Opinioni personali

Fenomenologia di una separazione4 min lettura

Quando ormai si attendeva un esito positivo dei vari vertici avuti fra società e allenatore, con un rinnovo del contratto del tecnico, la Juventus ha spiazzato molti comunicando la decisione di separarsi da Max Allegri.

I motivi che hanno portato a questa decisione sono vari, a cominciare dalla questione relativa al rinnovo del contratto. Allegri era infatti legato al club bianconero da un accordo in scadenza al termine della prossima stagione. Al momento di intavolare la discussione sul come condurre la prossima campagna nazionale ed europea, il tecnico livornese avrebbe chiesto due anni di prolungamento ed un aumento dell’ingaggio che lo collocasse fra gli allenatori più pagati d’Europa. L’alternativa di restare col contratto in scadenza, probabilmente accettabile per Allegri, non sembra invece essere stata presa in considerazione dalla Juventus che avrebbe corso il rischio di avere in panchina un tecnico non del tutto legittimato.

Ma il nodo che maggiormente avrebbe segnato il punto di rottura fra la Juve e Allegri sembra essere stato quello relativo al mercato. Allegri infatti avrebbe fatto presente durante gli incontri con la società la necessità di rinforzare l’organico a disposizione per mantenere la Juve al vertice in Italia e renderla ancor più competitiva in Champions.

Questo rafforzamento sarebbe passato anche attraverso la cessione di qualche big (Dybala? Costa? Cancelo?) non ritenuto evidentemente idoneo da Allegri per far compiere alla squadra un ulteriore salto di qualità.

Di contro, per il club bianconero questa squadra è già fra le migliori d’Europa e sarà difficilmente migliorabile. Di conseguenza, sottilmente legata a questa considerazione, c’è la convinzione di parte del club che Allegri non sia stato in grado di sfruttare al meglio il potenziale a disposizione.

Il fatto che nessuno della dirigenza abbia difeso l’allenatore dopo l’eliminazione patita dall’Ajax e durante la diatriba che lo ha visto protagonista insieme al commentatore di Sky Daniele Adani sembrano una ulteriore prova del fatto che il club Juventus avesse cominciato da tempo a nutrire qualche perplessità sulla prosecuzione del rapporto.

La conferenza stampa di addio pare aver evidenziato come Agnelli fosse sinceramente convinto di confermare l’allenatore livornese, nonostante la sorprendente eliminazione in Champions, mentre altre componenti della società (Paratici e Nedved) parrebbero aver convinto il presidente a soprassedere dal proposito di continuare con Allegri.

Ovviamente, il comparto tecnico della Juve si assume le responsabilità della decisione e della nuova direzione che il club andrà ad intraprendere sul campo.

A questo punto, divise le strade, l’unica cosa che conta è proprio capire quale strada intraprenderà la società. La palla torna infatti nel campo della dirigenza del club bianconero, chiamata a sostituire un tecnico che ha comunque portato la Juve a vincere cinque scudetti consecutivi (raccogliendo la pesante eredità di Antonio Conte), ai quali vanno aggiunte le due finali di Champions perse con Barcellona e Real Madrid.

Al di là della ridda di nomi usciti in queste ore, alla società bianconera spetta se scegliere la via della continuità o intraprendere una nuova strada. In quest’ultimo senso, una delle accuse mosse da fan e media ad Allegri è proprio quella di essersi voluto intestardire (lui che è invece un paladino del calcio adattato alle caratteristiche dei giocatori) in una idea di calcio che non è sembrata in linea con la svolta ‘europeista’ condotta recentemente dalla società con l’acquisto di calciatori come Costa, Cancelo e Ronaldo, più adatti ad un tipo di gioco più propositivo.

Virare dunque verso un allenatore più propositivo rappresenterebbe quindi una scommessa affascinante per i vertici bianconeri. A chi ricorda scommesse simili fatte in passato (Marchesi, Maifredi) vale la pena far notare che la situazione appare diversa, con la Juve nel pieno di un ciclo positivo e continuo in termini di trofei conseguiti.

D’altra parte, una scelta più conservativa (Simone Inzaghi? Mihajlovic?) sembrerebbe più in linea con una società oculata come la Juventus, dove non si fa il passo più lungo della gamba e dove gli azzardi non sono la regola. Questo ricordando anche che spesso, in passato (Trapattoni, Lippi, Conte, lo stesso Allegri pur avendo precedentemente vinto col Milan) la Juventus ha creato i grandi allenatori, aiutandoli a crescere e non si è limitata a prenderli già formati.

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Michele Tossani

Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus.