Analisi tattica

13a Serie A: Sampdoria Juventus 3-2

di Luca Rossi


Una Sampdoria cattiva e concreta batte una Juventus poco determinata, molto sprecona e che si è lasciata andare nella seconda parte del match, proprio quando c’era da lottare maggiormente


La Serie A ritorna in campo dopo la nefasta parentesi azzurra e la Juventus ha il dovere di non perdere punti sul Napoli capolista, uscito vincitore dal match del San Paolo contro il Milan. Lo sguardo però è anche a Mercoledì quando lo Juventus Stadium ospiterà il Barcellona per la quinta giornata della fase a gironi della Champions League.
Allegri effettua un ampio turnover in particolare per il pacchetto arretrato: Buffon in panchina, dentro Szczęsny; Lichtsteiner, Rugani, Chiellini e Asamoah per la retroguardia; Khedira fa coppia insieme al recuperato Pjanić; fuori Dybala, al suo posto Bernardeschi nel ruolo di raccordo; Cuadrado, Mandžukić e Higuaìn completano il reparto. La Sampdoria, reduce da 4 vittorie e 1 sconfitta (con l’Inter) nelle ultime 5 partite è disegnata dal suo tecnico, Giampaolo, con il consueto 4-3-1-2. La porta di Viviano è difesa da Bereszyński, Silvestre, Ferrari e Strinić; il centrocampo è composto da Barreto, Torreira e Praet con Ramirez a sostegno delle due punte Quagliarella e Zapata.

La Sampdoria manifesta fin da subito quelle che sono le caratteristiche e l’atteggiamento che ha intenzione di tenere nel corso della partita: elevata aggressività e densità in zona palla al fine di recuperare alto il pallone; impedire alla Juventus di agire per vie centrali; sfruttare le seconde palle per poter creare presupposti pericolosi. Questi aspetti si concretizzano con la pressione esercitata dai due attaccanti sui difensori in fase di impostazione con Ramirez che ha il compito di aggredire Pjanić ogniqualvolta il bosniaco riceve il pallone. Una delle mezz’ali o gioca a uomo su Khedira, l’altro centrocampista bianconero, oppure, nel caso in cui il pallone fluisca sull’esterno, attacca l’esterno che riceve il pallone.

Pjanic sta per ricevere palla: le due punte sono ai suoi lati; Ramirez è pronto ad aggredirlo e così è costretto a scaricare dietro. Una delle mezz’ali è su Khedira.

Addirittura talvolta Ramirez si alza oltre le punte per aggredire e così è una delle mezz’ali a salire su Pjanić. In generale comunque si evince un’elevata aggressività sul destinatario del pallone e spesso il risultato è o il fallo o l’anticipo. Ovviamente tale atteggiamento può essere ottimale ed estremamente efficace nel momento in cui l’impostazione bassa avversaria entra in grossa difficoltà e non ha alternative. Quando invece la squadra avversaria si dimostra in grado, grazie alle qualità tecniche e associative di difensori e centrocampisti, di eludere il pressing  si palesano le controindicazioni di questo atteggiamento tattico: in primis la difficoltà a coprire l’ampiezza per uno schieramento molto stretto (larghezza media di 30 metri).

Heatmap della Sampdoria in primo e secondo tempo. Facilmente si evince quanto sia stretto lo schiermento doriano e di quanto spazio sia concesso sugli esterni

In seconda battuta l’ampio spazio lasciato tra centrocampo (con giocatori molto avanzati per la scelta di difendere in avanti) e difesa permettendo quindi alla squadra avversaria di trovare facilmente giocatori tra le linee e di puntare la difesa. I giocatori doriani sono molto dinamici ma poco attenti alla posizione e poco abituati a difendere all’indietro. È facile quindi trovare spazio alle loro spalle.  In fase di difesa posizionale la Sampdoria mantiene il suo assetto con un abbassamento di Ramirez sulla linea dei suoi colleghi di reparto. I centrocampisti comunque come un elastico hanno il compito di salire in pressione non appena il pallone termina nella zona di loro competenza e di ritornare in posizione subito dopo. In fase di possesso palla la squadra tenta di sfruttare le capacità tecniche e associative di attaccanti e centrocampisti i quali hanno il compito grazie alla loro dinamicità di effettuare continui movimenti senza palla per offrire linee di passaggio e possibilità di giocate. Nel caso in cui non riesca a giocare palla a terra l’alternativa è lanciare lungo su Zapata (186 cm per 88 kg) alla ricerca di sponde o di seconde palle derivanti dal duello aereo (13 1vs1 vinti dal colombiano e 4 falli subiti)   Già nei primi 7 minuti di gioco la Juventus individua e sfrutta i due aspetti critici doriani sopraevidenziati: al secondo minuto di gioco viene trovato Bernardeschi tra le linee libero di puntare la difesa e di servire il taglio di Higuaìn. Al settimo minuto di gioco invece Higuaìn molto mobile su tutto il fronte d’attacco da regista offensivo effettua un eccellente, tempestivo e preciso cambio di gioco verso Mandžukić il quale riesce ad arrivare alla conclusione. La Juventus mostra di avere studiato l’avversario ed è quindi consapevole di quale sia il modo opportuno per attaccare.  Effettua più cambi di gioco rispetto al solito e cerca soprattutto Bernardeschi tra le linee che in genere o è libero di girarsi o al massimo si trova in uno vs uno con un avversario. Il 33 bianconero pian piano si schiaccia molto su Cuadrado e ciò porta quasi naturalmente la manovra juventina a svilupparsi maggiormente da quel lato. Dal lato opposto è Khedira ad alzare molto la sua posizione per occupare lo spazio lasciato da Bernardeschi.

