare un esterno o un terzino sul lato debole, ed è importante notare come solitamente nel 4-3-3 il terzino occupi l’half-space mentre l’ala dà ampiezza, pestando la linea laterale e aspettando il cambio gioco per affrontare il terzino avversario in isolamento. Per far ciò è necessario un mediano abile nel gioco lungo come Magnanelli, per poter adottare un approccio diretto con lanci in diagonale verso l’esterno anche da situazioni statiche. A patto che i movimenti vengano bilanciati, gli esterni godono di una discreta libertà nei movimenti, per cui è comune vedere interscambi base, come l’ala che entra dentro il campo mentre il terzino si sovrappone, oppure degli automatismi più articolati, come l’esterno che viene incontro portando fuori posizione il terzino avversario, e la mezzala che attacca lo spazio alle sue spalle.

In fase di non possesso i capisaldi sono il pressing alto ed il recupero immediato del pallone dopo averlo perso mediante il gegenpressing. Nel primo caso la difesa è di reparto ed il riferimento principale sul pallone, anche se sul lato-palla, , i giocatori prendono in consegna l’uomo per ridurre il tempo in possesso avversario e le opzioni di passaggio; per conservare la superiorità numerica in zone arretrate il lato debole viene lasciato scoperto e per far sì che la superiorità numerica e posizionale non venga sfruttata, il lato-palla viene fortemente congestionato, rendendo arduo un cambio campo. Il possesso viene invogliato verso la linea laterale, “il miglior difensore al mondo”, per ridurre lo spazio, l’angolo di passaggio a disposizione e di conseguenza anche le opzioni.

Il pressing del Sassuolo contro il Genoa

Durante il contro pressing i riferimenti sono invece sull’uomo, con i giocatori più vicini alla palla al momento della perdita del possesso che attaccano immediatamente il portatore, al fine di rallentare la transizione negativa e forzare il lancio lungo, con l’aiuto di marcature a uomo intorno alla zona in questione.

De Zerbi è un allenatore flessibile, in grado di adattarsi al contesto ed al livello degli avversari; quindi, oltre a modificare la struttura di pressione in base allo schieramento avversario, per facilitare le uscite e ridurre le distanze da percorrere, contro squadre di un livello superiore, difficilmente cerca un recupero alto, se non in determinati frangenti della gara, prediligendo un approccio più prudente.

La difesa posizionale ha un baricentro medio-basso, volto a negare l’accesso per il centro e dirottare la circolazione avversaria verso le fasce, dalle quali è più semplice recuperare il possesso con l’aiuto della linea laterale. Per di più, tramite un’adeguata copertura delle linee diagonali o degli uomini all’interno del blocco difensivo si può forzare un passaggio verticale lungo la fascia esterna, tendenzialmente a bassa percentuale di pericolosità. Qui si attivano i ” pressing triggers”, ovvero quando la squadra deve transitare dalla difesa posizionale al pressing. Come spiegato in precedenza la linea laterale è un riferimento strategicamente vantaggioso a causa della visione del campo limitata del portatore di palla e tutto ciò che ne consegue. Altri triggers sono i retropassaggi e l’oltrepassamento di una linea immaginaria.

In alcuni casi, le squadre di De Zerbi possono addirittura lasciare linee di passaggio scoperte per scelta, decidendo dove l’avversario può entrare nel blocco difensivo per effettuare una “trappola di pressing” e collassare sul giocatore in possesso all’interno dello schieramento da tutti i lati.

Giocatori chiave

Non si può non partire da Kevin-Prince Boateng. Il ghanese è uno dei punti fermi del Sassuolo ed è unico per caratteristiche e interpretazione dei vari ruoli all’interno della rosa. Fin’ora è stato impiegato da “falso nueve” nel 4-3-3 e 3-4-2-1 e trequartista sinistro sempre nel 3-4-2-1. Dopo due anni all’estero, sotto la guida di due allenatori diametralmente opposti come Niko Kovac e Quique Setién, “il Boa” è tornato in Italia con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e una comprensione del gioco e delle singole situazioni di alto livello. Le prime uscite con il Sassuolo ne sono la riprova.

