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Ma quindi, c'è differenza tra contropiede e ripartenza?

La recente diatriba televisiva fra Antonio Conte e Fabio Capello, che ha avuto ampio risalto su tutti i media nazionali ed esteri, nasce anche da una annosa questione terminologica che contrappone il termine contropiede a quello di ripartenza. La differenza è sottile, ma c’è.


Alla fine degli anni ’80, scoppiò il conflitto ideologico che contrappose sacchiani e trapattoniani (cioè i gruppi che si rifacevano, più o meno correttamente, ad Arrigo Sacchi e Giovanni Trapattoni), vale a dire fra zonisti e sostenitori del tradizionale sistema a uomo. Questi ultimi imputavano ai primi, fra le altre cose, di non aver fatto altro che riproporre in qualche modo la ricerca immediata della verticalità, tipica della scuola italianista, imbellettandola con una nuova terminologia che finisse così per renderli dei novatori rispetto ai vetusti sostenitori dell’italico catenaccio, cioè di quel tipo di gioco fondato sul contropiede che aveva portato in bacheca all’Italia ben tre titoli mondiali.

Questo tipo di j’accuse non è rimasto impolverato nei libri di storia (del calcio) tanto è vero che recentemente è tornato agli onori della cronaca, basti pensare alle dichiarazioni rilasciate da Allegri al Corriere della Sera nelle quali l’ex allenatore della Juventus sostiene l’idea per la quale Sacchi al Milan giocasse in ‹‹verticale, esattamente di contropiede››.

In questa sede non si intende tornare sulla questione se Conte faccia o meno contropiede, sulla quale si sono già espressi autorevoli commentatori, quanto invece focalizzarsi sulla differenza fra ripartenza e contropiede. Che esiste e non è solamente una differenza di terminologica, ma di concetto. In effetti, già al tempo si poneva l’accento sulla diversità dei due concetti, pur intendendo entrambi la ricerca immediata della porta avversaria giacché, come diceva Zeman, la porta è sempre stata nello stesso posto fin da quando hanno inventato il calcio.

Detto questo, allora, se vogliamo trovare una differenza fra i due termini (e tornare in qualche modo indietro nel tempo) possiamo intendere la ripartenza come ricerca immediata della porta avversaria in campo piccolo, con pochi metri di distanza dalla porta avversaria, per effetto di un’aggressione alta e organizzata nell’altra metà campo.

Per contropiede invece possiamo definire una ricerca immediata della porta avversaria frutto di una difesa posizionale bassa o di un pressing se non difensivo almeno offensivo (all’altezza della metà campo circa), con più campo da risalire per arrivare alla porta contraria.

Di conseguenza, sotto la categoria di ripartenza andrebbero a catalogarsi quei ribaltamenti di fronte conseguenti ad una transizione difensiva (passaggio dalla fase di possesso a quella di non possesso) che nascono, essendo alti, per forza di cose da un’azione di difesa attiva, cioè volta alla riconquista del pallone. Invece, sotto la categoria di contropiede verrebbero catalogate tutte quelle azioni che possono derivare spesso da un atteggiamento più attendista che si limiti alla difesa dello spazio.

Così facendo rendiamo magari più complessa la cosa (ci scuserà Guglielmo di Ockham) ma possiamo in qualche modo andare a definire due situazioni che in effetti hanno una loro propria specificità.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com

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