Nella gif sovrastante è possibile evidenziare tutti i problemi difensivi della Sampdoria: Cuadrado riceve più che indisturbato poichè la mezz’ala sinistra è salita su Lichsteiner lasciando spazio non coperto dietro di sè; Il colombiano è libero di avanzare fino all’area di rigore anche perchè Bernardeschi tiene occupato Strinić che rimane basso; la difesa blucerchiata stringe tantissimo e lascia Mandžukić totalmente da solo che poi però si rivela lento e indeciso nel concretizzare. Il croato da quel lato in questo match è stato largamente deludente a causa soprattutto di una poco incisività nei momenti in cui è stato servito con uno discreto spazio a disposizione.  In fase di non possesso invece i bianconeri optano per il solito atteggiamento con le due punte che disturbano l’impostazione dei centrali, gli esterni che salgono sui terzini e un centrocampista bianconero che sale sul regista. In difesa posizionale si abbassano gli esterni alti e si forma il 4-4-1-1.

Ferrari è in possesso palla: Higuain è su Silvestre; Bernadeschi si dirige verso Ferrari e occlude con la sua posizione la linea di passaggio verso Torreira; Cuadrado sale su Strinic; Khedira è su una delle mezz’ali.

La Juventus ha il controllo tecnico e tattico della partita. Non concede nulla a una Sampdoria che non si rende pericolosa mentre più volte riesce a creare dei presupposti pericolosi. Al 32esimo minuto arriva l’occasione più grande per la Juventus con Cuadrado che sbaglia un gol clamoroso come aveva già fatto nella precedente giornata con il Benevento e l’anno scorso con l’Empoli. Con una Juve padrona del campo ma incapace di realizzare il gol del vantaggio si chiude il primo tempo.

La seconda frazione di gioco inizia con gli stessi ventidue in campo e per i primi 5 minuti segue la falsariga del primo tempo. Juve attenta che non lascia spazi ma che non trova la via per il gol. Al 52esimo minuto è invece la Sampdoria inaspettatamente a trovare il vantaggio: dopo un’azione prolungata e caotica in cui nessuno spazza il pallone Zapata realizza il gol vincendo il mismatch contro Lichsteiner.

“spazzatela”

I bianconeri tentano di alzare i ritmi e si rendono pericolosi su calcio piazzato. Sono però i padroni di casa ad andare vicinissimi al raddoppio con un contropiede molto ben orchestrato da Quagliarella. Anche quest’azione è un segno di un  cedimento mentale tale per cui per una non perfetta concentrazione si concede un due vs due dagli sviluppi di un calcio d’angolo.  I bianconeri  non mostrano quella cattiveria che in questi anni è stata alla base del loro spirito vincente. Anzi per alcuni tratti di partita sembrano aspettare la Sampdoria che giostra il pallone quasi come se non ci fosse un gol da recuperare. L’atteggiamento mentale è quello di una compagine che nel momento in cui bisogna dare qualcosa in più si disconnette dal match. Anche il pressing è meno armonico e più difficoltoso diventa il recupero del pallone. Al 62esimo Allegri effettua il primo cambio: esce un discreto Bernardeschi per Dybala. Tra i minuti 63 e 64 la squadra di mister Allegri si procura due buone occasioni da gol i cui tiri però vengono respinti dai difensori blucerchiati. L’occasione più clamorosa però è al 70esimo minuto quando Higuaìn spreca un clamoroso 3vs1 ritardando e sbagliando il dosaggio del suggerimento per un compagno. Gol sbagliato gol subito. Un minuto dopo Torreira realizza il raddoppio trovando tanto spazio tra Khedira e Pjanić. Fuori Cuadrado e dentro Douglas Costa ma la partita sembra ormai avere intrapreso la strada blucerchiata. I liguri chiudono il match al minuto 80 con il gol di Ferrari sugli sviluppi di un calcio piazzato. 3-0 sembra essere il risultato finale ma un rigore assegnato e alla Juve e realizzato da Higuaìn e un gol di Dybala rende la sconfitta meno pesante nel punteggio ma più amara per il suo andamento

Per vincere una partita nel calcio bisogna segnare. È una semplice ma quanto mai reale e cruda verità contro la quale la Juventus oggi ha sbattuto. Allegri stesso nel post-partita lo ha confermato. Oggi i bianconeri in un primo tempo giocato bene hanno fatto quanto serviva per disinnescare le offensive avversarie, ha creato poche ma nitide occasioni da goal, ma colpevolmente non le ha concretizzate. In questo modo l’esito di un match finisce per essere affidato inesorabilmente agli episodi che quest’oggi, come purtroppo sta accadendo molto spesso in questa fase di stagione, sono girati bene per l’avversario. Molto probabilmente sarebbe stato più opportuno schierare dall’inizio Douglas Costa al posto di Mandžukić andando a sfruttare il punto debole blucerchiato, la copertura dell’ampiezza, con un giocatore rapido, abile nel dribbling e continuo dispensatore di cross pericolosi. Non è in nessun modo però l’inserimento di una pedina al posto dell’altra che può giustificare o spiegare una partita che la Juventus poteva virtualmente chiudere già nel primo tempo con maggiore cattiveria, determinazione e con un pizzico di fortuna in più.  Pessima è stata la reazione nel secondo tempo in cui la Juventus ha di fatto ceduto mentalmente, ha palesato molto nervosismo (osservare Khedira in occasione del 3° goal) ed è stata molto approssimativa e leggera su chiusure e interventi difensivi.

In definitiva oggi abbiamo visto una Juventus che, come è già capitato altre volte in questo campionato, ha contribuito da sola a mettersi in difficoltà. Quest’oggi però, complice un avversario tosto a cui vanno fatti i complimenti, non è riuscita a uscirne. Speriamo possa essere una lezione.

 

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.