Boateng ha mostrato una grandi abilità spalle alla porta, aiutato dal fisico e da una tecnica sopraffina che gli permettono di proteggere e controllare anche i palloni più difficili, aspettando che la squadra si disponga in funzione della palla o che i compagni si rendano disponibili per passaggi e progredire la manovra. Alternando sponde e tocchi di prima in profondità a protezione del pallone per temporeggiare, Boateng ha funto da raccordo tra centrocampo e attacco, svolgendo il ruolo con grande intelligenza, dimostrando di saper quando rallentare il gioco o accelerarlo, occupare uno spazio o tenere la posizione e muoversi per creare spazi per i compagni. Anche in fase di non possesso ha mostrato conoscenze su come effettuare un pressing efficace, guardandosi intorno costantemente per dare istruzioni ai compagni e tenere d’occhio possibili smarcamenti. Inoltre ha coperto molto bene le linee di passaggio e recuperato distanze notevoli tramite la sua esuberanza fisica e atletica.

Un altro giocatore importante è Magnani. Il 22enne reduce da una buona stagione in Serie B si è velocemente adattato ai requisiti della Serie A e del suo allenatore, sfoggiando ottime gare in tutte le partite disputate finora. Le qualità tecniche sia sul lungo che sul corto, sia su passaggi rasoterra che su lanci alti, sono fondamentali nella prima costruzione per rompere il pressing avversario dopo averlo provocato. L’orientamento del corpo è sempre ottimale per ricevere nel migliore dei modi e successivamente manipolare l’avversario uscito in pressing con un tocco a guadagnare velocità e superarlo, per aprire una linea di passaggio verso l’uomo più distante. La ricerca dei giocatori nelle condizioni migliori di ricevere sia per il singolo che per il collettivo per vie verticale è costante.

Difensivamente si sta rivelando una garanzia: abile nel gioco aereo e nella copertura del primo palo e del centro area, è difficile sorprenderlo sia sui cross alti che su quelli bassi.

I punti deboli del Sassuolo

Nonostante la squadra di De Zerbi abbia raggiunto un buon livello di prestazioni, riuscendo ad assimilare e riprodurre in campo i concetti principali, non è ancora esente da errori. Questi punti deboli sono dovuti sia a difficoltà strutturali che a letture sbagliate causate dall’orientamento sulla palla.

Spesso durante il pressing e gegenpressing manca compattezza verticale, a causa della posizione troppo bassa della linea difensiva rispetto al resto della squadra, il che facilita l’uscita dal pressing avversario che può lanciare lungo, scavalcando direttamente le prime due linee, ed attaccare la seconda palla. Nel secondo caso a causa del forte orientamento sull’uomo tutti i giocatori vicini al portatore di palla scalano in avanti sull’uomo, scoprendo lo spazio davanti alla linea di difesa, che, già bassa di per sé, può essere puntata qualora l’avversario riuscisse a superare la prima linea di pressione, creando situazioni scomode in transizione negativa. Inoltre, durante l’attacco posizionale, quando in difficoltà nel superare le prime linee avversarie, al Sassuolo manca ancora la pazienza per trovare soluzioni più costruttive, affidandosi al lancio lungo, che impedisce alla squadra di disporsi correttamente e di conseguenza rende il gegenpressing meno organizzato.

Durante le fasi di difesa posizionale le letture della linea difensiva non sono sempre irreprensibili, e a causa di un forte orientamento sulla palla, spesso permette agli  avversari di imbucarsi tra i due centrali.

Kouamé riceve un filtrante tra i due centrali neroverdi
Come può mettere in difficoltà la Juventus

Nonostante le prime tre gare di campionato abbiano portato 9 punti, ovvero la cosa più importante, specialmente in questo periodo di stagione in cui la condizione fisica non è ottimale, le prestazioni della Juventus non sono state molto convincenti, e sono stati messi a nudo diversi problemi strutturali di cui il Sassuolo potrebbe usufruire. Uno dei problemi delle Juventus recenti, se non in casi particolari, come singole partite ad eliminazione diretta o doppie sfide in Champions League, è stato il pressing, che ha rappresentato una componente da utilizzare solo in particolari momenti della gara; nei pochi momenti di pressione a gara, si è palesata l’istintività con cui viene portato avanti ed un’imprecisione nel tempismo delle uscite e gli angoli di pressione. Anche a causa di un assortimento a centrocampo non ideale per caratteristiche dei giocatori, sia nel centrocampo a 3 con Matuidi, Pjanić e Khedira, che nel centrocampo a 2 formato dal bosniaco ed il tedesco, i bianconeri hanno avuto problemi di compattezza verticale. Oltre a non avere copertura davanti alla difesa, o nei casi in cui la si aveva, le distanze da coprire erano troppo ampie, i reparti erano spesso slegati e gli avversari potevano banchettare tra le linee e puntare la linea difensiva in superiorità posizionale. Anche in fasi di difesa posizionale, uscite superflue dei centrocampisti hanno aperto linee di passaggio verso giocatori tra le linee.

Sergej riceve alle spalle del centrocampo bianconera e la Lazio può puntare la retroguardia bianconera in un 3v3

Qualora la Juventus dovesse pressare il Sassuolo, i neroverdi potrebbero sfruttare la disorganizzazione dei padroni di casa per rompere il pressing e servire Boateng e Berardi tra le linee. Inoltre, a causa dell’orientamento sulla zona da parte della difesa posizionale bianconera (seppur con aggiustamenti sull’uomo), il Sassuolo potrebbe sfruttare il difetto strutturale della zona per attaccare il lato debole in isolamento.

Il Sassuolo attacca il lato opposto dopo aver sovraccaricato il lato forte
Cosa potrebbe fare Allegri

Posto che la Juvenus ha dimostrato di saper sempre piegare l’inerzia della partita a proprio favore in Serie A, nonostante le difficoltà e puramente grazie ad una superiorità individuale considerevole, se la Juventus saprà sfruttare quelle che sono le difficoltà del Sassuolo e rimanere equilibrata tra le due fasi non dovrebbe aver problemi nel raggiungere la vittoria.

Contro una squadra che difende di reparto potrebbe essere consigliabile schierare Douglas Costa sull’esterno per poter sfruttare quei lanci in diagonale verso l’ala brasiliana visti nella partita d’esordio contro il Chievo. Un’altra difficoltà della Juventus nelle prime uscite stagionali è stata appunto la piattezza del centrocampo ed un numero ridondante di giocatori nella prima costruzione, che svuotavano lo spazio fondamentale tra le linee. Inoltre, a causa di distanze così elevate tra le prime linee e la linea degli attaccanti, i lanci lunghi verso Mandžukić, il quale oramai effettua solo sponde di prima, si sono rivelati poco producenti anche a causa dell’assenza di una struttura per attaccare le seconde palle e delle posizoni basse di partenza dei centrocampisti. Un’ala che attacchi lo spazio alle spalle della retroguardia avversaria potrebbe essere utile per dare un’ulteriore opzione in profondità oltre ai movimenti di Ronaldo ed eliminare quella prevedibilità generata da troppi giocatori che prediligono ricevere sulla figura. Inoltre, se il Sassuolo dovesse usare una linea a 4, qualora il terzino restasse largo in marcatura sull’ala bianconera, la Juventus potrebbe sfruttare lo spazio tra il centrale e il terzino per servire le sovrapposizioni (interne o esterne) di Alex Sandro, Cancelo e Douglas Costa.

I lanci di Bonucci potrebbero dunque rivelarsi fondamentali se si riuscirà a liberarlo dalla marcatura di Boateng.

In fase di non possesso il consueto 4-4-2 compatto sia orizzontalmente che verticalmente potrebbe bastare per indurre il Sassuolo a lanciare lungo, a patto che si adottino uscite aggressive sull’uomo per ridurre il tempo a disposizione al portatore di palla, senza cadere negli smarcamenti della squadra di De Zerbi e aprire spazi alle proprie spalle. Per questo a centrocampo potrebbe essere preferibile un giocatore di posizione come Can, per garantire protezione alla retroguardia ed aggressività sull’uomo in possesso.

Le squadre di De Zerbi sono sempre state avversarie ostiche per Allegri, soprattutto per l’ordine in fase di non possesso che ha spesso e volentieri neutralizzato le trame offensive bianconere (basti pensare a quel Palermo-Juventus 0-1), grazie ad un’eccellente compattezza locale e scalate aggressive sull’uomo da parte della retroguardia per impedire agli attaccanti di girarsi. E’ probabile che De Zerbi imposti la partita su una fase difensiva ordinata ed un recupero basso, in un blocco medio-basso compatto orizzontalmente, con l’obiettivo di invogliare i centrali bianconeri al lancio lungo, rendendo il recupero più semplice e meno rischioso, sia per la superiorità in zona arretrata che per le difficoltà nell’attaccare le seconde palle menzionate precedentemente. Inoltre, non sarebbe sorprendente vedere trappole di pressing, lasciando linee di passaggio aperte appositamente per poi collassare sul ricevitore e recuperare palla.

Il 5-3-2 del Palermo di De Zerbi contro la Juventus

Come detto all’inizio del paragrafo, starà alla Juventus, però, piegare il contesto a proprio favore, magari proprio impostando il piano gara sull’invito al pressing per dilatare le distanze tra i reparti del Sassuolo e l’attacco alla profondità.